Con la testa alta (pronto) per quello che venga! Carlos López “Chivo”

Tradotto da Cruz Negra Anarquista Mexico

Cari amici, amiche, compagnx, scrivo con l’animo di salutarvi mandando un caloroso abbraccio a ognunx mi possa leggere e allo stesso tempo per condividere con voi alcune cose, cercando di “non far contentx” nessunx e forse con la voglia di generare un dibattito.

Vorrei dirvi che sto bene, però potrei esserlo vivendo nel carcere/società in cui ci troviamo tuttx? Mi sembra più adeguato dire che sto “normale”. Ebbene inizio questo comunicato, però perché scrivere un comunicato pubblico? Considero che è importante conoscere la situazione dei/delle nostre prigionierx (o dei/delle prigionierx come li si vogliano chiamare), come si sentono, come vivono l’incarceramento, anche perché altrimenti succede che mediaticamente si tergiversa l’informazione, si confondano le cose o incluso si diffondano menzogne -missione quasi esclusiva dei mezzi di comunicazione commerciali- e anche che alcuna gente diffonde informazioni in internet senza avere la sicurezza di quello che scrive.

I/le libertarie ci avvaliamo dei nostri mezzi, quelli alternativi, quelli che seguono da vicino la situazione dei e delle compagne recluse e informano pubblicamente; però allo stesso modo è importante che sia lo/la stessx prigionierx a manifestare il proprio sentire/situazione.

In questo senso vanno i miei comunicati, non per pretendere essere il “prigioniero di moda” o perché sono orgoglioso di essere stato privato della libertà. Orgoglioso di essere anarchico si, di essere prigioniero no. Infatti odio le carceri e sono convinto che la loro esistenza non ha a che vedere con la “reinserzione dell’individuo nella società”, piuttosto si tratta di un qualcosa di oscuro e perverso, di una tappa di castigo per chi non si adegua al sistema di dominazione del vecchio e nuovo ordine mondiale e in questo modo si cerca “il pentimento” di persone docili che contribuiscano senza ribattere né lottare.

Ho riflettuto molto sull’incarceramento e vedo che non è per nulla facile viverlo, anzi è molto frustrante in quanto l’essere umano è libero e socievole per natura, e al privarlo della sua libertà sicuramente gli si provocherà gravi problemi, per esempio psicologici, in quanto la sua condotta subisce una modificazione/alterazione che gli renderà impossibile essere la stessa persona di prima dell’entrata all’istituzione; questo sembra essere l’obbiettivo del sistema penitenziario. Non esiste nessuna formula magica o manuale sul come sopravvivere in prigione, è solo in base alla propria esperienza che si nota la cruda realtà del sequestro. Dalla mia breve esperienza ho notato i contrasti della personalità o depersonalizzazione di alcuni internati; c’è chi ottiene una certa dose di “potere”, sia per gli anni in cui ha vissuto in carcere o per essere “borregas”(“pecorelle”) dei custodi o dei funzionari; c’è chi decide essere sottomesso accettando qualsiasi tipo di umiliazione e piegarsi per passarsela più tranquillamente; c’è chi si appoggia alla fede o alla droga (non ci vedo tanta differenza) per evadere la realtà; c’ è chi decide giocarsela come “misionero” realizzando qualsiasi incarico (come fare vendetta) datogli da altri prigionieri per tirar su qualche soldo; ci sono quelli che lavorano per le istituzioni e ne “beneficiano”; e, chiaramente, c’è chi cerca di vivere con dignità, non cadendo nelle dinamiche del sistema, vendendo quadri, disegni, cibo, stirando abiti, pulendo scarpe, etc. però senza dimenticare chi sono e senza sottomettersi a nessuno. Non sono d’accordo con chi dice di abituarsi al carcere perché questo implica accettarlo completamente con tutta la sua pesante struttura, convertendosi in un altro prigioniero, uno dei tanti.

È per questo che dico che la condotta dell’individuo prigioniero subisce una modificazione, non si utilizza tale condotta dentro la prigione solo come una strategia perché renderla più vivibile ma diventa uno stile di vita che sicuramente si ripeterà in strada e/o al ritorno nella prossima prigione. Se c’è una cosa di cui sono convinto è che l’internato/ex internato sempre si porterà dietro l’odio e il risentimento acquisito in questa “accademia di delinquenti”.

Come prigioniero anarchico mi riconosco nella mia realtà, al momento sono nelle grinfie di questo sistema mostruoso però questo non mi farà smettere di lottare e attaccarlo dal di dentro, con quello che è nelle mie possibilità, attacchi semplici e necessari, come la denuncia e la non-docile sottomissione, sapendo che non sono esente dal dover condividere questo regime di vita con altri incarcerati, sforzandomi di minimizzare il più possibile gli effetti del sistema sulla mia persona. Sono ancora convinto dell’idea di mettersi in azione -già da subito- per cercare questo mondo nuovo dove donne e uomini siamo liberx e non esistano istituzioni di esclusione come il carcere. Comprendo che questo momento non arriverà da solo, è necessario cominciarlo a costruire in ogni momento della nostra vita. Questo desiderio è condiviso da moltx libertarie e gente senza aggettivi, gente solidaria ed entusiasta… Quando sarà il momento del passo successivo?

Parlerò un po di solidarietà ai/alle prigionierx, un tema che considero importante -soprattutto fra libertarie- è sapere che nelle carceri ci sono prigionierx che resistono e compas che in giro per il mondo appoggiano e si solidarizzano ed è qualcosa importante che bisogna riconoscere. L’appoggio non è cosa facile, in quanto le carceri sempre “costano” molti soldi e sforzo per i e le solidarie, anche considerando che tuttx portiamo avanti una vita piena di questioni da risolvere, tale appoggio si fa più complicato.

Però i e le solidarie sono sempre presenti con la loro solidarietà!

Intendo per solidarietà l’appoggio che si dà alla persona colpita senza chiedere nulla in cambio, senza condizioni per mezzo, che nasce dalla volontà dell’individuo/gruppo che appoggia in base alle sue possibilità, non sentendosi mai forzatx/obbligatx a farlo (in quel caso già non si tratterebbe di solidarietà), al contrario un impegno che lx stessx solidarix decide apportare.

Come già ho scritto, tuttx i e le solidarie hanno una vita personale, però penso che quando unx prende un impegno e dà la sua parola, il minimo che possa fare è compierla. Sappiamo che ci sono occasioni in cui non è possibile per diverse circostanze della vita quotidiana, però quando le circostanze diventano la scusa la cosa cambia.

Adesso, rompendo la struttura del discorso “gradevole”, penso che la solidarietà non si esige e tanto meno si mendica.

È spiacevole aspettarsi qualcosa da qualcunx (che certamente si prende impegni molto sicurx di sé stessx) e che poi ti lasci appeso, sapendo che unx, letteralmente, è impossibilitatx a ottenere la tal cosa. Mi viene in mente al riguardo una frase: che se non possiamo con gli impegni “zittx facciamo più bella figura”.

Però a parte questo, fortunatamente nel mio caso, che è anche il caso delle compagne d’affinità Amelie e Fallon, siamo statx accompagnatx da compagnx che ci hanno dato solidarietà incondizionata ed inoltre, come scrissi una volta a una buona amica “stiamo quellx che siamo e siamo quellx che stiamo, nessunx avanza (è di troppo), nessunx manca”.

Riassumendo, considero la solidarietà qualcosa di molto importante, però sono ugualmente convinto che è la forza dell’individuo quella che in prima istanza aiuterà a superare l’incarceramento. Un complemento-forza dell’arrestatx con l’azione solidaria.

Al momento non ho molte notizie su di me, vabbè si per quanto riguarda il processo giuridico. Ci hanno aperto (a me, Amelie e Fallon) un’altra indagine a livello federale accusandoci di “causare incendio a un edificio dove si trovavano persone e (come aggravante) in gruppo” o qualcosa del genere. Questo con referenza alla SCT (Secretaria de Comunicacion y Transporte), per lo stesso caso per cui prima ci accusavano di Sabotaggio, Terrorismo e Delinquenza Organizzata. Nel momento in cui ho ricevuto la notifica di questa nuova accusa a livello federale mi sono un poco depresso, però in realtà non è stata una sorpresa, infatti sappiamo come agisce lo Stato e tutti i suoi intenti di mantenerci rinchiusx. Ricordo tutte le idiozie che ci volevano accollare durante la detenzione, le perquisizioni alle case di alcunx compagnx, fino ad arrivare al punto di mandare presunti compagni per cercare di tirarci fuori informazioni…che informazioni?

Sento un misto di impotenza-risa-rabbia-dolore e non so che altro, però qua stiamo, con la testa alta (pronto) per quello che venga.

– Non mi sto rendendo molto conto di quello che succede fuori, raramente posso leggere un giornale o vedere le notizie, così che al momento la fottuta carcere è tutto il mio mondo e per questo la mia lotta parziale è contro di essa.

– Ho ricevuto una lettera del compa Mario González, che mi ha fatto piacere e a cui ho risposto subito! Forza compagno!

– Credo che sto diventando dipendente del cioccolato amaro, sempre chiedo a mia madre che me lo porti il giorno della visita.

– Mi piace molto leggere e lo faccio ogni volta mi sia possibile e se c’ho qualche libro a disposizione me lo divoro (se lasciano passare libri e cioccolato)

In alcune occasioni parlo con qualche buon amico che mi sono fatto qui dentro, per i quali l’idea di anarchia e rivoluzione è (o era) sconosciuta, inesistente o erronea.

Come rivoluzionari abbiamo un ampio spettro di intervento e i metodi da utilizzare restano a discrezione dell’individuo/gruppo che decide di passare all’azione. Forse per alcune persone -incluso anarchiche- non risulta adeguato utilizzare certi metodi, in quanto non in linea con quello che ditta la “santa anarchia” però, a parte questo, la scelta dipende dalla ricerca dell’efficienza per colpire i simboli/strutture dello Stato e del Capitale, andando più in là della teoria.

Le condizioni dell’insurrezione sono latenti e per questo scommettiamo sul conflitto in forma effettiva e permanente senza aspettare che le condizioni siano abbastanza dolorose per cominciare ad agire o senza aspettare date -come dice il compagno Tripa- stipulate nel calendario rivoluzionario per attuare.

È importante comprendere nella sua totalità la nostra posizione come nemici del potere, non solo seguendo altrx compagnx come i pesci la corrente, ma anche apportando analisi, proposte e critiche coi nostrx affini per conoscere i problemi sociali che ci danneggiano, e quindi attaccare, non solo il “nemico-idea” ma anche il “nemico-fisico”

Questo nemico si rinnova in ogni momento e da qui l’importanza di una lotta che non sia immobile/statica ma invece in continua ristrutturazione.

Ci interessa attaccare il nemico dello scorso anno o quello odierno?

Il nemico non teme il metodo ma teme la nostra convinzione e determinazione.

-Faccio gli auguri alla Croce Nera Anarchica Messico per i suoi 10 anni di appoggio ai ed alle prigioniere…! Un abbraccio forte compagnx! Né un passo indietro!

Un forte abbraccio ai compas e le compas cilenx…

Mauricio Morales sempre presente!

Carlos “Chivo”

Maggio 2014