DICEMBRE 2010: ACTEAL, TREDICESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE

La Sociedad Civil Las Abejas ha celebrato il 13° anniversario del massacro di Acteal con un festival culturale, una messa e un incontro dal titolo “Tessere resistenze ed autonomie”. L’evento si è svolto nel piazzale della comunità di Acteal, affacciato a strapiombo su una magnifica e rigogliosa cañada1 degli Altos de Chiapas. Il piccolo centro abitato, situato nel municipio chiapaneco di Chenalhó, si è riempito di persone accorse soprattutto dalle comunità vicine, che hanno creato un’atmosfera lenta ed allegra, piena di musica, canti e bambini. Ma il sangue si gela nelle vene quando si guarda la chiesetta di assi di legno in cui nel 1997 è avvenuto il massacro.

Il 22 dicembre 1997 più di 300 persone di etnia maya tzotzil, per lo più desplazados fuggiti dalla violenza con cui militari e paramilitari colpiscono le comunità chiapaneche, si trovavano riunite in preghiera ad Acteal. La giornata di orazioni era promossa dalla Sociedad Civil Las Abejas, organizzazione cattolica e pacifista che, pur condividendo le rivendicazioni dell’EZNL, si è da sempre dichiarata contraria alla scelta della lotta armata. Verso le 11 del mattino un gruppo di circa 90 paramilitari ha fatto irruzione ad Acteal ed ha massacrato 45 persone che stavano partecipando all’orazione: 9 uomini, 15 bambini e 21 donne, di cui 4 incinte. La presenza di una postazione dell’esercito a circa 300 metri da Acteal e il fatto che, malgrado gli spari si potessero ascoltare da lontano, i militari non siano intervenuti per fermare la matanza, viene considerata come dimostrazione della presenza di una copertura governativa alle operazioni dei paramilitari. Il governo, però, ha sempre negato la sua responsabilità nel massacro, affermando che l’episodio è figlio di atavici conflitti tra gruppi indigeni.
“Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati portati a giudizio, e si sono adoperati per fare scarcerare gli autori materiali, pagando avvocati di prestigio, scrittori e mezzi di comunicazione”, mi ha detto José Alfredo Jiménez Pérez, presidente della Mesa Directiva de la Sociedad Civil Las Abejas, che ho incontrato ad Acteal durante le celebrazioni. E il tentativo è andato a buon fine: 44 persone detenute per i crimini commessi il 22 dicembre 1997 sono state scarcerate. La risoluzione “non equivale ad pronunciamento di innocenza degli imputati”, ha dichiarato José Ramón, giudice della Suprema Corte de Justicia de la Nación, ma è determinata dall’aver riscontrato irregolarità formali nel procedimento giudiziario. La colpevolezza dei paramilitari scarcerati è infatti indubbia, visto che i superstiti della strage non possono essersi sbagliati nel riconoscerli come responsabili, trattandosi di loro vicini di casa, conoscenti, e in alcuni casi parenti. “Al liberar a quienes participaron en acciones de contrainsurgencia en Chiapas solo se alejan
más las condiciones de vivir en paz en nuestras comunidades, ya que en varias ocasiones
hemos confirmado que los paramilitares regresan a los lugares donde siempre se les vio
cometiendo los delitos” scrive la Sociedad Civil Las Abejas in un comunicato. E il ritorno dei paramilitari alle proprie comunità di origine, vittime della loro violenza, non può che portare nuove tensioni: durante la messa del 22 dicembre è stato denunciato che pochi giorni prima delle celebrazioni si sono ascoltati alcuni spari provenire dalla comunità La Esperanza, dove vivono alcuni tra gli indigeni scarcerati. “No sabemos qué podría sucederles a los testigos y sobrevivientes, porque regresaron los paramilitares y tienen enterradas sus armas”, continuano nel comunicato.
“Continueremo a lottare, esigendo giustizia e rispetto dei diritti umani, perchè il caso Acteal non rimanga impune”, ha affermato José Alfredo Jiménez Pérez, sottolineando come quest’anno, il 13° dal massacro, abbia onorato la tradizione maya che considera il 13 come un numero sacro: 13 sono le scale che portano al cielo, 13 i momenti per parlare a Dio. Ed è infatti di pochi giorni prima delle celebrazioni dell’anniversario la notizia que la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) ha declarado admisible la petición promovida en 2005 por la Sociedad Civil Las Abejas y el Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas.
Segun la CIDH el Estado es responsable por los hechos ocurridos en Acteal sea por acción que por omisión. “Por acción, porque alegan que la masacre se habría consumado en el contexto de una política de Estado encaminada a cometer ataques generalizados y sistemáticos contra la población civil, alegadamente ejecutada por grupos paramilitares financiados, adiestrados y protegidos por las mismas autoridades nacionales, para debilitar las bases del EZLN y las comunidades que le habrían manifestado su simpatía. Por omisión, por la presunta deliberada falta de intervención de la Policía de Seguridad Pública durante la consumación de los hechos denunciados. Asimismo, alegan una denegación de justicia que persistiría hasta la fecha del presente informe”, se lee en el documento de la CIDH.
Lo Stato si è spinto oltre, tentando di cooptare i lider comunitari, offrendo loro denaro in cambio di silenzio. Molti hanno accettato i favori del Governo, promettendo in cambio di non denunciare più il massacro del ’97: hanno firmato un documento in cui si afferma che questo non è mai avvenuto, e hanno causato di coneguenza una scissione interna alla Sociedad Civil Las Abejas.
”Il Governo dice che il massacro non è avvenuto realmente, ma noi siamo testimoni. Qui è morta la mia famiglia, non ho paura a dirlo. Il Governo mente e regala denaro, ma noi non lo possiamo accettare, perchè sappiamo che sono bugiardi. La gente non può starsene zitta, deve dire tutto quello che è successo qui ad Acteal”, ha affermato una sopravvisuta al massacro con cui ho avuto modo di parlare. “Vedere tutta questa gente ad Acteal per le celebrazioni mi permette di non sentirmi sola. Persone provenienti da vari paesi sono venute fin qui per vedere se siamo noi a mentire o è il Governo a farlo”.

Posted: December 23rd, 2010
at 3:30am by prox

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Categories: America Latina

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