Due figli piccoli e tre più grandi: vivono tutti in 14 metri quadri

Succede a una famiglia sfrattata perché gli adulti hanno perso il lavoro e non sono più riusciti a pagare l’affitto: ora la loro casa è un garage
di Alessandro Cori

In quindici metri quadrati, sottoterra e senza riscaldamento, la famiglia di Ana ha sistemato tutte le cose della sua vita. Un lettino, la credenza, i materassi, le pentole e ogni oggetto che si può trovare in una casa normale. Anche se il tetto che i familiari della ragazza hanno sopra la testa è quello di un garage e il portone d´ingresso è una serranda d´acciaio. “Siamo arrivati dalla Tunisia sei anni fa. I miei hanno sempre lavorato – racconta in perfetto italiano Ana, vent´anni – Poi mio padre e mio fratello più grande hanno perso il lavoro nel cantiere Tav e a dicembre ci hanno sfrattato per morosità. Se non era per un nostro conoscente saremmo finiti in mezzo alla strada”.

Sono in sette: padre, madre e cinque figli tra cui due bambini di otto e quattro anni. Ora la notte per riscaldarsi si barricano dietro una montagna di coperte. Prima di “trasferirsi” nel garage di via Ferrarese erano in un alloggio alla Barca, riscattato dallo Iacp dal precedente assegnatario ed affittato loro a 950 euro, più 100 euro di condominio.

Non era certo poco, ma grazie al lavoro dei genitori e del fratello di Ana il canone è sempre stato pagato regolarmente. La ragazza e i suoi due fratelli maggiori studiano, si diplomano. Sembra andare tutto bene fino a che i cantieri dell´Alta Velocità non chiudono e iniziano le difficoltà. Alì (il padre cinquantunenne della ragazza) e suo figlio cercano altri impieghi senza trovare nulla. Diventano due “vittime” della crisi, come tanti. Alla famiglia rimane solo il reddito della madre, Aycha, che fa la domestica e guadagna circa 500 euro al mese. Troppo poco per permettersi un alloggio. Il mondo che si erano costruiti gli crolla addosso. La domanda per un appartamento Erp, inoltrata al Comune, è in posizione arretrata. C´è altra gente in lista d´attesa prima di loro. Ed ecco allora che il garage, poco distante dalle ex officine Casaralta dove proprio ieri mattina per l´ennesima volta sono stati sgomberati 21 immigrati, diventa l´unica soluzione possibile. Lì dentro però, tutti e sette non c´entrano. “Per fortuna alla fine sono riuscita a farmi ospitare da un amico – continua Ana – mentre mio padre è costretto a dormire in un furgone”. Il 10 febbraio i servizi sociali hanno fissato un appuntamento con la famiglia della ragazza. Ancora due settimane quindi, da passare nel garage facendo finta che sia una casa vera.

“Dopo lo sfratto i servizi hanno trovato una sistemazione solo per la mamma e i figli minori – spiega Ivano Trentini del Sunia, il sindacato degli inquilini – Dieci giorni in albergo popolare, il ‘ Pallone´, e poi stop. Così sono finiti a vivere nel garage. Questo è un caso, ma il popolo degli sfrattati è numeroso ed invisibile. Le famiglie non amano mettere in mostra i loro guai, quindi per la casa bussano all´unica porta che conoscono, quella del Comune, peccato che l´amministrazione abbia solo risorse ordinarie e limitate per una crisi di dimensioni mai viste. In tutta la provincia ci sono tremila famiglie sotto sfratto per morosità – continua Trentini – ed entro marzo 300 saranno messe alla porta. Prefetto, Regione e Governo devono intervenire per limitare gli sfratti. La macelleria sociale di cui parla Tremonti noi la vediamo già”.

La speranza di vivere in una sistemazione più dignitosa, per Alì e i suoi figli va di pari passo con il desiderio di trovare un lavoro, il prima possibile. “I miei fratelli hanno fatto l´idraulico, il muratore, sono svegli e seri – dice Ana facendo una sorta di appello – Anche mio padre, nonostante gli abbiano da poco riscontrato un´invalidità del 50%, vuole lavorare. Del resto lo ha sempre fatto, da una vita. Spero che qualcuno si faccia avanti per darci una mano. La mia famiglia non può continuare a vivere sottoterra”.

Fonte: La Repubblica Bologna, 29 gennaio 2010

Posted: January 31st, 2010
at 8:01pm by ironriot

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Categories: Diritto al tetto

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