|
MATERIALI
FOTO
VIDEO
AUDIO
FORMAZIONE |
scarica
l'articolo in formato pdf
IN
VENDITA?
Intervista a Wilson Vega del direttivo dell’ACVC
“Li
hanno catturati e trascinati all’interno, in una zona montuosa.
Poi hanno puntato i fucili e giustiziato Carlos Mario Garcia, così,
senza alcun motivo. Il suo compagno invece è riuscito a fuggire
e tra i colpi di fucile si è dileguato nella selva, è tornato
in paese e ha raccontato tutto. Allora gli abitanti di Ojos Claros, stretti
attorno ai genitori del giovane ucciso, si sono diretti al monte per reclamarne
il corpo. Solo dopo molte ore e di fronte ad un’incalzante protesta
dei contadini i militari dell’esercito colombiano hanno dato il
corpo alla famiglia. Era vestito da guerrigliero e dicevano di averlo
ucciso durante un combattimento.”
Siamo
nel Nord-Est del dipartimento di Antioquia e queste sono le parole di
Wilson Vega, membro del direttivo e coordinatore della sezione del Nord-Est
di Antioquia dell’ACVC (Associazione Contadine della Valle del fiume
Cimitarra) che ben esemplificano i motivi che hanno spinto un migliaio
di persone a lasciare le loro case, le loro terre, gli animali, le coltivazioni,
il frutto di anni di lavoro per riunirsi e proteggersi nei due cosiddetti
rifugi umanitari di Puerto Nuevo Ite, sulle rive del fiume Tamar, e di
Lejanias, un paese sui monti a un giorno di cammino dal primo.
La
storia. Già nel 1994, quando l’attuale presidente
colombiano Uribe era governatore del dipartimento di Antioquia, iniziano
i primi operativi dell’esercito in questa regione, ma è a
partire dal settembre del 2006 che gli operativi si fanno più frequenti
e violenti, tanto che i contadini della zona denunciano la responsabilità
dell’esercito in cinque assassini. L’ultimo è quello
di Carlos Mario Garcia il 25 marzo di quest’anno. Il tenente Castellano
e il sergente Luis Primero Palomino, del Battaglione Calibio appartenente
alla XIV brigata dell’esercito colombiano (che i contadini ritengono
responsabile
di tutti gli omicidi e gli arresti ingiustificati di questi mesi) dicono
che Garcia è un guerrigliero ed è stato ucciso in combattimento.
Garcia invece era membro del gruppo culturale dell’ACVC, partecipava
al comitato sportivo dell’associazione ed era membro della giunta
d’azione comunale (organismo di amministrazione delle comunità)
di Ojos Claros. Garcia, come dice il giovane che era con lui, è
stato prelevato dall’esercito mentre lavorava, portato in una zona
interna e ucciso.
Anche il sindaco del municipio di Remedios, sotto la cui giurisdizione
sta questo territorio, è, secondo Wilson, responsabile e connivente
di queste ripetute violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito
nazionale. Da tempo, infatti, l’ACVC cerca uno spazio di collaborazione
con il municipio, ma le risposte finora sono sempre state negative. Ci
racconta, inoltre, che dopo l’uccisione di Guillermo Leon Benitez
del 25 novembre 2006 nella località Cruz Bajitales, il sindaco
offrì 12 milioni di pesos (circa 4 mila euro) alla moglie di Benitez
per convincerla a non sporgere denuncia sulle responsabilità dell’assassinio,
bloccando di fatto una possibile indagine della magistratura.
L’obiettivo.
Ma qual è il reale obiettivo di questo massiccio operativo militare
nel Nord-Est di Antioquia. Wilson ci dice che all’inizio del suo
secondo mandato Uribe fece una concessione alla multinazionale canadese
Kedhada S.A. per lo sfruttamento delle risorse
naturali e minerarie su circa 22 mila ettari di terreno tra il municipio
di Rimedios e quello di Segovia. In questa regione, oltre ad un ambiente
ricchissimo di acqua, piante, legname, animali, si possono trovare oro,
nichel, petrolio e carbone. Ma qui vivono anche 26 comunità contadine,
con le loro case, i loro terreni coltivati, gli allevamenti, qui hanno
sviluppato i processi sociali ed economici per l’autosostentamento.
Qui costruiscono quotidianamente un presente che solo gli aprirà
le porte al futuro. Nessuno a parlato loro di queste concessioni, non
si sa in che modo le imprese entreranno nel territorio, come si muoveranno,
che rapporti instaureranno con le comunità. Non sanno ancora i
termini e i confini precisi del territorio in concessione alla Kedhada
S.A. Quello che sanno molto bene è che oggi vivere nel Nord-Est
di Antioquia sta diventando molto pericoloso e non per bande paramilitari
fuori controllo, ma per responsabilità dello stesso esercito nazionale.
Questa
situazione di tensione e di controllo ha innescato una forte paura tra
le comunità contadine che vedono minacciata la loro sicurezza.
Per instaurare una situazione e uno spazio di protezione comunitaria hanno
quindi deciso di riunirsi nei due rifugi umanitari di Puerto Nuevo Itè
e di Lejanias. Qui i contadini, affrontando le difficoltà del sovraffollamento
di quelli che sembrano dei veri e propri campi profughi, come i problemi
igienico-sanitari, la mancanza di cibo, l’organizzazione degli spazi,
qui non cercano soltanto protezione, ma anche la possibilità di
costruire insieme un percorso di resistenza per far fronte alla situazione
e ritornare pacificamente, ma con determinazione e sicurezza nelle proprie
terre. E quindi si parla di una grande manifestazione contadina a Barrancabermeja,
a Medellin o a Bogotà, da costruire insieme alle associazioni contadine
del paese. Una manifestazione per il diritto alla terra, il diritto al
ritorno dei rifugiati nelle loro terre, il diritto ad un presente di dignità.
Bogotà
14 aprile 2007
Max Valenti
|
|