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Libertà
di espressione o libertà di mentire?
Come tutti gli
italiani all'estero mi ritrovo a cucinare gli spaghetti nel barrio Cementerio
nella periferia di Caracas.
Niente male la pasta qui in Venezuela... terra dalla storica immigrazione
italiana, oggi diventata parte fondante della nuova high-class; la stranezza
è che, mentre l'acqua bolle, sull'involucro della pasta non trovo
il tempo di cottura, ma un'allegra vignetta che spiega alla massaia venezuelana
l'articolo della costituzione che parla della libertà d'informazione,
del pluralismo e della tutela degli spettatori dalle manipolazione dei
media...
Giro la confezione e trovo la citazione dello storico radiodramma di Orson
Welles sull'invasione della terra degli extraterrestri con le avvertenze
del ministero della comunicazione che allerta la "massaia" a
non farsi ingannare dai mass-media.
Niente tempo di cottura...
Allora mi siedo al tavolino della cucina e aspetto la cottura della mia
pasta, accendendo la tv.
Il telegiornale fa la cronaca del 5° giorno di manifestazione contro
la "chiusura" del canale privato RCVT, le immagini mostrano
gli studenti universitari, i lavoratori del canale e molti venezuelani
che cantano e ballano chiedendo libertà di espressione.
Libertà di espressione, libertà di manifestazione, libertà
di studiare, libertà punto...
A vederla cosi, da fuori, sembra la solita marcia contro il solito governo
tiranno che zittisce gli oppositori e reprime gli studenti; la parola
"libertà" è la più gettonata e se non fosse
per la mancanza di bandiere rosse, sembrerebbe la solita marcia del popolo
della sinistra.
Tolti i fatti reali e oggettivi, le opinioni di chi guarda questa massa
di persone non potrebbero che essere a favore di chi manifesta chiedendo
libertà di espressione; ma i fatti dicono altro, proviamo ad aggiungere
qualche dato:
La marcia parte SOLO dalle università private, gli studenti che
vi partecipano chiedendo libero accesso all'istruzione, ma pagano felicemente
rette annue cosi alte da essere irraggiungibile per qualunque studente
medio venezuelano. Allora viene da chiedersi, manifestano per l'abbassamento
delle tasse? No assolutamente, scuola privata vuol dire scuola d'elitè
e questo è importante per questi giovani che manifestano per la
libertà di manifestare senza NESSUN ostacolo da parte della polizia
o del governo, forse si sono dimenticati che prima di Chavez i manifestani
venivano "democraticamente"...uccisi.
Ma andiamo avanti...
Nella marcia ci sono i lavoratori del canale "chiuso", ma in
realtà il canale non è stato chiuso, non trasmette più
perchè la concessione non è stata rinnovata a causa di una
legge approvata dal governo anni prima e applaudita da molte democrazie
straniere. Questa legge mira a limitare il monopolio dei privati nello
spettro di trasmissione televisivo; fino ad oggi erano solo tre le imprese
che controllavano il 90% dell'emissione televisiva nazionale e regionale
in tutto il Venezuela.
Poveri lavoratori senza lavoro viene da dire... peccato che queste persone
(difficile chiamarli giornalisti) sono le stesse che nel 2002 hanno manipolato
le informazioni e l'opinione pubblica facendosi promotori del colpo di
stato che ha cercato di abbattere il governo socialista di Chavez (socialista
si ma democraticamente eletto come le nazioni unite hanno più volte
confermato). Strano concetto di etica del lavoro che hanno questi "lavoratori",
a cui il governo ha offerto di lavorare nel nuovo canale pubblico che
si chiava TVes ("ti vedi" in spagnolo), un etica del lavoro
che è felice dei monopoli, che manipola le informazioni e organizza
colpi di stato.
Eppure per me che sono italiano, paese dove la televisione privata è
un monopolio (alla faccia del "libero mercato") in mano a un
solo uomo, e dove la televisione pubblica è vergognosamente in
mano al potere politico (oggi di una sinistra che si è ben guardata
da cambiare le regole come ha fatto Zapatero in Spagna) è facile
capire quello che succede oggi in Venezuela.
E' facile leggere i giornali di destra e di sinistra in Italia e leggere
articoli di pseudo giornalisti ("cani da riporto" del potere
economico e politico come li definisce Marco Travaglio in uno dei suoi
ultimi libri) che dipingono Chavez come il Fidel Castro di turno che si
sveglia una mattina e chiude le televisioni; è facile per loro
che ci sono abituati a manipolare la verità venezuelana fatta di
leggi democraticamente votate anni prima contro lo strapotere dei media
e i monopoli economico-politici.
Me li vedo già i "milioni" del popolo delle "libertà"
marciare con tanta musica e luci dietro a Emilio Fede martire contro la
chiusura di Rete4, a causa di una legge dimenticata sotto chissà
quale armadio del parlamento contrattata svendendo Rai3; d'altronde sono
abituato a un paese come l'Italia dove la parola "libertà"
è diventato patrimonio delle destre e la parola "legalità"
patrimonio delle sinistre.
Libertà di espressione chiedono i golpisti di RCTV qui in Venezuela,
libertà di espressione chiederanno i lecchini della "libertà
solo per pochi" di Rete4 in Italia e dei baroni della Rai a servizio
del potere politico di turno.
Libertà di espressione o libertà di mentire? Libertà
di informare o libertà di comandare?
Fortunatamente la pasta che stavo cucinando è pronta e mi metto
a mangiarla condendola di quegli ingredienti tanto buoni e tipici della
terra venezuelana dell'era Chavez:
riforma del sistema dei media, accesso del pubblico e del sociale nel
mercato dei media, eliminazione dei monopoli informativi che frenano lo
sviluppo del paese, concessioni di frequenze radio-televisive a finalità
sociali e culturali, centinaia di radio e televisioni comunitarie, informazione
prodotta dal basso e tanta, tanta partecipazione.
Che strano che debba venire in Venezuela per imparare a cucinare una pasta,
che tutti possono mangiare e non i soliti "magna-magna" all'italiana...
Luca Scaffidi
(Teleimmagini) – tratto da Colombia
per caso
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