Archive for the ‘Liberta’ d’espressione’ Category

Messico: Scritto di Fernando Barcenas

Fonte

Ai compagni ribelli
Al popolo in generale
Innanzitutto un saluto fraterno, pieno di salute e anarchia e un abbraccio combattivo pieno di passione attiva e tenerezza sovversiva. Oggi comincia un nuovo panorama e, anche se l’orizzonte non è chiaro, dobbiamo affrontare con audacia e con valore quello che succederà.

Sono tempi difficili di lotta e guerra sociale, è arrivata l’ora di costruire un mondo nuovo, infatti le circostanze sono propizie per la rivoluzione sociale; sappiamo di vivere condannati alla immonda cupidigia degli stessi privilegiati che hanno optato per la dominazione e la cospirazione per sostenere la governabilità e la sottomissione della maggioranza.
Agiamo uniti, insorgiamo dal nulla come lo stesso terrore della natura che si sfoga violentemente e all’improvviso facendo paura ai grandi e piccoli proprietari, dimostrando la feroce energia con la stessa intensità dello schiavo che ha rotto le catene.

Dopo 14 mesi di prigione ho imparato a guardare con odio, però con serenità, l’apparato dominante, ho conosciuto realmente l’aberrazione delle istituzioni e i loro vili e inumani propositi che sono riusciti a degradare l’umanità e il significato della libertà. Senza dubbio il carcere è il posto che lo Stato offre ai suoi spiriti più liberi e meno sottomessi; sono le prigioni i posti dove si trovano contemporaneamente criminalità, dissidenza e dignità tutte assieme in questo luogo oscuro e separato dalla società, però più libero e onorabile, dove lo Stato mette quelli che non stanno dalla sua parte, ma contro, e questa è l’unica casa dentro uno Stato repressore e criminale dove la persona rimane con onore.

E se qualcuno pensa che la nostra forza si possa perdere dentro un carcere, se qualcuno arrivasse a pensare che le nostre voci smettano di dar fastidio alle orecchie dello Stato e che non siamo più suoi nemici dietro le sue muraglie è solo perché non sanno quanto sia più forte, efficiente ed eloquente combattere l’ingiustizia quando si è vissuta sulla propria pelle. Da parte mia ho finito di vedere lo Stato come un colosso indistruttibile e forte ed ho cominciato a vederlo come un assurdo autoritario, che non essendo dotato di onore ed intelligenza, finisce per ricorrere al castigo fisico e violento, come un testardo solitario che teme per le sue ricchezze di oro e argento; è in quel momento quando più che paura ho sentito pena nei suoi confronti e ho perso completamente il poco rispetto che qualche volta gli ho avuto.

Non sono nato per subire violenza, sono di una stirpe troppo elevata per convertirmi in uno schiavo, un subalterno sottomesso a tutela, un servo docile, uno strumento di qualsiasi Stato sovrano del mondo.
Prigionieri in strada e che tutto esploda!
Salute, anarchia e rivoluzione sociale!

Fernando Bárcenas Castillo

Posted: marzo 10th, 2015
at 6:28 by prox

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Categories: Anarchismo,Liberta' d'espressione,Messico

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Testo di Carlos Lopez “Chivo”

Sul conflitto in Messico e una critica all’ambiente anarchico. 

Tradotto da Cruz Negra Anarquista Mexico 

Attualmente è un periodo di forte tensione in parte del paese, il malcontento che individui e gruppi hanno contro lo Stato-Capitale si sta estendendo, creando così un contesto idoneo per continuare la nostra lotta per la liberazione totale. Viviamo in una presunta “democrazia”, nella quale i suoi rappresentanti raddoppiano gli sforzi per consolidare una inesistente “pace sociale”, che in pratica non è altro che maggior controllo e dominio sulle nostre vite. Ma è proprio questo stesso controllo che genera odio e risentimento e che presto o tardi esploderà in rivolte.

Possiamo vedere che siamo di fronte un governo che si è sentito vulnerabile e a cui fa male vedersi momentaneamente superato dall’azione di quelli e quelle che combattono la sua oppressione e a cui fa terrore che il conflitto si generalizzi per dare il passo verso l’insurrezione sociale.

In tutto il paese avvengono decine di assassinii e ingiustizie, di casi isolati che non hanno l’appoggio mediatico né la forza sociale per provocare quella indignazione che alzi il livello del conflitto e questo ci fa pensare che continuiamo a preferire lo spettacolare e il quantitativo. Il conflitto più recente in questo senso è il caso di Ayotzinapa, lo stesso che ha fatto da detonante per una serie di sommosse avvenute in differenti punti del paese per via della desaparicion dei 43 studenti normalisti, decisione presa dalle sfere del potere governativo e che ci dimostra che la guerra sucia (la guerra sporca) non è qualcosa del passato ma anzi continua ad essere una pratica che prevale, come si dimostra in Chiapas, Atenco, Oaxaca.

Fiumi di informazione scorrono quotidianamente riguardo il tema di Ayotzinapa, in cui si spettacolarizza sull’incerto destino dei ragazzi; così posso solo dire che la sparizione dei 43 studenti avviene in un contesto complicato, in cui sono stati tanti i fattori che hanno contribuito a provocare questa situazione: le dispute fra i cartelli della droga che agiscono nella zona per il controllo della piazza dell’oppio e la marijuana, i quali vedono nel traffico di droga un mezzo per acquisire non solo armi e soldi ma anche potere e prestigio per la realizzazione dei loro obbiettivi. Mischiato ciò al tema della politica, infatti come sappiamo bene i rappresentanti della democrazia sono collusi con le mafie per aumentare il loro potere politico ed economico, dando vita così a un narco-governo. Inoltre esistono storicamente gruppi politico-militari che hanno la loro base sociale in questa regione (lo stato di Guerrero).

Noi, individualità contrarie a tutti i tipi di autorità, non possiamo accettare nessun potere visibile o di fatto e allo stesso modo mostriamo la nostra piena negazione a qualsiasi tipo di assassinio o desaparicion per motivi politici o interessi mafiosi.

La desaparición dei 43 normalisti ha avuto una certa diffusione nell’opinione pubblica e nei mass media, dando vita al movimento “Todos somos Ayotzinapa” e dando respiro a una serie di manifestazioni di protesta, incontri, critiche in internet alle istituzioni dello Stato per la sua “inefficienza”; comitati cittadini chiedendo la rinuncia del presidente fascista Peña Nieto; familiari e amici esigendo la presentazione con vita dei loro cari e portando gran parte della lotta sulla via della legalità, però anche per mezzo di forme violente, soprattutto a Guerrero e a Città del Messico. Read the rest of this entry »

PRIGIONI MESSICANE. Nuovo testo del compa Carlos López “Chivo”

Tradotto da CONTRAINFO

Comincio questa lettera mandando un saluto sincero ai compagni e compagne che sono all’esterno di questo muro, sperando che nei vostri cuori continui a battere all’unisono il ritmo della ribellione e che si rifletta nelle azioni quotidiane.

La scorsa settimana ho ricevuto con gran piacere un piccolo pensiero che previamente i compas mi avevano anticipato. Nel mezzo della monotona e pesante vita quotidiana del carcere uno si aspetta che succede “qualcosa” fuori dalla routina ed è per questo che più o meno alla ora segnalata ho cominciato a guardare fissamente il cielo ed il saluto è arrivato in forma di fuochi d’artificio. In ognuno dei fuochi che scoppiava ho potuto sentire il vostro saluto e affetto. È stato impossibile vederli fisicamente, però li ho sentiti talmente vicini, che in quel momento ho potuto sentirmi complice con la vostra azione/solidarietà e sono riuscito a immaginare le vostre faccie storte e sorridenti, burlandovi di qualsiasi rischio; e a riguardo mi è chiaro che quando una compagna o un compagno sono sequestratx dalla stato, la lotta si estende ad entrambi i lati, dentro e fuori delle mura e, secondo le possibilità, si può attaccare in ogni lato nelle forme più funzionali alla lotta (qui chiarisco che parlando di attacco non mi riferisco solo al distruggere qualcosa di materiale, ma anche alla disobbedienza iconoclasta dell’imposto dentro un sistema). Read the rest of this entry »

(Español) Actualizaciones sobre Alvaro Sebastian Ramirez

El dia 30 de mayo 2014 entrevistamos Erik del colectivo La Voz de los Xiches en prision, que nos actualiza sobre el caso de Alvaro Sebastian Ramirez, despues del traslado al penal de Ixcotel de Oaxaca el pasado 17 de abril.

AQUI PUEDEN ESCUCHAR EL AUDIO DE LA ENTREVISTA

Erik recuerda la emociòn de aquel dia cuando llegò la noticia del traslado. El 17 de abril es un dia simbolico en el marco de las acciones por la semana de solidaridad para lxs presxs politicxs a nivel mundial y el compa comenta que este traslado ha sido tambièn una consecuencia de la lucha y de la solidaridad y finalmente rapresenta una pequeña victoria por el movimiento.

Recordamos que Alvaro y los otros cinco presos xiches (ND Zacarias Garcia Lopez queda en el penal de Mengoli) estuvieron detenidos mas de 10 meses en el CEFERESO No.13 de Mengolí de Morelos, un penal de maxima seguridad, verdadero laboratorio y centro de exterminio del poder. Alvaro ha denunciado la situacion que se vive en este penal, diciendo que la normalidad para los presos son el hostigamiento, los procesos de despersonalicacion, el islamiento sensorial, entre otras torturas fisicas y psicologicas.

Estos nuevos Ceferesos estan financiado y gestionados por la iniciativa privada y, en este sentido, Erik comenta como la prision se esta volviendo un articulo màs, otro producto por los sucios negocios del capital.

Asì que el regreso al penal estatal de Ixcotel marca una nueva etapa para los presos xiches, ahora es posible visitarlos todos los dias, a pesar que sea por solo 20 minudos, pueden salir al patio, comer los alimentos que quieren y finalmente tener tantito mas libertad de movimiento. Alvaro esta mas fuerte, se siente “como los niños que cuando los regañan o pegan para que dejen de hacer las cosas, salen mas rebelde” y, a pesar de las condiciones vivida en los ultimos 10 meses, sigue en piè de lucha.

Recordamos que Alvaro ha sido detenido el 25 diciembre 1997 y que actualmente lleva preso mas de 17 años y medio.

Intervista Croce Nera Anarchica Messico Parte3

In questa terza ed ultima parte dell’intervista, i due compagni della Croce Nera Anarchica Messico ci raccontano il caso di Fernando Bárcenas Castillo, un ragazzo arrestato lo scorso dicembre dopo una manifestazione di protesta contro l’aumento della tariffa del metro. Fernando è accusato, insieme ad un ragazzo e una ragazza minorenni, di Attacco alla Pace Pubblica e Associazione a Delinquere per aver presuntamente bruciato l’enorme albero che Coca Cola aveva innalzato fra Insurgentes e Reforma, due delle principali arterie cittadine. I due minorenni sono stati scarcerati ma non Fernando`che resta in attesa della sentenza.

Successivamente ci parlano di un altro caso quello del 5 gennaio 2014, per cui vengono arrestate due compagne canadesi, Amelie e Fallon, e un compagno messicano, Carlos. Sono accusati di un attacco messo in atto contro il Ministero dei Trasporti e Comunicazione e una concessionaria Nissan. I tre vengono inizialmente trattenuti dal Tribunale locale di Città del Messico per presunte accuse di Danni alla Proprietà, ma poi vengono prelevati dalle autorità federali e trasferiti in un Centro di Arraigo, accusati di Terrorismo e Sabotaggio. L’arraigo ‘è una figura controversa a livello mondiale, perchè si tratta della possibilità per le autorità messicane di trattenere sequestrata una persona, senza comunicazioni con l’esterno, per un periodo di massimi 40 giorni, in cui si svolgono le indagini. Questa figura si applica nei casi di reati gravi, che hanno a che vedere con la delinquenza organizzata e che passano sotto la giurisdizione delle autorità federali. Read the rest of this entry »

Intervista Croce Nera Anarchica Mexico Parte2

Questa è la seconda di tre parti di un’intervista con due militanti della Croce Nera Anarchica, sulla situazione repressiva che si sta vivendo a Città del Messico, in particolar modo dal primo dicembre 2012 quando torna al potere il PRI. Quello stesso giorno, una manifestazione di rifiuto verso il nuovo presidente Enrique Peña Nieto, viene fortemente repressa lasciando il saldo di un morto, il compagno Francisco Kuy Kendall, un altro che perde un occhio, Uriel Sandoval, e una’altra persona tuttora scomparsa, Teodulfo Torres detto El Tio, oltre a un gran numero di arresti.

In questo secondo audio spiegano l’importanza di date quali il 2 ottobre e il 10 giugno per il movimento messicano, in particolare quello studentesco. In queste giornate la gente si organizza e scende in strada per commemorare gli anniversari di due terribili massacri, quello di Piazza Tlatelolco del 2 ottobre ’68 e quello del 10 giugno ’71, conosciuto come El Halconazo.

Queste due manifestazioni sono storicamente caratterizzate da scontri e arresti però, a partire dal 2003, il GDF (Governo di Città del Messico) comincia a puntare la sua attenzione sugli anarchici. Il culmine si tocca nel 2009, periodo in cui comincia una serie di arresti arbitrari verso specifici gruppi di compagni, accusati di reati, chiaramente inventati, ma per cui vengono mantenuti per mesi in stati d’arresto.

 Ci raccontano della nuova strategia repressiva inaugurata durante la manifestazione del 1 settembre 2013, giorno in cui Peña Nieto presenta i risultati dei suoi primi mesi di governo. Questa strategia include: spiegamento di un operativo poliziesco esagerato, provocazione continua e selettiva verso anarchici e libertari, pestaggi a persone che poi vengono abbandonate ore dopo in altre parti della città, dispersione territoriale degli arrestati e dilatazione dei tempi processuali complicando così le azioni di solidarietà e richiesta di cauzioni esorbitanti per la scarcerazione in attesa dei processi.

Uno dei casi emblematici di questa “nuova” onda repressiva è quello di Jorge Mario González García, arrestato prima della manifestazione del 2 ottobre 2013 su un autobus e mantenuto ingiustamente in arresto con l’accusa di attacco alla pace pubblica. La giudice inizialmente ha negato a Mario la libertà su cauzione, considerandolo un individuo inaffidabile che sarebbe potuto scappare. Mario inizia un sciopero della fame che dura 56 giorni e che decide di interrompere solo per gravi complicazioni alla salute. Successivamente è sentenziato a 5 anni e 9 mesi contro questa condanna ingiusta  è stato fatto ricorso.

(Español) Vuelve pesadilla de despojo en Atenco

Articulo, foto y audio: Nomads/La Pirata

FOTOREPORTAJE del 3 mayo 2014 en Atenco

El 3 de Mayo en Atenco, municipio del Valle de Texcoco (Estado de Mexico), es un día dedicado a la memoria.

AUDIOS DE LA RUEDA DE PRENSA DEL 3 DE MAYO 2014 EN NEXQUIPAYAC

Se conmemora el triste aniversario de los dias 3 y 4 de mayo 2006, cuando en Atenco hubo una brutal represión por parte de la policía con sus tres niveles, local, estatal y federal. Aquellos días muchxs compañerxs fueron golpeadxs, torturadxs, injustamente detenidxs y encarceladadxs, entre ellxs 47 mujeres, 32 de las cuales denunciaron violaciones sexuales por parte de los policías. A este saldo, hay que añadir dos personas que murieron asesinadas por la violencia policiaca: Javier, un joven originario de un pueblo cercano y Alexis, un estudiante universitario adherente a la Otra Campaña.

Sin embargo, lo sucedido en 2006 fue una venganza política contra la lucha combatida entre 2001 y 2002 por el Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) para detener el proyecto de construcción del nuevo aeropuerto de Ciudad de México, en la zona donde se encuentran las tierras ejidales del municipio de Atenco y de otros pueblos cercanos. El FPDT logró ganar esta lucha y en agosto 2002, cuando a nivel federal gobernaba Fox, fue anunciada la cancelación definitiva del proyecto y la anulación del decreto de expropiación de las tierras ejidales.

A pesar de la victoria del FPDT en 2002, el aeropuerto siempre ha permanecido en los programas gubernamentales y, en estos últimos años, el fantasma del proyecto aeroportuario ha regresado prepotentemente en la vida de lxs pobladores de Atenco y sus alrededores, por parte de CONAGUA (Comisión Nacional del Agua).

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(Español) Cheran K’eri – Tercer aniversario del levantamiento en contra del crimen organizado

Articulo, foto y videos: Nomads/La Pirata

Enlace al FOTO REPORTAJE y  a los VIDEOS en HD desde Cheran K’eri

Del 12 al 15 de abril 2014 en el municipio de Cheran K’eri se festejo’ el tercero aniversario por los tres años de autonomía después del levantamiento en contra de la tala de sus bosques y la inseguridad de lxs habitantes.

Cheran,un municipio de 15.000 habitantes perteneciente al pueblo purepecha, se encuentra en la región denominada Meseta Purepecha del estado de Michoacan, en Mexico. Haces tres años el municipio se encontraba controlado por el crimen organizado que, a parte de practicar la tala devastadora de los arboles, mantenían un clima de terror y miedo entre la gente, levantando y matando a los pobladores que se contraponían a su negocio criminal. En 2011 sobre 27.000 hectáreas de bosque casi 20.000 estaban devastadas y ya se contaba tristemente la muerte o desaparición de 8 personas por luchar en defensa del bosque.

Enlace vídeo MESA MEMORIAL de VICTIMAS

El pueblo puerepecha tiene una relación de gran respeto y devoción a sus bosques y recursos naturales, que consideran parte integrante de su vida y finalmente de su cosmogonía como pueblo originario. Los cheranenses interpusieron repetidas denuncias ante las autoridades locales (PRI), estatales (PRD) y  federales (PAN) pero no recibieron ni respuestas, ni acciones concretas para protegerlos aunado a la  problematicca de que a nivel municipal la policía actuaba en complicidad con el crimen organizado.

Frente tanta impunidad y complicidad de un estado corrupto, la madrugada del 15 abril 2011 el pueblo de Cheran se levanto’. Al principio bajaron  las mujeres a las calles para detener los camiones de los talabosques, seguidas en corto por todo el pueblo. Todxs al grito de  ya basta, con coraje y dignidad, emprendieron este mismo día el movimiento de resistencia “por la seguridad, la justicia y la reconstrucción de nuestros bosques”.

Se organizaron en mas de 200 fogatas y 5 barricadas para proteger el municipio;  por 9 meses bloquearon las entradas y salidas, creando un auto-sitio organizado a través de una coordinación general y con el apoyo de municipios vecinos que se solidarizaban y traian despensas. La necesidad de coordinación y organización del auto-sitio rebelde impulsaron desde el principio el nacimiento de una radio libre y comunitaria, Radio Fogata, que hasta ahora sigue funcionando al servicio de la comunidad.

Enlace video RADIO FOGATA

Los cheranenses expulsar no solo al crimen organizado, sino también a elementos de la policía ministerial, a los representantes de la PGJE y tambien a toda forma de organización política partidista. Rescatando el modo de organización tradicional, el 8 de diciembre del 2011 eligieron a sus representantes mediante el sistema de usos y costumbres y crearon la Ronda Comunitaria integrada por comuneros que se entregan por la seguridad de la comunidad.

Hoy, a tres años de aquel gesto de rebeldía, Cheran se vive con dignidad y seguridad. Gran parte de la comunidad participo’ en la construcción de la autonomía y a los esfuerzos por la recuperación y reforestación de los bosques y los resultados positivos de este proceso ya son evidentes: las montañas al rededor de Cheran son verdes otra vez y en el municipio se ha vuelto a vivir tranquilamente, como normalmente debería ser.

Los cuatros días de eventos fueron la ocasión para fortalecer la memoria de la reciente historia vivida por el pueblo de Cheran y para recordar que la lucha todavía no ha terminado y que es necesario el apoyo de todxs para seguir a lo largo del proceso de construcción de la autonomía.

Fue también la ocasión para representar sus tradiciones purepechas, a través de bailes, cantos, juegos y fiestas en las cuales, juntxs con lxs cheranenses, participaron muchxs visitantes de pueblos cercanos, así como de otras partes del estado, del país y del mundo.

Enlace vídeo TRADICIONES P’UEREPECHA y ORQUESTRA MEDIA LUNA

(Español) VIDEOS Aniversario Cheran K’eri

Entrevista con Geronimo, uno de lxs integrantes de Radio Fogata, que trasmite desde el municipio en resistencia.

 

Video de algunas de las actividades de los dias 12-15 de Abril 2014 en Cheran K’eri, por el tercer aniversario del levantamiento en contra de gobiernos coruptos y crimen organizado.

 

Testimonios de algunas de las esposas y familias de los desaparecidos en Cheran durante la temporada antecedente y postuma al levantamiento, del 15 abril 2011.

 

Concerto de la orquestra familiar Media Luna de Morelia.

(Español) Audio sobre el caso de Mumia Abu-Jamal

Entrevista audio con una de lxs Amigxs de Mumia, durante el mitin del pasado sábado 26 de abril 2014, fuera de la embajada gringa del DF, por los 60 años de Mumia Abu-Jamal.

AQUI PUEDEN ESCUCHAR Y COMPARTIR EL AUDIO

Nos cuenta sobre las irregularidades del caso, la constante persecución y hostigamiento de los policías de Filadelfia y especialmente de un grupo, la Orden fraternal de Policía, que lo hostigó desde que tenia 14 años, cuando ayudó a formar un grupo de Panteras Negras. Se trata del mismo orden que estuvo atacando continuamente todo el movimiento de las Panteras Negras, como también la organización MOVE (un grupo naturista respetuoso de la naturaleza, los animales y las personas) y que, finalmente, detuvieron Mumia la noche del 9 diciembre 1981.

En los años ’70 Mumia era un periodista radiofónico que trabajó al lado de los movimientos sociales, que a menudo dejaba espacio en su programa a lxs integrantes de MOVE y que denunció sus inocencias cuando en el 1978 nueve de sus integrantes fueron detenidxs (y todavía están presxs), acusadxs de haber asesinado un policia. No es un caso que la detencion de Mumia adviene poco mese antes del juicio de sus compañerxs y, además, el delito que se le imputa es el asesinato de un policia, todo fruto de un montaje policiaco, con el mismo fondo de racismo y modalidad de aplastamiento de los movimientos organizados. Read the rest of this entry »

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