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ALLA VERONA CHE RESISTE
Nicola è ognuno di noi: testimonianze di antifascismo
Nicola Tommasoli,
massacrato in centro a Verona la notte del Primo maggio.
I responsabili dell'aggressione sono tutti appartenenti all'area nazifascista
veronese.
Nonchè rispettabili benestanti e professionisti.
Il 17 Maggio, a due settimane dalla morte di Nicola, tutto il movimento
antifascista italiano si è dato appuntamento nella città
veneta per dire basta agli ormai crescenti episodi di aggressioni fasciste.
Politici, giornalisti
e giudici hanno fatto di tutto per farci credere che dietro l’assassinio
di Nicola Tommasoli non ci fosse nulla di politico.
Ma sappiamo tutti qual è la violenza neofascista che da anni si
abbatte contro ogni forma di diversità, a Verona e non solo. Sappiamo
bene quali sono le responsabilità del sindaco Tosi, presente a
manifestazioni apertamente fasciste, responsabile di una politica razzista
e di una normalizzazione che ha fatto di Verona una città di fantasmi,
benpensanti, complici in silenzio nei confronti di aggressioni che si
ripetono senza sosta. C’è voluta la morte di un ragazzo estraneo
ad ogni appartenenza politica perché saltasse il coperchio dell’abiezione.
I rampolli neofascisti della borghesia veronese aggrediscono da anni immigrati,
omossessuali, antifascisti, meridionali. Fanno i saluti romani e poi negano
vigliaccamente di essere fascisti. Parlano di onore e attaccano il gruppo,
pronti a strillare e a chiamare la polizia quando qualcuno reagisce alla
loro violenza. Infami senza dignità.
Siamo scesi in strada per dire che la misura della violenza fascista è
colma. Che non basta parlare di una cultura diversa. Che occorre autorganizzarsi
contro le aggressioni e chi le giustifica. Subito.
Non abbiamo nulla da spartire con i partiti di sinistra che hanno votato
lager per gli immigrati e le leggi razziste, nonché criminalizzato
sempre e comunque chiunque rispondesse alla violenza squadrista. Avvoltoi
che planano sui cadaveri.
Ci rivolgiamo alla Verona che vuole alzare la testa, che non accetta di
vivere in città in cui non si può nemmeno mangiare o bere
per strada, che non vuole girarsi dall’altra parte.
Ai giovani solidali e generosi, ai compagni disgustati dal circolo politico,
diciamo: organizziamoci.
Non abbiamo più lacrime. Non ne possiamo più delle sfilate
in attesa della prossima aggressione.
Passiamo all’offensiva. Il corteo di oggi è solo l’inizio.
AUTORGANIZZATI CONTRO IL
FASCISMO
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