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Desaparecidos
dal Palazzo di Giustizia in Colombia: un esempio di ignominia per il mondo
“...Lo
Stato mente con completa freddezza e dalla sua bocca esce questa menzogna...”
Friedrich Nietzche
Archivio-EL
COLOMBIANO - Notizia del 19 Novembre 2006 Questo è il momento (immortalato
da EL COLOMBIANO) in cui Cristina Guarín, l’impiegata della
caffetteria, esce viva dal Palazzo di Giustizia. Un soldato la carica
sulle spalle e la porta alla Casa del Florero, dove l’Esercito portava
tutti gli ostaggi liberati. E’ la prova che la famiglia Guarín
ha sempre mostrato durante le indagini per dimostrare che Crisitina era
uscita viva dal palazzo.
Ogni volta che
mi siedo a scrivere sui giorni dell’Olocausto del Palazzo di Giustizia
di Bogotá, Colombia, penso - senza nascondere la mia profonda indignazione
- a tutto quello che ha configurato il massacro perpetrato dall’esercito
e dalla polizia colombiani quasi 22 anni fa, massacro che include la sparizione
di mia sorella, Cristina del Pilar e di 10 suoi colleghi di lavoro.
Il 6 novembre dell’anno 1985 un gruppo di 35 guerriglieri appartenenti
al movimento “19 de abril M-19” occupò l’edificio
della Corte Suprema di Giustizia Colombiana per denunciare in quella sede
il presidente colombiano Belisario Betancur, che non aveva adempiuto agli
accordi di pace firmati mesi prima con tale gruppo guerrigliero; l’occupazione
armata scatenò una brutale reazione da parte del governo colombiano,
che incluse: L’utilizzo di camionette blindate contro l’edificio,
che spararono con cannoni da 105 millimetri su un edificio di area non
superiore ai 200 metri. L’incendio provocato dai soldati, che bruciarono
il Palazzo di Giustizia.
L’utilizzo di proiettili di mitragliatrice punto 50 sparati da un
edificio che distava solo 120 metri.
Questi sono tre esempi che dimostrano che la risposta dei militari non
era mirata a liberare le persone dall’edificio, ma bensì
a distruggerlo completamente con la massima crudeltà. Lì,
in mezzo a questo assalto armato, si trovava mia sorella: una donna di
26 anni che lavorava nella caffetteria del Palazzo di Giustizia come cassiera
temporanea e il cui sogno immediato era quello di andare in Spagna per
seguire un master in scienza dell’educazione; la settima di otto
figli, di carattere forte, dalla volontà d’acciaio, questa
era Cristina, quella che potete osservare nella foto in alto mentre viene
prelevata viva da un soldato dell’esercito colombiano.
Ho percorso un sentiero difficile da quel giorno in cui ho salutato Cristina
con un bacio sulla guancia, per poi non sapere più nulla di lei:
questo sentiero mi ha dimostrato che la Colombia, con i suoi governanti
e le sue forze armate, rappresenta un buon esempio di ignominia per il
mondo intero. MAI, dico MAI durante i primi 20 anni ed un mese gli organi
incaricati di amministrare la giustizia in Colombia si sono degnati di
riconoscere la prova che dimostra che Cristina è uscita viva dal
Palazzo, mai siamo stati ascoltati, mai siamo stati ricevuti; 13 anni
dopo (nel 1998) il nostro avvocato difensore è stato assassinato
da criminali di estrema destra legati alle caste di potere, fatto che
resta tuttora impunito tanto quanto le sparizioni stesse.
Dopo 20 anni ed un mese, il processo è stato riaperto dalla Procura
Generale Nazionale, e con sorpresa noi familiari degli 11 desaparecidos
abbiamo appreso che è stata infine riconosciuta e provata la sparizione
di 2 degli 11 impiegati e visitatori del Palazzo: Carlos Rodríguez
Vera, amministratore della caffetteria e Cristina del Pilar Guarin Cortes,
cassiera; ci siamo illusi che presto sarebbe stata fatta giustizia e sarebbero
stati puniti i criminali che fecero sparire queste persone, ma la Procura
ha condannato solo EDILBERTO SANCHEZ RUBIANO, un colonnello già
ritirato dal servizio attivo, che all’epoca era comandante del B-52,
un organo di intelligence militare che controllava tutti i civili che
uscivano vivi dall’edificio; mentre i suoi superiori, 3 generali
ed un altro colonnello che aveva ordinato l’assalto all’edificio,
sono rimasti impuniti. Ci illudevamo che la giusitizia stesse finalmente
iniziando a brillare, ma presto le nostre illusioni sono state spazzate
via quando all’improvviso abbiamo scoperto che la cattura di questo
personaggio serviva per trasferirlo in qualità di sospetto ad un
complesso militare collegato attraverso uno stretto corridoio al Club
degli Ufficiali dell’esercito; abbiamo scoperto che tutte queste
azioni da parte della Procura colombiana non erano altro che un elemento
di distrazione che legittimava l’impunità ed il crimine,
lasciando liberi i principali responsabili, i generali a capo della retata
che avevano ordinato le sparizioni, torture e uccisioni dei nostri familiari,
mostrando ingannevolmente alla comunità internazionale ed ai colombiani
che si stava facendo giustizia. Tutto non è stato altro che una
vana illusione, svanita non appena vennero scoperte le oscure intenzioni
dello Stato Colombiano, il poco rispetto per coloro che sono morti senza
poter conoscere la sorte dei loro cari e la manipolazione delle vittime.
Nel corso di questi 22 anni, ogni anno ci siamo recati in Plaza de Bolívar
a rendere un silenzioso omaggio ai nostri cari, abbiamo partecipato ad
una messa in cui la parola di Dio ci ha mostrato la grandezza del perdono,
in cui abbiamo appreso che il perdono cristiano è composto da elementi
quali la confessione della verità, il pentimento dei colpevoli,
la loro promessa di non ripetere atti del genere e di riparare i danni
alle vittime, cosa che 22 anni dopo non succede: i colpevoli sono stati
premiati dai vari governi con incarichi diplomatici, cariche nel governo,
pensioni che superano di 15 volte quella di un colombiano medio.
Così, fra fiori, messe e lacrime abbiamo trascorso 22 anni delle
nostre vite lottando in maniera ostinata per gridare alla Colombia ed
al mondo intero che lo Stato colombiano ha commesso un crimine di lesa
umanità contro i nostri familiari, che non c’è verità,
giustizia nè risarcimento, che i nostri familiari sono usciti vivi
dal Palazzo di Giustizia per non tornare mai più, che fonti anonime
ci hanno sempre confermato che essi furono torturati durante giorni di
permanenza all’interno dei battaglioni, che furono assassinati e
che i loro corpi furono distrutti con acido solforico e calce.
Nel frattempo, anno dopo anno, la Colombia ed il suo popolo vedono passare
un’inetta classe dirigente che fra feste, concorsi di bellezza,
scandali di vario tipo, corruzione e morte conduce verso un baratro sempre
più profondo le sue nuove generazioni, che ignorano la storia di
terrore che ormai è impunita da decenni e che senza dubbio è
un esempio di ignominia per il mondo intero.
La Colombia ha bisogno di una trasformazione delle sue strutture di potere
più profonde, affinchè possa uscire dal caos in cui è
immersa e che riempe di tristezza noi che gridiamo senza mai stancarci:
VERITA’, GIUSTIZIA E RISARCIMENTO.
di Renè Guarìn Cortes
(traduzione: Alice Cehovin)
Fonte: Social
Press dell’aprile 2007
http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1536
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