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INTERVISTA AD ANDRÉS GIL, DIRIGENTE DELL’ASSOCIAZIONE CONTADINA
DELLA VALLE DEL FIUME CIMITARRA, DETENUTO NEL CARCERE MODELO DI BUCARAMANGA
(Leer
la entrevista en español - Ascolta
la trasmissione)
Mi
chiamo Andrés Gil e sono membro dell’ Associazione Contadina
della Valle del Fiume Cimitarra da dieci anni. L’Asociación
Campesina è un’organizzazione che difende i diritti umani
e la tranquillità delle comunità contadine della valle del
fiume Cimitarra che raggruppa ventimila contadini dei municipi di Yondò
e Remedios in Antioquia, di Cantagallo, San Pablo e Simitì nel
sud del Bolívar. L’organizzazione, fondamentalmente ha un
percorso storico fatto di rivendicazioni e protesta permanente, per la
richiesta di investimenti sociali per le regioni contadine, il rispetto
dei diritti umani e la possibilità di una vita dignitosa per gli
abitanti di questo territorio che è conosciuto come la valle del
fiume Cimitarra. In generale è un’organizzazione contadina
che si costituisce con lo scopo di fare ciò che è necessario
per la lotta contadina, per la lotta pacifica e organizzata affinchè
i contadini possano vivere nel territorio della valle del fiume Cimitarra
con dignità.
In questo senso abbiamo promosso una giornata che si chiama la Mesa por
la vida y la dignidad del Magdalena Medio, una piattaforma regionale per
la vita e la dignità del Magdalena Medio. Questa piattaforma, che
ha già alle spalle una buona mole di lavoro, e che include tutti
questi municipi che ho citato prima, si basa su un processo organizzativo
partecipativo, includente, dove si da vita ad una dinamica di discussione,
di pianificazione e di generazione di processi di rinforzamento organizzativo
contadino, attraverso la partecipazione della base contadina con questi
meccanismi assembleari di discussione. L’associazione ha conformato
un gruppo di compagni che si occupano di mantenere e sviluppare questo
processo. Di questo gruppo fanno parte Oscar Duque, Evaristo Mena e io,
Andrés Gil, e ci trovavamo in una riunione nella frazione del Caguì,
dove partecipavano settanta leaders comunitari provenienti fondamentalmente
dal municipio di Cantagallo.
Lì ha avuto luogo un’operazione militare dove hanno partecipato
circa duecento uomini dell’esercito nazionale e venticinque uomini
del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza, il DAS, che è la
polizia politica del governo colombiano che ben conosciamo per i fatti
scandalosi riguardo il suo vecchio direttore che passava informazioni
ai paramilitari per assassinare sindacalisti e dirigenti di sinistra.
A questa operazione parteciparono due corvette dell’Armata Nazionale,
e cinque lance da combattimento comunemente conosciute come pirañas.
Quello stesso giorno, ce stata un’altra operazione militare nella
città di Barrancabermeja di più o meno duecento uomini.
Praticamente partecipò un battaglione al completo per catturare,
per arrestare dei leaders comunitari che stanno permanentemente trattando
col governo e solo due mesi fa abbiamo avuto una riunione col presidente
Uribe e con alcuni suoi ministri, dove c’erano quasi tutti i leaders
delle regioni dell’ACVC.
Quando sono venuti per arrestarci, la comunità reagisce provando
a impedire che riuscissero a portarci via e l’esercito spara in
aria per intimidire la gente, così noi siamo intervenuti e abbiamo
accettando la detenzione per evitare che ci fosse un’aggressione
maggiore da parte di chi partecipava all’operazione.
-
Gli arresti sono avvenuti dopo circa due mesi dalla firma di questi accordi
tra il governo Uribe e l’ACVC. Pensi che ci sia una relazione tra
questi due fatti e di che tipo?
Questa
regione è nei piani economici di sviluppo dell’imperialismo
minerario. Stiamo parlando della Ashanti Gold Mines di cui abbiamo già
reso pubbliche le denunce di ciò che sta succedendo attorno alla
zona montuosa di San Luca e nella valle del Rio Cimitarra, dove vogliono
generare uno sfruttamento minerario a grande scala e come primo obiettivo
per poter lavorare devono eliminare la guerriglia e i contadini che vivono
li. Per questo l’ACVC sta insistendo sulla Zona di Riserva Contadina,
perché è un meccanismo legale, che in questo momento è
stato sospeso dal governo colombiano, che permette la difesa e la permanenza
dei contadini su queste terre, proibisce il latifondo e lo sfruttamento
minerario delle multinazionali. Con la pressione della mobilitazione sociale
e dell’accompagnamento internazionale lo stato si è visto
costretto a firmare questi accordi, ma non potendo soddisfali, usa quello
che in Colombia si chiama la persecuzione politica che per mezzo dei procedimenti
giudiziari cerca di delegittimare e rendere illegali la lotta di organizzazioni
come la nostra.
-
Di che reato siete accusati e quali sono le prove?
Le uniche prove
portate dal governo sono le dichiarazioni di alcune persone chiamate reinseriti
o smobilitati, che attualmente fanno parte della struttura dello stato
e si sono convertiti in elementi di ricatto da parte della forza pubblica
che con questi individui, che facevano parte di alcune strutture guerrigliere
o paramilitari, accusano i dirigenti contadini e comunitari, dirigenti
sociali e difensori dei diritti umani, di partecipare ad attività
illegali. Nelle dichiarazioni di questi individui, che non conosco per
intero, si dice che il nostro lavoro è un’attività
politica della guerriglia e pertanto siamo accusati del delitto di ribellione.
Però la trasformazione che vogliamo portare avanti è una
trasformazione dove si muovono tutte le forze sociali, in modo forte e
contundente, ma senza l’uso delle armi. Nessun dirigente dell’associazione
sta promuovendo la lotta armata. Stiamo promuovendo una lotta, si, ma
una lotta per la trasformazione e il cambio di questo stato colombiano
che è uno stato, per come la vediamo noi, con le argomentazioni
e gli elementi che abbiamo presentato, per la storia che abbiamo vissuto,
è uno stato fascista.
-
Quali sono le condizioni di vita nel carcere?
Stiamo
in un carcere che si chiama Modelo, nella città di Bucaramanga,
capitale del dipartimento di Santander. In generale tutte le istituzioni
carcerarie del mondo sono create per vigilare e castigare, come dice un
filosofo, ma le condizioni in cui vive un detenuto colombiano, e in particolare
un detenuto politico, come siamo noi, sono pessime, insalubri. Condizioni
dove in primo luogo non c’è alcun rispetto della dignità
umana, in secondo luogo non ci sono condizioni di sicurezza per il lavoro
che svolgiamo, in quanto stiamo a fianco di una sezione dove ci sono numerosi
detenuti appartenenti a strutture paramilitari e dobbiamo convivere nello
stesso carcere con persone appartenenti a queste strutture, e l’unica
soluzione che ci possono dare è di trasferirci in carceri di massima
sicurezza dove le possibilità di fare delle attività che
possano rinforzare il nostro spirito e le nostre conoscenze, le possibilità
di visite con i nostri familiari, sono molto ridotte. Bisogna comunque
dire che fortunatamente, grazie al faticoso lavoro dei prigionieri politici
del carcere si sono ottenuti dei risultati e in questo momento l’ambiente
non è così pesante come in altre occasioni dove quotidianamente
ci sono dei morti tra i detenuti.
In generale le pessime condizioni di cui stiamo parlando cercano di disarticolare,
disincentivare, demotivare, castigare lo spirito critico, lo spirito che
rafforza le nostre rivendicazioni, che rafforza il bisogno di cercare
una trasformazione e tutto ciò che è necessario per essa.
La vita nel carcere è pesante, non hai garanzie per la tua salute.
Se stai male non puoi reclamare e l’unica cosa che puoi fare è
aspettare una missione medica che ti darà una pillola senza sapere
se è il trattamento adeguato. Per quanto riguarda il cibo, non
viene servito ad un’ora precisa, non ci sono garanzie di salubrità
nel cibo preparato, non si sa che tipo di trattamento viene fatto all’acqua.
Si condivide una stessa doccia per molti prigionieri e anche le condizioni
igieniche sono pessime. Dei miglioramenti ci sono grazie all’impegno
dei detenuti politici che cercano di trovare le soluzioni per delle condizioni
di vita dignitose.
-
C’è il rischio di infiltrazioni di parte di detenuti paramilitari
verso le sezioni dei detenuti politici?
Si,
questo è un discorso molto difficile e complesso, a volte, però
non in questo momento, c’è il rischio concreto che le sezioni
dove stanno i paramilitari si possano impadronire delle sezioni dei prigionieri
politici. In particolare, in questo momento si pensa di concentrare nel
carcere Modelo di Bucaramanga, 480 paramilitari nell’ambito
del processo della legge Giustizia e Pace e ciò sta generando
delle aspettative complicate in questa ma anche in altre carceri, dato
che se ciò avviene può generare un disequilibrio, nel fatto
che può generare situazioni di potere e di controllo forte da parte
dei paramilitari nelle carceri e ciò andrà ad incidere soprattutto
sulla nostra situazione, quella dei prigionieri politici, che siamo in
conflitto con loro.
-
Quale può essere un valido appoggio che vi può dare la comunità
internazionale?
In primo luogo
rafforzare l’accompagnamento alla Zona di Riserva Contadina della
Valle del Rio Cimitarra e all’ACVC dato che questi arresti hanno
disarticolato la direzione del movimento agrario nella valle del rio Cimitarra,
e per questo è importante continuare con l’accompagnamento
politico, con l’accompagnamento delle attività in difesa
dei diritti umani, l’accompagnamento delle attività che rafforzano
il processo comunitario, ma è anche importante sostenere la resistenza,
aiutare a sostenere la resistenza dell’ACVC che non vuole abbandonare
le sue terre, que non vuole abbandonare il suo territorio. Perché
queste sono le terre in cui vogliono venire gli inasori delle multinazionali
espropriando le terre ai contadini. Inoltre bisognerebbe impegnarsi a
rendere sempre più evidente la qualità della giustizia colombiana,
che è un elemento strettamente connesso al modello di stato fascista,
di stato paramilitare, di stato repressore, che sta sotto gli ordini delle
forze armate che sono arrivate al punto di chiedere allo stato di pagare
i delatori, pagarli per ciò che stanno dicendo sui dirigenti delle
associazioni, per poter così garantire questi montaggi giudiziari
che hanno lo scopo di disarticolare la resistenza contadina. In questo
senso facciamo il possibile affinché la giustizia colombiana, che
è in realtà un’ingiustizia, si mostri per quello che
è e si chiarisca questo montaggio che si sta facendo contro la
nostra organizzazione e, in generale, contro tutto il movimento contadino,
sindacale e sociale della Colombia.

-
Hai un messaggio da lanciare alla comunità internazionale?
Si, ne avrei
molti. Innanzitutto bisognerebbe rafforzare la solidarietà con
la base contadina, sociale e sindacale per arrivare, in modo unitario
e forte, con molta convinzione e chiarezza a denunciare questo poderoso
stato mafioso che non difende i diritti umani. Mando questo messaggio
con forza a tutti gli uomini e le donne della comunità internazionale
che lavorano per la verità, la giustizia, la trasformazione e per
la lotta dei movimenti sociali in Colombia.
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