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PATIO
BONITO

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29/08/05, Patio
Bonito, barrio Kennedy periferia emarginata di Bogota.
300 famiglie di desplazados (profughi) occupano appartamenti abbandonati
rivendicando l' accesso ai diritti fondamentali.
Sono chiamati desplazados, famiglie di scacciati dalle loro terre dal
conflitto armato che insanguina la Colombia e costretti a fuggire nelle
selve di cemento delle città.
Tutte le persone che appaiono in questo video sono state minacciate di
morte; questo è il reportage in presa diretta, fatto in fretta
per non essere un epitaffio ma una denuncia ad alta voce...Quando mi sono
trovato a guardare per al prima volta un video sulla Colombia, che non
parlasse della coca o della guerriglia, ho provato una sensazione orribile:come
si sente un documentarista che, prima di finire il montaggio del suo video,
deve aggiungere sotto a ogni intervistato...un epitaffio?
Abbiamo dormito con loro nelle loro case, abbiamo mangiato assieme e con
loro ci siamo alzati nell'alba crepuscolare della Colombia degli emarginati,
per intraprendere un cammino di lotta per la dignità e la libertà.
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Alla
fine di questo terzo giorno di accampamento dei desplazados, le prospettive
delle 1500 persone accampate nel quartiere Ribera de Occidente di Patio
Boni o (località Kennedy )non sembrano
essere piene di speranza.Nelle ultime ore lo sgombero-annunciato e smentito
varie vol e nel corso della giorna a di oggi-sembra gia essere sicuro.
Se avverrà si realizzerà con la prevedibile reazione violenta
della strategia repressiva adottata dalle autorità, la quale ha
privato queste 300 famiglie dei servizi minimi indispensabili per la sussitenza
e sempre si è negata a qualsiasi tipo di trattativa o accordo,dal
momento, in cui i deplazados a stabilirsi
in questa urbanizzazione.
La condizione in cui si incontrano queste persone - tra le quali 550 bambini,100
donne incinte, disabili e anziani - ha raggiunto i minimi della sopportazione:
chiusi nelle case, (la maggior parte delle quali senza porte,ne ’finestre,
ne ’elettricità, ne ’ acqua)e con le scorte di cibo
quasi al ermine. Per di più si è sentito dire che la Forza
Pubblica sta proibendo l ’ingresso di altri alimenti.
La comunicazione con l ’esterno è limita a ai rappresentanti
dei displazados e a delegazioni esterne. Quando alcuni mediattivisti stranieri
dell ’ IPO tentarono di intervistare i desplazados
attraverso la rete, la polizia spiegò ai desplazados che non potevano
stare vicino.
Questa è la situazione paradossale che soffrono queste persone:da
una parte non vedono riconosciuti i loro diritti come desplazados (garantiti
dalla Costituzione del ’91)e dall ’ altro sono
trattati con forte ostilità mentre stanno rivendicando condizioni
di vita giuste e degne, quelle stesse che, sulla carta, assicura loro
proprio la Costituzione.
I desplazados non chiedono che si regalino loro le case - più di
100 - bensì che si dia loro il permesso di comprarle ad un prezzo
equo.Precisamente questo è il motivo della pro esta:il Governo
ha negato loro la possibiltà di comprare queste abitazioni perchè
la loro condizione di desplazados (indotta dalle scelte politiche dello
stesso Governo) “non garantirebbe pagamenti regolari ”.
Le risposte a questa repressione prevedono azioni di tipo giuridico, la
creazione di un Comitato di appoggio tanto tra membri della comunià
civile, quanto tra strutture organizzative nazionali ed internazionali
e l ’accompagnamento dei manifestanti affinchè si concretizzino
queste tre proposte:
· Far pressione sulle autorità perchè abbia presto
termine il confinamento dei 1500 desplazados e perchè abbia inizio
una trattativa seria.
· Garantire la formazione di una commissione di alto livello (della
quale facciano par e la Croce Rossa Internazionale e l ’ ACNUR))che
partecipi alle trattative.
· Garantire la sicurezza della popolazione in ogni momento, specialmente
quella dei portavoce che rischiano le loro vite nel momento in cui si
espongono pubblicamente.
Tra
le varie forme di appoggio ricevute dai desplazados,è di particolare
importanza quella offerta dalla comunità residente a Riberas de
Occidente, la quale, riunita in un ’assemblea di 400 persone, riconosce
i diritti di questi desplazados e appoggia la loro forma di protesta.
E ’ dunque indispensabile chiedere e chiedersi quale sarà
la risposta del Governo a questa situazione. Dimostrerà la volontà
politica necessaria per iniziare un dialogo con i manifestanti o la repressione
sarà l ’unica soluzione? Sarà permesso l’ingresso
nella zona alle Organizzazioni Internazionali di protezione e la loro
partecipazione alle trattative? Saranno finalmente garantite le condizioni
minime di sopravvivenza a questa gente, già vittima di uno o vari
desplazamientos nel corso delle loro vite?
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