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	<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:33:04 +0000</pubDate>
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		<title>Punto di non ritorno</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://ladylibertyslamp.files.wordpress.com/2009/11/antifascisti.jpg" align="left" width="200" height="150">Siamo a Verona. Una città che da almeno trent’anni è uno dei crocevia dei percorsi più radicali e sperimentali della destra estrema italiana. Un radicamento, quello neofascista a Verona, il cui cluster ha sedimentato terroristi (Ordine Nuovo, lo hanno dimostrato i processi, teneva a Verona depositi di armi ed esplosivi e dai suoi covi è passata la bomba di Piazza della Loggia), golpisti (la Rosa dei venti, in cui fu coinvolto Amos Spiazzi), picchiatori transitati in parlamento (e con via dedicata nella toponomastica cittadina), autentici pazzi (Abel e Furlan, Ludwig, autori di una quindicina di omicidi, passati nelle liste elettorali studentesche del Fronte della Gioventù di Pasetto e proprio in questi giorni rimessi in libertà), pazzi di secondo grado (le diverse<br />
organizzazioni del tradizionalismo cattolico con il loro feroce antisemitismo), organizzazioni naziskin, l’intero spettro del neofascismo “movimentista” contemporaneo: da Forza Nuova, ad Alternativa Antagonista, al Blocco studentesco.</p>
<p>>>><a href="http://metropoliscafe.noblogs.org/gallery/3854/dossier%20antifa.pdf">SCARICA IL DOSSIER</a></p>
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		<title>[Modena] Compagno accoltellato da un responsabile di CasaPound</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lombardia.indymedia.org/sites/lombardia.indymedia.org/files/images/n186457379083_5144.jpg" align="left" width="150" height="150">Cedere alla provocazione. La provocazione è quella costruita dalla destra e dalla gente della formazione neofascista che ieri si è presentata a Modena, che ha prodotto il primo frutto della loro logica: un ragazzo ferito da un coltello dal responsabile di CasaPound Modena. L’esasperazione che può produrre il dichiarare con arroganza il proprio fascismo attraverso i mass media, con quello che suscita tale parola nella nostra città: la memoria delle torture in accademia, i cartelli sui negozi di chi veniva additato come ebreo, le fucilazioni, le deportazioni, la guerra, i fratelli morti vicino a noi nelle terre occupate, il razzismo nei confronti dei neri delle colonie promosso ancora primo di quello antiebraico, la chiusura delle organizzazioni operaie, l’olio di ricino… non è semplice da descrivere a parole.<br />
<span id="more-9102"></span>Tuttavia quando si cede alla provocazione e ci si trova in un contesto sbagliato, si lancia un segnale che può risultare controproducente: ritrovare la mano di un compagno antifascista tagliata e ferita è ciò che non deve succedere mai più.<br />
Il loro brodo di coltura. Perché significa che si afferma l’humus sul quale prosperano i fascisti: lame, bastoni e spranghe. Muore la politica e si afferma l’irrazionalità. I fascisti sostanzialmente in questo modo riescono a distruggere non tanto la costituzione formale, questo lo fanno ogni giorno con gli amici in parlamento, quelli che li tengono a battesimo anche a Modena, ma quella costituzione materiale della modalità del confronto politico che finora ha caratterizzato la città: è una reintroduzione formale del ventennio.<br />
Chiudere la ferita al più presto. Chiudere lo spazio politico di questi soggetti resta l’obiettivo di ogni antifascista: la presenza viva di ogni antifascista nei luoghi di contraddizione sociale e politica attraverso la costruzione di reti di solidarietà, il migliore antidoto. Dall’altra parte l’impedire che queste figure politiche abbiano spazio e agibilità nelle piazze e nelle strade resta un imperativo categorico e irrinunciabile. Se vogliono rinchiudersi come topi negli alberghi nascondendo vigliaccamente chi sono, nel mentre dichiarano ai gestori di essere del Pdl o forse proprio sponsorizzati dai loro padrini politici ai fini di ottenere anche una sala ci possono riuscire: ciò che non deve assolutamente succedere è che si riservi una sola piazza o una sola strada a chi reintroduce la logica del coltello in questa città.</p>
<p>Fonte: <a href="http://lombardia.indymedia.org/node/26738">Indymedia Lombardia, 1 marzo 2010</a></p>
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		<title>Assemblea nazionale per la costruzione del Festival Sociale delle culture antifasciste</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il Festival Sociale delle culture antifasciste ritorna anche quest’anno, sempre a Bologna, nello stesso periodo della precedente edizione – indicativamente dal 28 maggio al 2 giugno -.
Questo è emerso da alcuni incontri tra le realtà bolognesi che ne sono state promotrici, con l’impegno di realizzare un’autogestione più ampia ancora dell’anno scorso.
Da questo impegno nasce la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://abruzzo.indymedia.org/attachments/jun2008/antifa_piccola.png" width="150" height="150" align="left">Il <strong>Festival Sociale delle culture antifasciste</strong> ritorna anche quest’anno, sempre a Bologna, nello stesso periodo della precedente edizione – indicativamente dal 28 maggio al 2 giugno -.<br />
Questo è emerso da alcuni incontri tra le realtà bolognesi che ne sono state promotrici, con l’impegno di realizzare un’autogestione più ampia ancora dell’anno scorso.<br />
Da questo impegno nasce la necessità di incontrarsi, a livello nazionale, con tutte le associazioni, reti, nodi, gruppi, assemblee permanenti che hanno contribuito alla costruzione del passato festival<br />
e/o vogliono costruirne la seconda edizione.</p>
<p><strong>L’invito è per domenica 7 marzo dalle ore 11 a Xm24, via Fioravanti 24.</strong><br />
Questo invito vuole essere esteso per chi potrà già dalle ore 12 di sabato 6, sempre a Xm24, quando cominceranno i workshop di -Are you queerious?- una due giorni di riflessione sulla violenza di genere che vedrà sempre domenica una assemblea nazionale di GENEREalmente.<br />
Tale concomitanza potrebbe essere un’ottima occasione di confronto più allargato e di intersezione delle lotte.</p>
<p>Per contatti: meeting-antifa@indivia.net<br />
http://www.fest-antifa.net // http://italy.euromayday.org/category/generi</p>
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		<title>Mambro &amp; Fioravanti: stiamo con la Bonino.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[«Veniamo usati per fare colore»
Di quel milione e duecentomila euro con cui Gennaro Mokbel l&#8217;avrebbe tirata fuori dal carcere Francesca Mambro non parla. Ne parla invece suo marito Valerio Fioravanti, il fondatore dei Nar.
Tra le mille e seicento pagine d&#8217;ordinanza su Mokbel due nomi «eccellenti»: Mambro e Fioravanti.
Veniamo usati sì e no per far colore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Veniamo usati per fare colore»</strong></p>
<p>Di quel milione e duecentomila euro con cui Gennaro Mokbel l&#8217;avrebbe tirata fuori dal carcere Francesca Mambro non parla. Ne parla invece suo marito Valerio Fioravanti, il fondatore dei Nar.<br />
Tra le mille e seicento pagine d&#8217;ordinanza su Mokbel due nomi «eccellenti»: Mambro e Fioravanti.<br />
Veniamo usati sì e no per far colore perché nella vicenda non abbiamo nessun ruolo se non un&#8217;amicizia - anche se amicizia è forse un termine un po&#8217; eccessivo - risalente ai tempi dell&#8217;adolescenza tra Francesca e il suo vicino di casa, Gennaro Mokbel, che all&#8217;epoca era un ragazzino coi capelli lunghi sempre in mezzo ai guai.<br />
<span id="more-9052"></span><br />
<em>Da allora non l&#8217;avete più rivisto?</em><br />
L&#8217;abbiamo rincontrato per caso oltre trenta anni dopo, ormai ricco e sposato. Ricordo che mi disse: «devo molto a tua moglie perché da ragazzino ero molto sbandato e lei era l&#8217;unica che quando mi incontrava per strada mi sgridava e mi rimandava a casa».<br />
Al telefono sostiene di aver pagato un milione e duecentomila euro per far scarcerare Francesca.<br />
Noi di soldi non sappiamo niente. A tirarci fuori sono stati la nostra storia, magistrati sereni e i nostri avvocati che - purtroppo per loro - hanno lavorato gratis. Inoltre, se le carte sono vere, io e Francesca siamo «usciti» almeno quattro o cinque anni prima dell&#8217;improvviso arricchimento di Mokbel.</p>
<p><em>Ma perché Mokbel l&#8217;avrebbe detto?</em><br />
Non lo so. Era una conversazione privata con un amico suo, non a fini politici. Bisognerà leggere meglio le carte e poi ce lo dirà lui. E comunque non ci vedo nessun complotto. Di certo non ai nostri danni.<br />
Forse un accreditamento a destra?<br />
Noi siamo le ultime persone al mondo utili per un qualsiasi suo accreditamento. Questo è un problema di politica alta e che riguarda politici importanti.<br />
Non certo me e Francesca che siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila nella campagna elettorale per la Bonino. E che siamo contenti di stare in terza fila. E di stare con la Bonino.</p>
<p><em>Pensi a una manipolazione?</em><br />
Non da parte dei magistrati, forse da parte di alcuni giornalisti «sensibili» al clima elettorale. E&#8217; una storia che ci dà molta tristezza ma che dal punto di vista giudiziario non ci riguarda assolutamente per niente</p>
<p>Fonte: <a href="http://roma.indymedia.org/node/17494">Indymedia Roma, 27 febbraio 2010</a></p>
<p>E&#8217; indecente che pluriomicidi, condannati con sentenza passata in giudicato, collaborino, seppur in terza fila, alla campagna elettorale del candidato del centrosinistra del Lazio Emma Bonino. </p>
<p>Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani dopo aver appreso che Francesca Mambro e Valerio Fioravanti collaborano alla campagna elettorale di Emma Bonino.</p>
<p>Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono per lo Stato italiano i responsabili del più grave eccidio di uomini, donne, anziani e bambini inermi che sia mai avvenuto nella storia repubblicana.<br />
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono stati condannati complessivamente a 17 ergastoli e la sentenza sulla strage di Bologna è passata in giudicato. </p>
<p>Lasciando da parte la strage di Bologna, strage fascista, ecco alcune delle altre imprese dei due collaboratori di Emma Bonino. </p>
<p><em>28 febbraio 1978. </em><br />
Giusva Fioravanti ed altri notano due ragazzi seduti su una panchina che dall’aspetto (capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla sinistra. Fioravanti scende dall’auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra ferito e Fioravanti lo finisce con un colpo alla testa. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla. </p>
<p><em>9 gennaio 1979. </em><br />
Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali.<br />
L’incendio divampa e le impiegate tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente. </p>
<p><em>16 giugno 1979. </em><br />
Fioravanti guida l’assalto alla sezione comunista dell’Esquilino, a Roma. All’interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Dario Pedretti, componente del commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario “non c’era scappato il morto”. Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all’azione, e da una sentenza passata in giudicato.<br />
Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista. </p>
<p><em>17 dicembre 1979. </em><br />
Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l’avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader carismatico dell’eversione neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo una sommaria descrizione. L’agguato viene teso sotto lo studio dell’avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido “avvocato!” lanciato da Fioravanti. </p>
<p><em>6 febbraio 1980. </em><br />
Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell’omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti – fratello di Valerio – dichiarerà: “La mattina dell’omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: “gratuitamente”; fece un sorriso ed io capii”. </p>
<p><em>23 giugno 1980. </em><br />
Fioravanti e Francesca Mambro uccidono a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. </p>
<p><em>9 settembre 1980. </em><br />
Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. </p>
<p><em>5 febbraio 1981. </em><br />
Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”. </p>
<p><em>30 settembre 1981. </em><br />
Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro. </p>
<p><em>21 ottobre 1981. </em><br />
Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera.<br />
Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. </p>
<p><em>5 marzo 1982. </em><br />
Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. La sua morte suscita scalpore anche perché il giovane viene colpito alla testa con un colpo di pistola sparatogli a bruciapelo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://toscana.indymedia.org/article/7942">Indymedia Toscana, 26 febbraio 2010 </a></p>
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		<title>Mokbel, Colosimo, Andrini La galassia di estrema destra</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 17:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La rete di contatti che emerge dalle carte dei magistrati romani
Negli atti sigle politiche lontane nel tempo. Gli interessi nei diamanti
di MARINO BISSO
ROMA - C&#8217;è una galassia nera che ruota attorno agli affari oscuri del senatore Nicola di Girolamo, alla truffa da 2 miliardi delle compagnie di telefonia e al riciclaggio di capitali dell &#8216;ndrangheta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La rete di contatti che emerge dalle carte dei magistrati romani<br />
Negli atti sigle politiche lontane nel tempo. Gli interessi nei diamanti</strong></em></p>
<p>di <em>MARINO BISSO</em></p>
<p>ROMA - C&#8217;è una galassia nera che ruota attorno agli affari oscuri del senatore Nicola di Girolamo, alla truffa da 2 miliardi delle compagnie di telefonia e al riciclaggio di capitali dell &#8216;ndrangheta. Imprenditori, manager e avvocati con alle spalle una militanza nelle file dell&#8217;estrema destra e un presente &#8220;ripulito&#8221; grazie alle amicizie nel Popolo della Libertà, vicine al sindaco Gianni Alemanno, e sponsor di Renata Polverini nelle regionali nel Lazio.<br />
<span id="more-8982"></span><br />
C&#8217;è innanzitutto Gennaro Mokbel, 50 anni, imprenditore della Camilluccia &#8220;già esponente dell&#8217;organizzazione eversiva di destra Terza Posizione&#8221; amico degli ex Nar, Francesco Mambro e Giusva Fioravanti. Tra le sue vecchie frequentazioni figura Antonio D&#8217;Inzillo, killer della Banda della Magliana e dei Nar. Per gli inquirenti è la mente dell&#8217;organizzazione criminale. Di lui, i pm dell&#8217;Antimafia Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti ne sottolineano la &#8220;straordinaria capacità di proporsi nei circuiti legali dell&#8217;economia con interessi nel settore dei diamanti estratti in Uganda&#8221;.</p>
<p>Con le sue società produce i film del regista Stefano Calvagna e promuove i match del pugile Vincenzo Cantatore. Qualcuno giura di averlo visto in compagnia dell&#8217;ex avvocato di Berlusconi, Cesare Previti. I pm scrivono che Mokbel vanta di &#8220;disporre di finanzieri &#8220;affittati&#8221; e di essere stato &#8220;braccio destro&#8221; del generale della finanza Francesco Cerretta, consulente della commissione Telekom Serbia&#8221;.</p>
<p>Il presente di Gennaro Mokbel lo vede al fianco del senatore Di Girolamo. È lui a reclutare i voti dei calabresi in Germania vicini ai clan di Fabrizio Arena e Franco Pugliese. Una persona di sua fiducia con cui fa affari è Paolo Colosimo, avvocato vicino alla destra, difensore di Niccolò Accame, figlio dell&#8217;ex deputato Falco ed ex portavoce di Francesco Storace, nel processo Laziogate. Anche per Colosimo, ex legale anche dell&#8217;immobiliarista Danilo Coppola, viene chiesto l&#8217;arresto.</p>
<p>Ma Mokbel conosce molto bene anche Stefano Andrini, manager dell&#8217;Ama sotto la giunta Alemanno, con un passato pesante di picchiatore. Nel 2006, un&#8217;informativa della Digos sugli &#8220;Irriducibili&#8221; della Lazio se ne occupa perché è lui a registrare il sito del gruppo di ultrà formato da tanti militanti di Forza Nuova. &#8220;Andrini è conosciuto per la sua pregressa appartenenza - scrive la Digos - ai gruppi d&#8217;estrema destra &#8220;Movimento Politico Occidentale&#8221; e &#8220;Alternativa Nazionale Popolare&#8221;".</p>
<p>Nel &#8216;94 era stato arrestato per l&#8217;aggressione ad alcuni studenti di sinistra alla Sapienza. E 4 anni prima aveva ridotto in fin di vita due ragazzi al cinema Capranica. Fuggito in Svezia, era stato poi condannato a 4 anni per tentato omicidio. La svolta avviene nel 2008: Andrini è l&#8217;uomo che fa eleggere l&#8217;avvocato Di Girolamo, nella liste di Berlusconi in Senato, con i voti degli italiani all&#8217;estero. Secondo i pm Andrini e Gianluigi Ferretti, ex segretario dell&#8217;onorevole Mirko Tremaglia, sono proprio quelli che con Mokbel scelgono Bruxelles come residenza fittizia di Di Girolamo. Andrini, firma la dichiarazione al consolato di Bruxelles che attesta la residenza di Di Girolamo in Belgio. Nessuno controlla: il console è un suo amico. La truffa viene scoperta dai pm di Roma che chiedono invano l&#8217;arresto del neosenatore.</p>
<p>Il 20 ottobre 2008 la Giunta delle Elezioni ordina l&#8217;annullamento della nomina. Ma la decisione è sospesa grazie all&#8217;intervento del senatore del Pdl, Andrea Augello, uomo ombra delle politiche del Campidoglio ora grande sponsor di Renata Polverini. Nel 2009 Andrini diventa ad di Ama servizi. La nomina scatena polemiche. A sua difesa si schiera il sindaco Alemanno che ieri lo ringrazia &#8220;per la sua sensibilità&#8221; quando rassegna le dimissioni.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/25/news/galassia_estrema_destra-2420925/">La Repubblica, 25 febbraio 2010</a></p>
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		<title>Laboratorio Video</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 18:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un nuovo capitolo dei manuali della Scuola di Comunicazione Popolare Alberto Grifi. Si parla della realizzazione di un laboratorio video all&#8217;interno di una comunità che non ha avuto accesso in modo autonomo ai questi mezzi di comunicazione. Si parla degli elementi del linguaggio audiovisivo, fino all&#8217;esercizio della realizzazione di un film con la tecnica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo capitolo dei manuali della Scuola di Comunicazione Popolare Alberto Grifi. Si parla della realizzazione di un laboratorio video all&#8217;interno di una comunità che non ha avuto accesso in modo autonomo ai questi mezzi di comunicazione. Si parla degli elementi del linguaggio audiovisivo, fino all&#8217;esercizio della realizzazione di un film con la tecnica del montaggio in camera.<br />
>>><a href="http://reporter.indivia.net/archivio/materiali/laboratorio_video.pdf">scarica in formato pdf</a></p>
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		<title>Radio Blackout sotto attacco</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 14:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anarchismo]]></category>

		<category><![CDATA[liberta' d'informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://radioblackout.org/files/2010/02/blo-adesivo-bn.jpg" width="500" height="200">Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio.<br />
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio.<br />
<span id="more-8822"></span><br />
La nuova “grande operazione”, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari  è costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm  Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e.<br />
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare pubblicamente con la propria attività informativa le ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.</p>
<p>L’indagine si sgonfierà presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure “cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un momento  particolare della vita di Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le contraddizioni che attraversano la città e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma  di normalizzare una delle poche voci libere della città.</p>
<p>Ma Radio Blackout non si fa intimidire  e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!</p>
<p><em>23 febbraio 2010<br />
<strong>La redazione di Radio Blackout</strong></em></p>
<p>http://radioblackout.org/2010/radio-blackout-sotto-attacco/</p>
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		<title>¿Qué quieren los presos políticos de Santiago Xanica? ¡Libertad!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 07:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[Abraham Ramírez Vásquez, Juventino García Cruz y Noel García Cruz,  los primeros presos políticos del régimen de Ulises Ruiz en Oaxaca,  son del pueblo zapoteco Santiago Xanica. Los integrantes del Comité por la Defensa de los Derechos Indígenas (CODEDI)   y de la Coordinación Oaxaqueña Magonista Popular Antineoliberal  (COMPA) fueron detenidos [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abraham Ramírez Vásquez, Juventino García Cruz y Noel García Cruz,  los primeros presos políticos del régimen de Ulises Ruiz en Oaxaca,  son del pueblo zapoteco Santiago Xanica. Los integrantes del Comité por la Defensa de los Derechos Indígenas (CODEDI)   y de la Coordinación Oaxaqueña Magonista Popular Antineoliberal  (COMPA) fueron detenidos el 15 de enero de 2005, después de que cientos de policías preventivos y judiciales abrieron fuego cruzado en contra de un grupo de 80 hombres, mujeres, niños, niñas, ancianos y ancianas que hacía un trabajo comunitario en su pueblo, descargando ladrillos de un camión. Abraham, Noel y Juventino sufrieron graves heridas de bala. La gente tomó piedras y palos para responder a la agresión, pero llegaron más policías, quienes fueron a la clínica para sacar a los tres heridos y llevarlos a una casa para ser torturados por la policía. Después de unos días, fueron llevados al penal de Ixcotel y luego al penal de Pochutla. A pesar de la gravedad de las heridas, al ingresar al hospital de Pochutla los tres compañeros no fueron atendidos por más de 36 horas.<br />
<span id="more-8802"></span><br />
Quedaron encarcelados bajo cargos prefabricados de homicidio, tentativa de homicidio, secuestro y lesiones calificadas. En realidad, están castigados por atreverse a elegir sus propios oficiales locales según los usos y costumbres indígenas y por proteger los ríos,  bosques y ecosistema contra la destrucción provocada por los grandes hoteleros de Huatulco.</p>
<p>Unas horas después de la balacera del 15 de enero, unos 300 policías llegaron a Xanica y se quedaron durante seis meses. Hubo constantes revisiones, interrogaciones y vigilancia a la gente. Los policías profanaron a las casas, apuntaron sus armas a los niños y hostigaron a los hombres cuando salieron a trabajar en los campos. Muchas personas han vivido con la constante amenaza de órdenes de aprehensión en su contra. Cuando estaba para llegar el Subcomandante Marcos con la Otra Campaña en el 2006, Sergio Ramírez Vásquez, Leoncio Cruz  y César  Ruiz Díaz fueron detenidos cuando estaban pegando carteles para anunciar el evento. Los policías y sus allegados torturaron a Sergio e intentaron colgar a César Luís Díaz, quien fue rescatado por las mujeres, niños y niñas de Xanica.</p>
<p>El año 2009 no fue una excepción a los cinco años de  maltratos. Al principio del año, Abraham Ramírez Vásquez denunció la tortura ante la Comisión Nacional de Derechos Humanos y envió este mensaje al público : “…Hoy 15 de enero del 2009, cumplimos 4 años de ser secuestrados por los que actúan bajo el amparo  de las leyes otorgándose el derecho de secuestrar, matar, desaparecer a nuestros hermanos que están  en contra de sus proyectos, quienes les decimos a los títeres del sistema neoliberal encabezada por el asesino de Ulises Ruiz Ortiz y sus perros carroñeros encargados de llevar a la práctica sus crímenes y llenar los reclusorios de gente inocente, que su único delito es reclamar sus derechos, porque como saben estos corazones rebeldes, jamás se quedarán callados ante las injusticias. Ni cadenas ni grietas ni muros podrán callar nuestra voz…Venden nuestros recursos naturales al mejor postor mientras que nuestro pueblo sufre la peor miseria, y luego con la cara de lastima nos dicen que está dura la crisis económica”.</p>
<p>El 31 de enero de 2009, un comando de policías fuertemente armados irrumpió sorpresivamente en el penal de San Pedro Pochutla para trasladar a Abraham Ramírez Vásquez al penal de Miahuatlán. Llamados a acciones urgentes en su apoyo fueron enviados por CODEDI, las Organizaciones Indias por los Derechos Humanos en Oaxaca (OIDHO) y el Colectivo Autónomo Magonista (CAMA); los tres grupos conforman la Alianza Magonista Zapatista.  El martes 10 de febrero, el CAMA convocó una conferencia de prensa y mitin en la Comisión Nacional de los Derechos Humanos en la Ciudad de México.</p>
<p>En una carta enviada a la licenciada Josefina Jaime Quiroz el 5 de marzo de 2009, Abraham escribió: “El día en que me sacaron del reclusorio de Pochutla, no se me hizo saber el motivo, no me dieron tiempo de sacar nada de mis cosas, mi esposa en compañía de mis hijos, uno de cuatro años, otro de seis y de once años, se quedaron adentro, poniendo en riesgo su integridad física y sus vidas. Me pregunto Licenciada ¿a dónde quedan los derechos de la mujer, los derechos de los niños, que muy bonito rezan en los artículos de nuestra Constitución? Los daños sicológicos causados a mis hijos son irreparables así como también mis pertenencias, material de cocina, productos para preparar comida, refrigerador, parrillas, tanques de gas, cuadros de pintura y artesanías fueron arrojadas a la calle. Con eso demuestran el desprecio que tienen hacia la vida a su hermano el hombre”.</p>
<p>El 17 de marzo de 2009, Abraham empezó una corta huelga de hambre para exigir su salida de una zona de castigo en una prisión de seguridad donde está aislado, donde apenas le dan de comer, donde sus familiares no tienen posibilidades de visitarlo, donde le permiten salir a un patio a realizar ejercicios solo una hora diario.</p>
<p>El viernes 20 de marzo alrededor de 30 integrantes de Nodo Solidale se manifestaron ante la Embajada Mexicana en Italia. Reportaron:  “Por más de dos horas l@s compañer@s presentes, ante de un exagerado despliego de policías y carabineros, hemos gritado nuestra rabia exigiendo la liberación inmediata de los compañeros”.</p>
<p>A principios de mayo los familiares y militantes de la APPO que conforman el Comité de Presos de Xanica iniciaron un plantón para exigir la libertad de los tres presos políticos.</p>
<p>El 19 de mayo de 2009 la compañera Carolina Cruz de CODEDI envió un comunicado para denunciar un frustrado cateo del pueblo de Xanica la noche del 25 de abril. Dijo: “Una vez más en nuestro estado se ha incrementado la intimidación a los pueblos marginados. Nos mandan militares para desarmar supuestamente a los ciudadanos, cuando la realidad es que familias enteras no tienen que comer. Muchos niños de hoy no almorzaron antes de irse a las escuelas, y el gobierno federal aumenta batallones para ser su trabajo de intimidación a los mexicanos.<br />
En Santiago Xanica llegaron los militares el día 25 de abril para hacer cateo general en el pueblo por la noche. Por órdenes federales, en las regiones cercanas, catearon por la madrugada. Entraron de manera prepotente, haciendo violaciones, robando dinero y alajas, por lo que ese día llegaron a Xanica con las mismas intenciones. Gracias a la intervención de los ciudadanos y de los compañeros, no se llevó a cabo por lo que losmilitares permanecieron tres días en el pueblo, y hoy se fueron para el cerro. Y nuestra pregunta es: ¿Cuál es el plan que sigue? Los niños están aterrorizados, con miedo. ¿Cuándo volverán? ¿Están cerca de nosotros? ¿Qué nos harán? Y en la región todos viven con ese miedo…”</p>
<p>El 10 de junio, integrantes del Comité de Presos de Xanica se manifestaron en el Juzgado 4º Penal para exigir la libertad de Abraham, Noel y Juventino.</p>
<p>El 4 de agosto de 2009, el Juzgado Primero de lo Penal de Santa María Huatulco dictó sentencia condenatoria de 8 años  a Juventino y Noel García Cruz.</p>
<p>El 31 de octubre de 2009, se celebró una Feria de Pulque organizada por el CAMA  en el Centro Social Libertario para recaudar fondos para los presos políticos integrantes de la Alianza Magonista Zapatista.</p>
<p>El 5 de noviembre de 2009, el Comité de Presos de Xanica se manifestó<br />
ante la Comisión Estatal para la Defensa de los Derechos Humanos para<br />
exigir la intervención del ombudsman estatal en el caso. Su<br />
representante Yolanda Ramírez Vásquez, hermana de Abraham y también<br />
integrante del “Comité de sentenciados pidiendo libertad absoluta”,<br />
denunció la falta de trabajo de esta Comisión.</p>
<p>El 11 de noviembre de 2009, Yolanda Ramírez Vásquez aclaró que aunque la sentencia a Juventino y Noel fue dictado el pasado 4 de agosto, sólo desde hace unos día se le notificó a una de las partes del dictamen.<br />
Dijo: “Les obligaron a firmar un documento que sin saberlo era de sentencia, esto dejando a los jóvenes sin derecho a la apelación, pues no se le informó a los familiares, tampoco a los abogados de éstos por tal determinación”.</p>
<p>El 23 de noviembre de 2009, integrantes del Comité de Presos de Xanica se manifestaron en frente del Juzgado Mixto de Santa María Huatulco para presionar a la juez Magaly Medina a dejar en libertad a Abraham Ramírez Vázquez y los hermanos Noel y Juventino García. Las mantas y pintas exigieron libertad a los tres y un fin al hostigamiento a Abraham.</p>
<p>El 12 de diciembre de 2009, la Asamblea Estatal de Sección 22 se pronunció “por la libertad de los presos de Xanica: Abraham Ramírez Vásquez, Noel y Juventino García Cruz y repudio a la injusta sentencia condenatoria de 8 años de prisión dictada en su contra”.</p>
<p>Y para cerrar, volvemos al comunicado de Abraham Ramírez Vásquez del 15 de enero de 2009: “Debemos de tener presente, pueblo, que si nos quedamos sumisos ante esta situación, nuestros hijos pagarán las consecuencias.  Nacimos libres. Amamos la libertad. Y por ver a todos estos hombres títeres  sin cadena, no daremos tregua a nuestra lucha. Y por todos los caídos, desaparecidos, encarcelados, ni un paso atrás”.</p>
<p><em>(febbraio 2010)</em></p>
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		<title>Victor Herrera Govea Libre Ya</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 06:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Intervista alla sorella di Victor Herrera Govea, prigioniero politico anarchico di 21 anni, arrestato durante la manifestazione del 2 di ottobre del 2009 a Città del Messico.
LIBERTA&#8217; PER TUTTI/E I/LE PRIGIONIERI/E POLICICI IN MESSICO E NEL MONDO!
(dur.13&#8242;25&#8243;, spagnolo)
 
>>>per scaricare il file audio
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista alla sorella di <em>Victor Herrera Govea</em>, prigioniero politico anarchico di 21 anni, arrestato durante la manifestazione del 2 di ottobre del 2009 a Città del Messico.<br />
<strong>LIBERTA&#8217; PER TUTTI/E I/LE PRIGIONIERI/E POLICICI IN MESSICO E NEL MONDO!</strong><br />
<em>(dur.13&#8242;25&#8243;, spagnolo)</em><br />
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		<title>1° marzo sciopero dei migranti: comunicato finale assemblea nazionale 24 gennaio</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 15:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ironriot</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mobilitazioni]]></category>

		<category><![CDATA[migranti]]></category>

		<category><![CDATA[sciopero]]></category>

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		<description><![CDATA[Le drammatiche vicende di Rosarno sono un&#8217;espressione dell&#8217;offensiva razzista e contro i diritti dei lavoratori in corso nel nostro paese.L&#8217;assemblea solidarizza con le ragioni che hanno spinto gli immigrati di Rosarno a ribellarsi reagendo allo sfruttamento, alla criminialità organizzata e agli attacchi razzisti.
La politica repressiva del Governo colpisce gli immigrati e alimenta xenofobia e razzismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/_fmnIKx3y3v8/S0NwoiaP1vI/AAAAAAAAIb4/0B-PYOKjpzE/S310/logo.jpg" align="left" width="150" height="200">Le drammatiche vicende di Rosarno sono un&#8217;espressione dell&#8217;offensiva razzista e contro i diritti dei lavoratori in corso nel nostro paese.L&#8217;assemblea solidarizza con le ragioni che hanno spinto gli immigrati di Rosarno a ribellarsi reagendo allo sfruttamento, alla criminialità organizzata e agli attacchi razzisti.</p>
<p>La politica repressiva del Governo colpisce gli immigrati e alimenta xenofobia e razzismo nella nostra società.Queste vicende rafforzano l&#8217;esigenza di costruire una rete permanente di collegamento tra le diverse realtà di migranti e antirazziste sulla base della piattaforma del 17 Ottobre per rendere più stabile e efficace l&#8217;iniziativa.<br />
<span id="more-8702"></span><br />
L&#8217;asemblea esprime la necessità di articolare territorialmente le mobilitazioni in solidarietà con gli immigrati di Rosarno, impegnandosi a sviluppare prioritariamente iniziative per la libertà degli immigrati e dei rifugiati provenienti da Rosarno ancora rinchiusi nei CIE di Bari e Crotone affinchè sia loro concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari.L&#8217;assemblea si impegna a sostenerere iniziative e mobilitazioni eventualmente promosse in Calabria, compresa la convocazione di un incontro nazionale da realizzarsi ad Aprile come momento di approfondita riflessione comune.L&#8217;assembela si pronuncia per promuovere una forte campagna di sensibilizzazione antirazzista a partire dal mese di marzo.</p>
<p>Decidiamo, anche in solidarietà con i migranti francesi promotori dello sciopero del 1° Marzo e raccogliendo lo spirito dei promotori del Comitato 1° Marzo, di indire per quella stessa data una giornata di forte mobilitazione nazionale sulla base della piattaforma del 17 Ottobre e in special modo per la regolarizzazione di tutti gli immigrati e il pieno godimento dei diritti di cittadinanza, riconoscendo il valore politico delle lotte dei migranti in particolar modo quando investono il terreno dei rapporti di lavoro.Ogni realtà territoriale articolerà l&#8217;iniziativa attraverso forme diverse compreso lo sciopero là dove se ne presenti la possibilità concreta a partire dai posti di lavoro.</p>
<p>Sosteniamo inoltre l&#8217;esigenza di convocare uno sciopero generale sui temi del lavoro migrante.</p>
<p>Ci adoperiamo fin d&#8217;ora ad organizzare dal basso un Convegno le cui modaltà e forme saranno discusse nella prossima assemblea.</p>
<p>L&#8217;assemblea Nazionale si riconvoca per il 7 Marzo a Roma.In preparazione della stessa proponiamo che il gruppo di collegamento si riunisca Sabato 20 Febbraio alle ore 10.30 in Via Giolitti 23, Roma</p>
<p>Roma 24 gennaio 2010</p>
<p><em><strong>L&#8217;Assemblea nazionale delle realtà migranti e antirazziste</strong></em></p>
<p>>>><a href="http://www.primomarzo2010.it/">vai al SITO</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://veronacritica.blogspot.com/2010/01/1-marzo-sciopero-dei-migranti.html">blog Verona Critica, 29 gennaio 2010</a></p>
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