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Impunità
gratuita
Intercettazioni telefoniche smascherano la leadership paramilitare,
rimasta onnipotente nonostante il carcere
di Simone Bruno
Nel
mezzo del più grande scandalo della storia colombiana che coinvolge,
per il momento, circa quaranta parlamentari con accuse che vanno dal favoreggiamento
all’organizzazione e al finanziamento di gruppi paramilitari, nelle
ultime settimane a tenere banco sono state le intercettazioni telefoniche
dei paramilitari in carcere e dei leader dell’opposizione al governo
di Alvaro Uribe Velez.
La nuova Catedral. Due settimane fa la rivista Semana ha scandalizzato
il paese con la pubblicazione di alcune agghiaccianti intercettazioni
delle conversazioni telefoniche di leader paramilitari dal carcere. Smobilitati
nell’ambito del processo di pace tra il governo e il gruppo paramilitare
delle Auc (Autodefensas unidas de Colombia), sono rinchiusi per l’appunto
nel carcere di massima sicurezza di Itagüí.
“Itagüí contrasta con altre esperienze del paese, come
La Catedral che più che un carcere è stata un triste episodio
della vita colombiana”, affermava con decisione il presidente Uribe
qualche mese fa. Il riferimento era al carcere di Pablo Escobar, una reggia
costruita da lui stesso, nella quale accettò di essere rinchiuso
e da dove continuava a gestire il suo impero di trafficanti di droga.
Viva
e vegeta. Le intercettazioni pubblicate da Semana dimostrano
come dall'interno del carcere i paramilitari continuino a gestire il narcotraffico
e le estorsioni, controllino ancora interi quartieri e interi villaggi,
e ordinino esecuzioni e torture. Altro che la Catedral di Escobar. Le
intercettazioni chiariscono una volta per tutte, e senza ombra di dubbio,
che la struttura paramilitare delle Auc è ancora in piedi, nonostante
il governo abbia cercato di negarlo in ogni modo nei mesi passati. Dimostra
che i capi hanno continuato a delinquere e lo avevano fatto prima, durante
e dopo il processo di pace, cosa che dovrebbe privarli automaticamente
dei benefici della legge di “justicia y paz” e dei relativi
sconti di pena.
Mira decentrata. Eppure l’ira presidenziale si
è abbattuta sulle intercettazioni e non sul contenuto, sulla loro
illegalità e non sul mondo paramilitare che hanno rivelato. Un'indagine
sulle intercettazioni dei detenuti e sulla loro diffusione alla stampa
ha portato alla scoperta di altre intercettazioni illegali che riguardavano
l’opposizione e vari importanti giornalisti. Alcune di queste risalenti
perfino alla campagna elettorale, prova che qualcuno spiava Carlos Gaviria,
allora candidato alla presidenza per il Polo Democratico.
Effetto sorpresa. Con una decisione senza precedenti il presidente ha
destituito 12 dei 20 generali attivi della polizia e nominato un nuovo
direttore, il generale Naranjo, molto rispettato per il suo lavoro nella
polizia antindroga nonostante suo fratello sia in carcere in Germania
proprio per narcotraffico.
Con
questa mossa a sorpresa il presidente ha dimostrato una gran capacità
di reazione e la nomina di Naranjo ha avuto una buona risposta a livello
internazionale proprio per le sue riconosciute capacità. Sarebbe
però interessante sapere per conto di chi la polizia intercettava
i leader dell’opposizione e tanti giornalisti critici del governo.
Un mese fa il presidente Uribe si lasciò scappare una dichiarazione
che fece scalpore, nella quale affermava di ricevere informazioni di intelligence
sull’attività di alcuni leader dell’opposizione. L’occasione
era la risposta a un importante dibattito parlamentare, promosso dal senatore
Gustavo Petro del Polo Democratico, durante il quale furono presentate
importanti prove sulla nascita del fenomeno paramilitare nella regione
di Antioquia, fatti verificatisi quando l’attuale presidente ne
era governatore.
Il presidente si riferiva al fatto che l’opposizione era in contatto
con alcuni esponenti democratici negli Stati Uniti e cercava di sabotare
il trattato di libero commercio Colombia-Usa, che potrebbe essere bocciato
dal nuovo congresso a maggioranza democratica.
In conclusione. La decapitazione dei vertici della polizia
sposta l’attenzione dalle attività dei capi paramilitari
in carcere, ma certamente non risolve il problema della prova del fallimento
del processo di pace, che sta garantendo impunità in cambio di
nulla.
Fonte: Peace
Reporter del Colombia 31 maggio 2007
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=6&ida=&idt=&idart=8036
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