Distribuito a Torino Sabato 19 Giugno 2010 durante il corteo del “Pride”

Il Diritto, come si sa, è quella materia che spiega e giustifica l’esistenza delle Leggi. Le Leggi le fa lo Stato.
Riconoscere il Diritto vuol dire riconoscere le Leggi dello Stato. Nonostante queste siano – sotto qualunque regime, anche in quello democratico – delle imposizioni che sanciscono l’ingiustizia sociale, ovvero il diritto del più forte ed i suoi privilegi, stabilendo delle pene per chi le trasgredisce. Il reo, inevitabilmente appartiene a classi non privilegiate e spogliate di ogni bene e libertà. Fatevi un giro in galera e vedrete l’estrazione sociale dei detenuti.
Perchè, dunque, piangere sui diritti perduti o mai avuti e chiedere allo Stato di riconoscerli?
E’ come chiedere la grazia al boia.
Così si legittima soltanto lo Stato, che è appunto la cristallizzazione violenta e burocratica dell’ingiustizia sociale.
Questo non toglie la necessità di lottare per ciò che riteniamo giusto, per realizzare i nostri bisogni ed i nostri desideri.
Ma non illudiamoci, se la lotta ci può far strappare qualcosa ai potenti, se non avremo altrettanta forza e determinazione per difenderla, presto il potere ce la strapperà – a meno che ci liberiamo di lui -.
Sarà inutile ricordare che quello era un diritto, che poi ci è stato tolto e chiederne la restituzione, come sarà inutile invocare nuovi diritti. Lo Stato le leggi le fa e le disfa a seconda della loro utilità per conservarsi. E se gli torna utile, non esita ad infrangerle. Lo sanno benissimo i nostri sbirri, assassini impuniti e premiati.
Dunque adesso parliamo di rovesci dei diritti.
Ne sanno qualcosa i lavoratori con il loro famoso “statuto” prima riconosciuto e poi calpestato. Gli studenti, che hanno visto tutte le loro conquiste degli anni ’70 cancellate. Le donne, che vedono continuamente insidiate conquiste recenti dalle forze della reazione, con l’inevitabile impennarsi di violenza quotidiana su di loro. Man mano che il gruppo colpito è più debole o inadattabile allo status quo, le privazioni sono più feroci e sanguinose. Ne sanno qualcosa immigrati, omosessuali e chi lotta contro il potere. La negazione dei “diritti” passa attraverso alla violenza fisica non solo poliziesca, ma di gruppi politicamente organizzati per questo (così nacque il fascismo).
Per questo motivo gli anarchici vogliono invitare a non cadere nei tranelli del potere. A partire dal linguaggio, non riconoscere categorie come quella dei diritti che corrispondono tristemente ad una realtà di inganno, violenza e sopraffazione istituzionalizzate.
Chiedere diritti a chi li toglie – sia di destra che di sinistra – significa imboccare una strada che non porta alla liberazione, ma entrare spontaneamente in gabbia, riconoscere ed intrattenere commerci con il nostro carceriere.
Il mito della legalità, tanto caro ad ogni sorta di prete e politicante, è un cul de sac fatto per stemperare la radicalità delle lotte. Legale o illegale è perfettamente indifferente per i nostri desideri.
Identifichiamo gli obiettivi, i percorsi ed i metodi coerenti verso la libertà ed il piacere. Lottiamo insieme con forza e decisione per ottenerli. Prendiamoceli senza chiedere permesso. Difendiamoli ancora con la lotta, espandendoli. E non ci illudiamo delle concessioni del potere.
Di fronte ai nemici della libertà non si può stare seduti, né abbassare la guardia.

Torino squatters 17 giugno 2010

http://tuttosquat.net

Posted: June 21st, 2010
at 9:56am by ironriot

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Categories: Anarchismo

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