Strage di Bologna, i palestinesi non c’entrano

Mi è stato solo di recente segnalata la presenza di un errore piuttosto serio nel mio libro sulla strage di Bologna «Storia nera», uscito ormai due anni fa per Cairoeditore. Essendo l’errore in questione foriero di gravi equivoci, ho chiesto ospitalità al «Manifesto» per porvi un sia pur tardivo rimedio.

Nel libro avevo scritto che Abu Saleh, il militante palestinese in carcere dal ’79 in seguito all’individuazione di un lanciamissili trasportato, per conto dei palestinesi, da tre militanti romani del Collettivo di via dei Volsci, era stato scarcerato a metà dell’agosto 1980. L’informazione è certamente errata. Secondo la commissione Mitrokhin, Saleh fu scarcerato sì a metà del mese di agosto, ma del 1981. Le carte processuali parlano invece del 1982. Interpellati, i commissari della Mitrokhin spiegano che in effetti Saleh rimase tecnicamente in carcere fino all’82, ma sostengono che già dall’anno precedente il palestinese si trovava agli arresti domiciliari. I suoi coimputati italiani smentiscono e affermano che Saleh è rimasto in carcere sino al momento della definitiva liberazione.
In ogni caso è certo che Saleh non fu liberato il 14 agosto 1980, cioè meno di due settimane dopo la strage alla stazione di Bologna. Può sembrare un particolare: non lo è. L’ipotesi secondo cui l’arresto di Abu Saleh sarebbe legato alla strage di Bologna parte infatti dal patto segreto stretto tra le organizzazioni palestinesi e Aldo Moro, per il tramite del colonnello dei servizi segreti Stefano Giovannone, in base al quale i palestinesi potevano trasportare liberamente materiale bellico sul territorio italiano purché non lo adoperassero in Italia. L’arresto di Abu Saleh (e il sequestro del lanciamissili) costituivano una violazione di quel patto, e infatti il leader dell’Fplp George Habbash protestò vigorosamente, quasi minacciosamente, con il governo italiano invocando il rispetto degli accordi e reclamando sia la restituzione del lanciamissili che la liberazione di Abu Saleh. È ovvio che, in questo quadro, la liberazione del palestinese solo pochi giorni dopo la strage avrebbe costituito, pur senza alcun valore probatorio, un elemento a sostegno della cosiddetta pista palestinese. Di qui, anche a distanza di due anni, la necessità di correggere pubblicamente l’errore.
Approfitto però dell’occasione per fornire un chiarimento che mi pare necessario. «Storia nera», così come i molti articoli «innocentisti» scritti da me e da altri sul «manifesto» nel corso di circa quindici anni, non si proponeva di individuare i colpevoli della strage, ma solo di indicare chi colpevole non è, pur essendo per quella strage stato condannato. Mi sono pertanto limitato a elencare, nell’ultimo capitolo del libro, tutte le ipotesi che in questi decenni sono state avanzate, inclusa la «pista Saleh», senza minimamente prendere posizione a favore dell’una o dell’altra. In questo contesto, non parlare della succitata ipotesi sarebbe stato impossibile. O gravemente reticente.

Andrea Colombo
tratto da Il Manifesto del 16 luglio 2009

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Andrea Colombo si accorge di un grave errore contenuto nel suo libro-inchiesta «Storia nera» in base al quale l’ipotesi della «rappresaglia» palestinese poteva sembrare avere una maggiore credibilità. Scrive Colombo a pag. 342 del suo libro : «….avesse spinto Abu Saleh a chiedere l’intervento di tre esponenti di spicco dell’autonomia romana. Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Luciano Nieri erano i dirigenti di un collettivo, quello di via dei Volsci che, pur non avendo niente a che fare con il terrorismo, era considerato ( a torto ) limitrofo alla lotta armata. Per il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, capo dell’antiterrorismo, i tre «volsci» rappresentavano una preda ghiotta. Così quando il colonnello Giovannone iniziò a darsi da fare per tirare fuori di galera Saleh, arrestato pochi giorni dopo i tre autonomi romani, e onorare così il patto stretto da Moro, Dalla Chiesa si oppose. Contro ogni evidenza, affermò che i missili non erano di passaggio in Italia ma destinati ad uso interno. In aperta violazione dell’accordo, Saleh rimase in carcere. Di conseguenza, l’11 luglio 1980, una nota dell’Ucigos segnalava le reazioni negative dell’Fplp per la permanenza in carcere di Abu Saleh e concludeva: «Non viene escluso che, da parte della stessa organizzazione, possa essere tentata una sorta di ritorsione». La bomba di Bologna sarebbe stata dunque una sorta di rappresaglia per la mancata liberazione di Saleh, il quale fu in effetti scarcerato, con larghissimo anticipo sui tre autonomi romani, pochi giorni dopo la strage, il 14 agosto 1980. L’Fplp avrebbe commissionato la strage a Carlos, che si sarebbe servito, per portare a termine il suo compito, dei tedeschi delle cellule rivoluzionarie».
Dunque Andrea Colombo ora scopre che Abu Saleh è stato scarcerato ben due anni dopo la strage di Bologna, il 15 agosto 1982, e non come asserisce nel libro «all’indomani della strage di Bologna».
C’è ancora da dire che nel libro di Andrea Colombo l’ipotesi palestinese pur inserita nel capitolo «piste alternative», risulta di gran lunga la più sostenibile anche grazie all’incidente-svista-falso in cui è incappato l’autore, che fa derivare «l’immediata scarcerazione di Abu Saleh dalla bomba alla stazione». Peraltro tra i media in grado di deformare la verità rientra la trasmissione televisiva di Minoli «La storia siamo noi», che a più riprese si è interessata della vicenda mettendo pesantemente in relazione la strage di Bologna con la mancata scarcerazione degli imputati arrestati ad Ortona perché trovati in possesso dei due lanciamissili dei palestinesi.

t.d.f.
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Non la smetteranno mai
Il riconoscere uno sbaglio effettivamente compiuto è in ogni caso positivo. Sono comunque estremamente scettico sull’ipotesi che la smettano di addossare ai palestinesi la responsabilità di aver compiuto un’infamia così bestiale come la strage di Bologna. Ma proprio per l’enorme nefandezza di quel crimine così come per tutte le altre stragi, i fascisti che ormai stanno tranquillamente al potere cercheranno in tutti i modi di scaricarne la responsabilità sui palestinesi o su qualsiasi altro soggetto debole che non possa contrastare la loro smisurata offensiva massmediatica, la strage di Bologna come la modalità dell’uccisione di Valerio Verbano sono così raccapriccianti che neanche i più sfacciati criminali stragisti riescono a rivendicarne la paternità. Io non sono convinto della colpevolezza di Fioravanti e della Mambro, anche se non lo vedo in contrasto con un agire così insensato e colpevolmente protetto come emerge appunto dalle pagine del libro di Colombo. Una cosa comunque è certa: sia i fascisti in prima persona, sia quelli di loro in organico ai servizi hanno costantemente attuato o solo organnizzato le stragi di persone innocenti allo scopo di limitare le libertà di tutti ed aumentare il potere degli organi militari.

Daniele Pifano

Fonte: blog Senza Soste, 28 luglio 2009

Posted: July 28th, 2009
at 9:47am by ironriot

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Categories: Antifascismo

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