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Maria Ciuffi, in sciopero della fame da lunedì 7 Aprile
alle ore 9 davanti alla Procura di Livorno dopo l'ipotizzata
archiviazione dell' inchiesta sulla morte di suo figlio Marcello Lonzi nel carcere di Livorno nel luglio 2003.

Dal "CORRIERE DI LIVORNO" 27/02/08
CASO LONZI, IL CONSULENTE DELLA MAMMA "RISCONTRATE FRATTURE ANOMALE AL COSTATO"
L'Indagine. La perizia di parte escluderebbe che quelle lesioni siano state prodotte dal massaggio cardiaco dopo l'infarto
Livorno. Maria Ciuffi andrà stamani in procura a depositare la perizia medico legale redatta dal suo consulente, il dottor Marco Salvi dirigente dell'Unità operativa di medicina legale di Genova, per proseguire la sua battaglia nella ricerca della verità. Maria Ciuffi depositerà l'ultima puntata della battaglia legale che da anni conduce per conoscere come è morto suo figlio, Marcello Lonzi, deceduto in carcere il 12 luglio 2003.
Secondo una prima inchiesta condotta dalla procura livornese il giovane, tossicodipendente, sarebbe stato ucciso da infarto e le lesioni che furono trovate sul viso e sul corpo erano da attribuire alla caduta a terra causata dal malore. La donna però non ha mai accettato questa verità, sostenendo invece che il figlio fosse rimasto vittima di un pestaggio avvenuto in carcere da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Una tesi mai condivisa dalla procura e che ha aperto una lunga battaglia giudiziaria che ancora prosegue. E le conclusioni della perizia di Salvi confermano le convinzioni di Maria Ciuffi: "La documentazione fotografica disponibile risulta in contrasto con la ricostruzione degli eventi fatta dal medico legale Alessandro Bassi Luciani, consulente del pubblico ministero; le lesioni traumatiche riscontrate al volto e le multiple fratture costali (emerse all'esumazione del cadavere) non sono compatibili con la caduta al suolo del soggetto colto da malore, o con l'urto dello stesso contro un ostacolo fisso durante la caduta nè, tantomeno, con un 'energico' massaggio cardiaco; può agevolmente essere dimostrato un rapporto etiologico tra evento traumatico e morte improvvisa cardiaca". Che in parole povere significa ritenere del tutto plausibile che l'infarto che ha ucciso Marcello Lonzi potrebbe essere giunto in seguito alle percosse subìte in cella. Anche perchè, secondo Salvi, "le caratteristiche di sede e delle entità delle lesioni all'emitorace sinistro (ovvero le fratture emerse dopo la riesumazione del cadavere e non constatate al momento del decesso, ndr) depongono per una modalità di produzione differente rispetto a quella del massaggio cardiaco esterno che potrebbe, eventualmente, essere responsabile della sola frattura dello sterno. La disposizione di quelle fratture appare anomala; fratture costali unilaterali e per lo più poste sulla stessa linea sono di raro riscontro quale esito di manovre rianimatorie".

 

Lettera di Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto nel
carcere di Livorno l'11 luglio 2003, ai parenti di Aldo Bianzi morto nel carcere di Perugia il 14 ottobre 2007.
Pubblicata dal "Manifesto" del 28/10/07

MORTI SILENZIOSE

Sono la mamma di Marcello Lonzi, morto nel carcere delle Sughere l'11 luglio 2003. Voglio mandare un forte abbraccio alla famiglia del povero Aldo Bianzino, morto nel carcere di Perugia. Vi sono vicina nel dolore
e nella rabbia. Ma vorrei dirvi, non mollate. Capisco che non è facile, ma io da 4 anni sto combattendo per avere giustizia. Anche per mio figlio (morte naturale), se non era per le ferite al volto, ci sarei caduta. Un anno fa, però, è stato riesumato e avendo scoperto che non aveva due costole rotte, ma otto, il polso sinistro rotto, due buchi profondi alla testa sino all'osso, mandibola fratturata, non si può definire la sua morte naturale.
Anche io fui avvertita con 12 ore di ritardo e c'è stata un'archiviazione. Ma non ho accettato e ho combattuto contro tutti e tutto, tra poco avrò finalmente una vera risposta. Non credo alle parole del sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini, perchè le ho già sentite, ma poi ci fu un'archiviazione. Ecco perchè vi ripeto non mollate. All'inizio ci sono state le interrogazioni, tutte quelle belle parole alle quali ti aggrappi con tutta la tua forza, che svaniscono in una bolla di sapone, allora ti chiedi perchè? Perchè? Piangi, vorresti urlare, spaccare tutto, e continui a guardare quella foto, l'unica cosa che ti è rimasta.
Mi sono chiesta tante volte: perchè quando muore un detenuto la tv, tipo la Rai ecc. non ne parla? Sono figli nostri, mariti; e muoiono in un posto dove lo stato li prende in consegna, e dovrebbe proteggerli. Invece lo stato li uccide.
Un abbraccio dal profondo del cuore.
MARIA CIUFFI, Pisa



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