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UN'ALTRA
OVERDOSE DI PROIBIZIONISMO: MUORE UN DICIANNOVENNE AL RAVE PARTY
DI PASQUA
A distanza di
un anno o poco più muore un altro ragazzo nella periferia industriale
di Milano durante un rave-party.
Allora fu un'overdose di eroina, questa volta un letale mix di sostanze
sconosciute di cui difficilmente sapremo in seguito qualcosa dai media
ufficiali a cui basta gridare allo scandalo mostrando tutto il peggio
del peggio riguardo al fenomeno "rave-party", che sembrano di
colpo il condensato diabolico di tutto il "degrado e l'illegalità"
che traviano giovani allo sbando.
Vergognosa la risposta, sempre e comunque repressiva, della politica e
delle istituzioni che ipocritamente fingono di non sapere nulla di questi
eventi, pubblicizzati on-line a volte anche mesi prima e lasciati solo
nelle mani delle forze dell'ordine o del 118, mentre le unità di
strada che fanno informazione e riduzione del danno sono sempre meno supportati
e finanziati.
Una doppia ipocrisia se si pensa che nonostante le migliaia di ragazzi
che popolano quasi ogni sabato sera decine di rave-party in tutta Italia,
questi eventi drammatici sono fortunatamente rarissimi, meno di uno ogni
anno, mentre è continua la strage continua di giovanissimi che
ogni week-end perdono la vita al volante uscendo da pub e discoteche che
"legalmente" vendono alcool e vengono forzatamente messi fuori
dai locali alle luci dell'alba sotto l'effetto di tutte le sostanze che
offre il supermercato nero del proibizionismo 24 ore su 24.
Un morto al mese o all'anno è sempre troppo, comunque.
I rave-party nascono come eventi liberi, fuori dal mercato del divertimento
massificato che riutilizzano temporaneamente aree dismesse, abbandonate.
Con lo sviluppo tecnologico delle comunicazioni con telefonini e il diffuso
utilizzo della rete, è diventato relativamente semplice accedere
e frequentare rave-party per giovani e giovanissimi spesso totalmente
inesperti nella gestione di questi eventi e soprattutto nell'uso di sostanze
psicoattive.
Quando 10 anni fa il Lab57 iniziò a intervenire nella scena tecno-rave,
ci rendemmo conto che l'unico antidoto ai rischi e abusi legati al mondo
delle sostanze, è il passaggio di pratiche e saperi proprio nei
luoghi dove si materializzano questi eventi.
Da allora invece di andare avanti di è tornati indietro, pochissime
unità di strada intervengono in Italia nei raves, mentre pratiche
come il test-rapido delle sostanze negli eventi sono ancora illegali e
nelle mani di chi come noi rischia personalmente per metterle in campo.
I servizi do pronto soccorso sono del tutto inadeguati a intervenire sugli
abusi di sostanze illegali, perché nessuno si occupa di una formazione
specifica a medici, infermieri e volontari, mentre i dati delle analisi
tossicologiche nei casi letali o critici non sono ancora a disposizione
degli operatori delle unità di strada, che quindi non possono essere
preparati a dovere.
La repressione proibizionista oscurantista non fa che aumentare il consumo
sommerso e ignorante del "proibito", mentre drammaticamente
tornano ad aumentare anche le overdose di eroina in tutta Italia.
I costi sociali in termini di carcerazioni e danni sanitari sono enormi,
mentre costerebbe molto meno, in tutti i sensi, per organizzare servizi
come le unità di strada per coprire eventi e bisogni sempre più
difficili da ignorare.
Disponibile il download della diretta radiofonica su Radio città
del Capo di Bologna con interventi di Pierfrancesco Pacoda critico musicale
e saggista autore di " Sulle rotte del rave", Massimo Lorenzani
coordinatore di Lab57 - Alchemica (http://lab57.org) e una sintesi delle
telefonate da Milano di partecipanti al rave di Segrate e operatori del
118 che vi hanno prestato soccorso.
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