EDUCAZIONE AUTONOMA ZAPATISTA

Da quando nel 2005 è stata lanciata la VI dichiarazione della selva lacandona gli attacchi paramilitari alle comunità indigene si sono intensificati, ma nel 2010 questa escalation ha subito un’ulteriore impennata. In particolare il tremendo attacco contro la comunità di San Marcos Aviles è un’aggressione diretta al cuore del progetto di autonomia zapatista, ovvero l’educazione. I compagni e le compagne dell’EZLN, sin dall’insurrezione armata del ’94, hanno cercato di costruire un sistema educativo dal basso.

Nella scuola ufficiale infatti, prima del 1994, non si studiavano le lingue indigene attualmente parlate da centinaia di migliaia di chiapanechi. Il rifiuto di integrare le lingue native nel programma educativo ufficiale è un segno evidente del fine ultimo della scuola del governo: conservare nell’ignoranza e nella marginalità gli indigeni, considerati cittadini di categoria inferiore, utili solo come manovalanza nei latifondi.
I giovani venivano e vengono esclusi per non parlare spagnolo, per indossare abiti “ridicoli”, per il colore della pelle e spesso i gruppi paramilitari riducono considerevolmente la mobilità dei bambini, assediando le comunità, impedendogli quindi di andare a scuola, come nell’attualissimo caso di San Marcos Aviles. Ma il problema è strutturale: la scuola statale serve per preparare un cittadino che accetti come normali i valori del profitto, della competitività, della meritocrazia, dell’autoritarismo.

L’educazione del governo è pensata, costruita e ripartita secondo il sistema occidentale, ovvero con i criteri dei colonizzatori. Una scuola che distrugge l’idea sacra del collettivismo comunitario in cambio del mito del successo individualistico, sistematizzando valutazioni e promozioni in categorie positiviste, matematiche, rigide.
Poi, l’umiliazione di studiare la storia dei vincitori, che considerano Storia solo la propria vittoria, cancellando metodicamente ogni traccia delle civiltà che dicono soppiantate da secoli. Infine i costi del materiale didattico, della divisa obbligatoria, riducono drasticamente la possibilità che i figli dei poveri contadini possano terminare gli studi.

Dunque la ribellione armata del 1994 ha dovuto affrontare il problema di come crescere i bambini nei territori appena liberati. Sono quindi sorte varie scuole autonome per soddisfare questa esigenza popolare. Molte di queste furono e sono semplici capanne o addirittura parti della casa di qualche compagno, dove si riunivano i figli dei contadini, piccoli zapatisti, per apprendere le nozioni fondamentali della vita comunitaria. Posti costruiti con meno cemento ma con più fondamenta delle scuole statali che ancora oggi continuano ad essere razziste e selettive.

Con gli anni questo sistema è andato perfezionandosi e oggi nelle comunità zapatiste si contano decine di centri d’educazione primaria autonoma costruiti con l’appoggio economico della solidarietà locale ed internazionale ma soprattutto sono state messe in piedi con uno sforzo collettivo della comunità. Si tratta di piccoli spazi, alcuni di due piani, con ampie finestre spesso senza vetri, con lavagne, panche rustiche e un minimo di materiale educativo. Però al posto dei sussidiari queste scuole dispongono dell’inesauribile enciclopedia che è la giungla che le circonda. E non è una frase retorica per mitigare la scarsezza di risorse delle misere comunità contadine, piuttosto la natura è un asse fondamentale del piano didattico autonomo.

Queste scuole ospitano attualmente migliaia di bambini/e, seguiti da un gruppo di promotori e promotrici d’educazione. Il promotore è la figura comunitaria che sostituisce il maestro della scuola statale, è una persona scelta all’interno della comunità stessa, incaricata di dedicarsi allo sviluppo dei bambini e delle bambine che lì vivono. Un promotore d’educazione, come qualsiasi altro incaricato delle comunità zapatiste, non riceve salario.

Forse la parte più interessante e rivoluzionaria del sistema educativo zapatista, che riproduce e attraversa molti percorsi della pedagogia alternativa, è il metodo didattico che hanno sviluppato. La cosmologia maya, e quella indigena in generale, parte da una prospettiva che in occidente definiremmo animistica, dove tutti gli elementi partecipano all’armonia e alla rivelazione spirituale, esattamente al contrario della visione positivista e ultrasettoriale della scienza moderna. Gli studi non puntano quindi al conoscimento scientifico, assoluto e specialistico, ma a un equilibrio della conoscenza, che poi rivela la fondamentale ricerca dell’equilibrio fra uomo e natura nella cultura indigena e contadina.

Quindi le materie diventano aree, e non hanno un piano di studio rigido e programmato. Le aree di conoscenza sono: storia, matematica, lingua, ambiente e integrazione. Le
lezioni non si svolgono solo in classe, ma all’aperto, all’ombra di un albero, al fiume, in giro per la comunità, nell’orto, in circolo.
L’orizzontalità dell’insegnamento però, oltre che un metodo efficace affinché i bambini imparino più rapidamente e con maggior interesse, è soprattutto un valore etico. Un
fattore educativo ben più potente di qualsiasi piano didattico alternativo. I bambini e le bambine zapatiste assimilano in lezioni quotidiane avvincenti la fattibilità di una scuola, e quindi di una società, senza gerarchie imposte, senza giudizi sommari, senza punizioni.

Allenare le nuove generazioni all’esercizio della libertà e dell’autogestione è seriamente pericoloso per qualsiasi potere.

Così si spiega l’accanimento del governo contro questa palestra di autodeterminazione e di autonomia. Per lo stesso motivo per chiunque voglia cambiare lo stato di cose presenti, difendere questo spicchio di altro mondo possibile è urgente e necessario.

La libertà è un sogno che l’educazione farà realtà

Posted: November 1st, 2010
at 1:11pm by ironriot

Tagged with , , , , , ,


Categories: America Latina

Comments: No comments