L’embargo su Gaza

La Striscia di Gaza è un fazzoletto di territorio di 360 km² dove vivono poco meno di 1milione 500mila persone con una densità di poco più di 4 mila persone al km², una delle più alte del mondo. La metà di questa popolazione è minorenne.

Dal 2007, dal momento in cui Hamas vince le elezioni, Israele pone la Striscia di Gaza sotto un assedio militare permanente. Numerosissime sono le incursioni armate all’interno del territorio palestinese, gli attacchi aerei con uccisoni selettive. Alla fine del 2008 gli israeliani scatenano su Gaza l’operativo “Piombo Fuso”. Con bombardamenti a tappeto vengono distrutte tutte le principali installazioni civili: ospedali, scuole, università, sedi televisive, l’unico aeroporto, strade. Il numero dei morti non è mai stato ufficializzato, ma da si parla di circa 1.400 persone uccise.

Ma la ferocia d’Israele contro il popolo palestinese non si ferma agli attacchi militari. Dal 2007 infatti, con la complicità del governo egiziano, gli israeliani impongono su Gaza un embargo strettissimo. Data l’esiguità del territorio, Gaza è costretta ad importare la maggior parte dei beni primari: acqua, cibo, energia. Da tre anni Israele impedisce il passaggio di questi beni mantenendo la popolazione in uno stato di permanente miseria, abbandono, spossatezza.
Nonostante lo sdegno e le accuse dei movimenti sociali internazionali e le labili pressioni di alcuni organismi istituzionali, Israele persiste con l’embargo sulla popolazione civile sostenendo che ogni bene che entra a Gaza viene utilizzato dai gruppi terroristi per attaccare Israele.
A gennaio del 2010 un’organizzazione per i diritti umani israeliana, Gisha, accusa il proprio governo davanti il tribunale israeliano di violazione dei diritti umani e chiede che vengano forniti i documenti preparati dal governo e dall’esercito che regolano l’embargo su Gaza.
Dopo molti mesi di attesa vengono forniti parte di questi documenti, tra cui compare anche il “Food Consumption in the Gaza Strip – Red Lines”.
Questo documento elenca dettagliatamente che tipo di cibo e in che quantità può entrare a Gaza: ok la carne in scatola, ma non la frutta in scatola, ok the e caffè, ma no la cioccolata, e così via.
Dai documenti si evince chiaramente, cosa che i movimenti sociali che lottano contro l’embargo hanno sempre detto, che l’obiettivo di Israele è colpire la poplazione civile della Striscia di Gaza per indurla a limitare il suo appoggio ad Hamas.
In questi documenti si fa riferimento all’apporto calorico minimo che ogni cittadino di Gaza, in base al sesso e all’età, deve avere, senza morire di fame, e in base a questo calcolo, regolano il flusso dei beni di prima necessità che entrano dalle frontiere.
L’obiettivo è dichiaratamente e scientificamente quello di affamare la popolazione civile, indebolirla fisicamente e moralmente, portarla ad un indignitoso stato di miseria permanenete senza però, e così sta sottilineato letteralmente sui documenti, creare un caso umanitario internazionale che possa ledere l’immagine di Israele.

Di certo non avevamo bisogno di questi documenti per delineare le strategie di terrore e oppressione che si stanno abbattendo contro la popolazione palestinese. Ancora una volta, spudoratamente, è chiara l’infame ed impune strategia assassina del governo sionista israeliano.


(11 agosto 2010)

Risorse:
Al Jazeera
Palestine Note
BBC

Posted: August 11th, 2010
at 10:48am by ironriot


Categories: palestina

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