[MoviengToGaza] DECIMO GIORNO A GAZA

Gaza non finisce di sorprendere. Nella nostra ricerca di luoghi e situazioni e attrezzature che ci serviranno per realizzare il nostro film, oggi ci rechiamo agli studi cinematografici Asdaa Town in Khan Younis, a sud della striscia.

Solo dopo un tour di tre ore scopriremo che gli studi non esistono e che in realtà vi sono solo delle dune che circondano l’area dove è stato girato un unico film, dopo il 2007.

Al posto degli studi vi è un allevamento ittico per pesci di acqua dolce, dove ogni giorno vengono prodotti 300 chili di pesce da vendere al mercato di Khan younis e l’acqua dolce che eccede per produzione viene utilizzata per l’irrigazione dei campi limitrofi.

Per precisare, l’area in cui sorge Asdaa Town fino al 2005 era un insediamento israeliano a cui i palestinesi per 40 anni non hanno potuto accedere, nonostante sia la zona più verde e splendida di tutta la striscia.

Il responsabile delle pubbliche relazioni ci spiega che l’allevamento ittico è anche un modo di rispondere all’embargo israeliano che vieta ai pescatori di spingersi con le loro barche per pescare oltre le 3 miglia dalla costa, nonostante gli accordi internazionali presi a Oslo nel 1993 prevedessero questo confine delle acque palestinese a 20 miglia dalla costa.

Nell’aerea adiacente, per rispondere alla richiesta della popolazione di avere un area verde in cui famiglie e scolaresche possano recarsi a svagarsi un po’, sorge un zoo, forse di grande interesse per i bambini e le loro famiglie ma ai nostri occhi una prigione nella prigione, in cui poveri animali rubati alla loro natura, vengono tenuti soli, in una triste cattività.

Forse questo ci parla della natura dell’uomo più di tanti discorsi e della sua sadica capacità di trovare un sottile piacere sadico nell’applicare una coercizione su esseri viventi percepiti come inferiori.

L’altra parte dell’area è uno splendido Acqua Park, con una immensa piscina per noi anch’essa icona di una società con regole difficile da comprendere. Solo uomini e bambini possono accedere all’acqua perché alle donne non è permesso per ragioni di pudore spogliarsi né immergersi vestite. Noi veniamo da un contesto così diverso e ci viene normale fare confronti e vedere tutto quello che è lontano da noi come delle privazioni forzate, ma non sappiamo e non capiamo se sono le donne le prime a desiderare questo e forse sono le prime che al momento non si sentirebbero a loro agio in piscina in bikini. La cultura ha i suoi meccanismi interni, che qui sono mossi anche da tante dinamiche esterne al paese. Di certo noi occidentali rappresentiamo una grande attrazione per tutte le donne che ci incontrano e appena possibile si avvicinano e cercano di conoscerci e poi, al primo scambio di parole, intimidite ed ingenue ridacchiano.

Sempre a Khan younis andiamo a incontrare i ragazzi che praticano il Parkour, gli stessi che alcuni mesi fa sono stati in Italia per scambiare saperi e idee con i team di Bologna, Roma, Palermo, Bergamo e Milano.

Poco più che ventenni hanno appreso da soli guardando dei video on -line trucchi e segreti che solo i migliori atleti sanno performare. Allenandosi con enorme coraggio non in palestre attrezzate ma sulle dune del deserto o fra le strettissime vie del quartiere, con la determinazione di giovani che saltando da un palazzo all’altro vogliono rompere le barriere fisiche e mentali che l’occupazione gli impone.

http://www.youtube.com/watch?v=ecSE2s9ijWc

Posted: aprile 30th, 2012
at 8:22 by prox

Tagged with , , ,


Categories: palestina

Comments: No comments