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IL
PARAMILITARE “PENTITO” MANCUSO FA I NOMI, TREMA MEZZA COLOMBIA
di Guido Piccoli
Se
la Colombia non fosse l’ultimo vassallo rimasto agli Stati Uniti
nel Cono Sud, Alvaro Uribe sarebbe già stato sfrattato da Palacio
Nariño, Invece resiste aggrappato a fantasiosi sondaggi d’opinione
che continuano ad attribuirgli una popolarità immaginaria. Nel
frattempo la nave affonda ed i topi non solo scappano ma si accusano vicendevolmente,
facendo emergere una realtà di terrore e corruzione che solo i
più accesi oppositori avevano intuito.
La gola profonda del momento è l’italo colombiano Salvatore
Mancuso, ospitato nel carcere-hotel di Itaguì, dopo aver trascorso
più di un anno in un ameno centro turistico tra orge con reginette
di bellezza e concerti di vallenato. Per non finire estradato negli USA
o in Italia come narcotrafficante, l’ex leader delle Autodefensa
Unidas de Colombia ha scelto di raccontare tutta, o quasi la sua verità.
Se fino ad un paio di mesi fa nel corso delle confessioni previste dalla
cosiddetta “Legge di giustizia e pace”,
accusava soltanto personaggi defunti, adesso Mancuso fornisce elenchi
dettagliati di complici e patrocinatori delle AUC. Vi appaiono non solo
i principali oligarchi del paese, banchieri che hanno favorito il riciclaggio
dei proventi del narcotraffico, società multinazionali (e non solo
la Chiquita Brands), schiere di sindaci, governatori, deputati ed alcuni
generali, tra i quali il fanatico Rito Alejo del Rio e l’ex capo
della polizia Rosso José Serrano, venerato come un eroe della lotta
alla droga dalle autorità di parecchi paesi tra i quali l’Italia.
Il Manifesto - 20
maggio 2007
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