Cronache Anarchiche

Il giornale “Umanità Nova” nell’Italia del Novecento (1920-1945)
Ed. Zero in Condotta, pp. 294
(con 2 dvd contenenti la la raccolta completa digitalizzata del quotidiano anarchico)

Qualche tempo fa, diffondendo Umanità Nova ad una manifestazione, mi è capitato di scambiare qualche battuta con un giovane militante comunista meravigliato di apprendere che il giornale degli anarchici era stato fondato nel 1920, ossia novanta anni fa.
Infatti, se si considera la scomparsa o il triste destino dei giornali della sinistra storica (l’Avanti! del partito socialista, La voce repubblicana, L’Ordine Nuovo di Gramsci o L’Unità, ormai ridotto a portavoce di gossip sub-politici) e di quella che fu la “nuova sinistra” (Lotta Continua, Potere Operaio, Senza Tregua, Il Quotidiano dei Lavoratori, La Sinistra, Bandiera Rossa…), di cui rimane il sempre più impalpabile Manifesto, è sicuramente un dato non scontato che il periodico dell’anarchismo organizzato sia riuscito a resistere a tante traversie e stagioni politiche, senza mai contare su sostegni finanziari statali o commerciali.

Gli stessi libertari, sovente, non si rendono pienamente conto di questa continuità e della traccia d’inchiostro contro-corrente lasciato da Umanità Nova, tra passato e presente, attraverso innumerevoli lotte, movimenti, repressioni e trasformazioni sociali.
Nato nel febbraio 1920, come quotidiano, su iniziativa dell’Unione Anarchica Italiana, fin dall’inizio cercò di non essere soltanto l’organo della tendenza comunista-anarchico (“Umanità Nova si sforza di rappresentare il meglio che può tutto il movimento anarchico” ebbe a precisare Malatesta, sul giornale del 14 ottobre 1922), ospitando contributi libertari anche esterni alla UAI, compresi quelli di non pochi anarchici individualisti e anti-organizzatori, ma pure dando spazio a soggetti non-anarchici quali comitati, associazioni e gruppi politici del movimento d’emancipazione, in un’ottica di solidarietà di classe.
A pochi mesi dal suo apparire, nel giugno 1920, il prefetto di Milano, Lusignoli, in una relazione a Giolitti sulla stampa ritenuta sovversiva menzionò Umanità Nova tra i giornali che “rivelano tutti gli eccessi, tutte le intemperanze, tutte le violenze dei rispettivi gruppi”.
Negli anni dello squadrismo ospitò, puntualmente, le cronache della guerriglia antifascista e i comunicati degli Arditi del Popolo, tanto che le redazioni di Milano e Roma furono entrambe devastate dai mazzieri di Mussolini in perfetta sinergia con la repressione statale sempre prodiga di denunce, processi e censure per i redattori e i gerenti del giornale.
D’altra parte, era la stessa stampa “democratica” a criminalizzare i giornali della sinistra indicandoli come i fomentatori del disordine sociale: “Il Corriere della Sera – ebbe a commentare Antonio Gramsci – è riuscito persino a identificare il centro di questa propaganda: il comando delle forze sovvertitrici e sobillatrici è nelle mani – indovinate di chi? – di quei dell’Ordine Nuovo e dell’Avanti! di Torino e dell’Umanità Nova di Milano, cioè di Malatesta”.
Questa capacità di diffondere le idee anarchiche con intransigenza etica ma senza chiusure settarie, così come quella di indicare nell’antiautoritarismo e nell’azione diretta degli sfruttati la via possibile della rivoluzione sociale, assicurò ad Umanità Nova un largo successo tra il proletariato, tanto da impensierire la redazione del quotidiano socialista Avanti!, così come testimonia una famosa lettera del carteggio Turati-Kuliscioff.
Oltre a questa scelta politica a favore dell’interazione con tutto il sovversivismo ed ogni opposizione anti-governativa, l’esperienza di Umanità Nova fu anche un modo di fare giornalismo non-professionale ma in grado di fare concorrenza alle principali testate borghesi d’informazione. Fu così che, ad esempio, in occasione dell’impresa di Fiume, “Il quotidiano anarchico è il primo dei giornali sovversivi che ci manda un suo inviato speciale e che non si accontenta, per giudicarci, delle menzogne dei vari Zanella autonomi o comunisti. Rileviamo con piacere l’atto di onestà politica dell’organo di Malatesta” («La Testa di Ferro», 6 giugno 1920). Analogamente, nel febbraio 1921, Umanità Nova fu l’unica testata non social-comunista ammessa ai lavori del 17° Congresso nazionale del PSI, durante il quale si compì la scissione comunista e la fondazione del PCdI.
Per questo appare appropriato il titolo “Cronache anarchiche” per il recente volume edito da ZIC sulla storia – dal 1920 al 1945 – di Umanità Nova che, in realtà, è anche un saggio sulla storia del movimento operaio in Italia, dall’Occupazione delle fabbriche all’insurrezione antifascista poi celebrata come la Liberazione, attraverso il duro ventennio della persecuzione, della clandestinità e dell’esilio. Assieme all’importante lavoro storiografico collettivo, costituito da un’articolata raccolta di interventi specifici che, per la prima volta, ricostruiscono le diverse fasi e le questioni più cruciali vissute dal giornale, l’encomiabile curatore dell’opera Franco Schirone ha ritenuto di offrire ai compagni e agli studiosi la possibilità di disporre in 2 dvd la preziosa raccolta pressoché esaustiva di tutti i numeri del giornale, compresi i più rari quali quelli editi all’estero e quelli stampati clandestinamente, nel quarto di secolo più tempestoso della contemporaneità.

emmerre

Posted: January 22nd, 2011
at 5:15pm by ironriot

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Categories: Anarchismo

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