BERLINO, REPRESSIONE E REAZIONE: STORIE FUORI DAL CONTROLLO


Avevo visto quel video on-line già da un mese e avevo deciso avrei partecipato per lo meno alla manifestazione principale.

Quel video era stato girato nei vagoni della metropolitana di superficie della linea 1 che attraversa il centralissimo quartiere turco di Kreuzberg. Con una piccola GOPRO, una mini-telecamera ad alta definizione che si allaccia alla testa, un gruppo di persone si era registrato nell’atto di distruggere le camere di sorveglianza del treno. Altre camere venivano poi distrutte lungo altre strade del quartiere.
Quel video era la promozione di una campagna chiamata Camover (traducibile con: oltre le camere) contro il regime di controllo sociale di cui le telecamere sono perfetta simbologia, registrando ed intercettando la popolazione civile a Berlino, in Germania, ed in tutto il resto d’Europa.
Il sedicesimo Polizei Kongress, un congresso annuale delle forze di polizia europee, viene considerato il simbolo di tale regime e perciò il movimento antagonista organizza una serie di azioni e campagne. Quest’anno si è parlato soprattutto della rete di Internet: e-Police, Cyber Crime, persecuzione del crimine in rete, controllo dei Social Network (prima di tutto i tanto amati Facebook e Twitter).

Il 16 Febbraio decido quindi che anche io avrei partecipato all’azione culmine della campagna: una manifestazione illegale nel pieno centro di Kreuzberg, il quartiere simbolo del controllo a Berlino, trasformato negli ultimi anni in attrazione turistica e case di lusso per ricconi alternativi.

Distruggi l’occhio del controllo sociale.
Distruggi le telecamere di sorveglianza della tua città.
Camover! Oltre quel controllo c’è la tua libertà!
Libertà di essere diverso, unico, disilluso dalla finta tranquillità venduta sotto forma di controllo totale dei corpi e delle menti.

Arrivo in Mariannenplatz col mio gruppo d’azione: poca gente ma buona, le persone di cui ti fidi e che ti accompagneranno nella buia marcia contro il regime di una fredda e nevosa notte d’inverno.
Siamo lì puntuali alle 8 meno 5 di sera e la piazza sembra quasi deserta.
Improvvisamente, alle 8 in punto, spuntano gruppetti di persone da tutti gli angoli, quasi uscissero dal nulla.

Siamo 1000, non molti ma con un obbiettivo ben preciso: creare il caos.
Un piccolo corteo parte come un serpente arrabbiato con uno striscione come testa e mille nere figure che gli fanno da corpo. Subito botti, razzi, macchine rotte, vetrine spaccate.

Il corteo fa poco meno di un chilometro quando incontra la prima barricata della Polizia alla fine di Orannien Strasse. I manifestanti quindi rientrano verso Köttbusser Tor risalendo Skalizer Strasse, proprio sotto quella metropolitana soprelevata, protagonista del video di Camover.
Si torna verso Mariannen Platz e da qui inizia un inseguimento costante fra la Polizia, organizzata in camionette antisommossa, e manifestanti, organizzati in molti piccoli gruppi impegnati in azioni distruttive.
Per qualche ora Kreuzberg esce dal suo sonno di tranquillità che dura ormai da trent’anni e diventa teatro di una vera e propria guerriglia urbana organizzata: qualcuno viene fermato e circa sette persone arrestate, molte macchine distrutte e cantieri legati alla speculazione edilizia sabotati.

Ed è proprio il problema della speculazione che più preoccupa oggi a Kreuzberg, il quartiere che vide fra gli anni 60 e 70 il fiorire dei movimenti giovanili come il Blues che occupò poi nel 1971 la Rauchhaus, ancora oggi il più longevo spazio autonomo d’Europa, e dei gruppi di lotta armata fra cui RAF e 2. Juni che con le loro azioni destabilizzarono la ricca West Berlin.
Oggi qui si vedono affitti raddoppiati e pezzi di Storia abbattuti.
Ma qui qualcuno non ci sta.

L’anno scorso per mesi ci fu un presidio permanente a Köttbusser Tor, nel mero centro del quartiere, fatto di famiglie turche con bambini e donne che ogni giorno offrivano caffè ed info su come il quartiere sta cambiando e per colpa di chi, organizzando continue iniziative e manifestazioni settimanali contro l’aumento dell’affitto del 30-40% in 4 anni.

Contemporaneamente venne piantata una tenda a Heinrich Heine Platz, lungo la famosa Orannien Strasse, a qualche centinaia di metri dalle signore turche. Lì i collettivi rappresentativi dei migranti rifugiati dettero il via ad una campagna che avrà poi la forza di organizzare una marcia di un mese dalla Turingia a Berlino facendo confluire centinaia di migranti da ogni parte della Germania.
Quando tale marcia arrivò, nell’Ottobre scorso, venne occupata anche Orannien Platz, sempre nello stesso isolato, in cui venne costruito un vero e proprio campeggio permanente ancora oggi in piedi nonostante la neve e il freddo di quest’inverno.
Dopo un paio di mesi da quel campeggio uscì l’iniziativa di occupare una scuola in zona: la Irving Zola Haus. Questo spazio diventa quindi un punto importante per la vita politica della città con numerose iniziative e collettivi, venendo poi ribattezzata la Refugee-Strike-House, la casa dello sciopero dei rifugiati.

Qualche settimana fa inoltre ci fu uno sgombero di una famiglia che si vide un aumento spropositato dell’affitto per colpa di una vendita speculativa dell’immobile in cui vivevano da moltissimi anni. La risposta a tale sgombero fu enorme: centinaia di persone si diedero appuntamento alle 7 di mattina per dare vita ad un picchetto anti-sgombero che, con qualche arresto, riuscì ad averla vinta sulla Polizia.

Altra ‘vendita eccellente’ di questi ultimi mesi è quella del wagenburg del Köpi, uno spazio autogestito aperto da trent’anni a Bethaniendamm, proprio al confine con Mitte, dove una volta passava il muro. Grosse mobilitazioni e presidi sono stati organizzati contro questa vendita che però per il momento ha visto un’asta lo scorso 1 Marzo: metà appezzamento, cioè circa metà campo da calcio, è stata comprata per ben 450.000 euro, cioè 1.000 euro al metro quadro.
Ma la partita è ancora aperta su questo pericoloso campo da calcio.
I compagni del Köpi e del suo wagenburg hanno giurato che mai se ne andranno: lo spazio è uno dei punti principali di ritrovo della scena punk europea e già in altre occasioni aveva subìto vendite, ma mai tentativi di sgombero.

Notizia degli ultimi giorni è quella più incredibile di tutti: la famosa East Side Gallery sta per essere abbattuta. Un chilometro di pannelli di cemento alti 3,6 metri che fino al 9 novembre 1989 sono stati l’incarnazione della cortina di ferro e che successivamente sono divenuti il teatro della più lunga galleria d’arte all’aperto del mondo, dedicata alla libertà e all’abbattimento dei confini.
Anzi, in realtà l’abbattimento è già iniziato.

Qualche giorno fa già qualche pezzo di muro era stato buttato giù, ma all’alba di venerdì 1 marzo centinaia di manifestanti sono accorsi per fermare i lavori di smantellamento di quel che resta del Muro di Berlino, che il comune ha deciso di rimuovere per fare spazio a nuovi appartamenti, piste ciclabili e un ponte pedonale. Dopo qualche tafferuglio la polizia ha ordinato l’interruzione dei lavori ”fino a nuovo ordine”, cioè fino all’11 Marzo.

Berlino, città di Repressione e Reazione.

Posted: marzo 6th, 2013
at 12:30 by prox


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