FUJIMORI COLPEVOLE

L’Associazione Pro Derechos Humanos (APRODEH) esprime la sua soddisfazione per la unanime conferma della sentenza che condanna Alberto Fujimori Fujimori a 25 anni di carcere per la sua diretta responsabilita’ nei casi di “Barrios Altos”, de “La Cantuta”, e dei così detti “Sotanos” (scantinati) del Servizio di Intelligence dell’Esercito (a danno del giornalista Gustavo Gorriti e dell’imprenditore Samuel Dyer).

Con questa condanna si riconosce che durante il governo di Fujimori vennero poste in essere gravi violazioni dei diritti umani in nome di una politica antisovversiva di “guerra sporca”, parallela a quella ufficiale, per la quale l’ex presidente mise in piedi un apparato di potere organizzato. Questo si basava sul Servizio di Intelligence Nazionale (SIN), controllato da Fujimori attraverso il suo ministro Vladimiro Montesinos: a capo di questa struttura c’era l’ex presidente, che prendeva le decisioni.

La sentenza di ultimo grado ha confermato che la strategia antisovversiva che violò i diritti umani era a carico di un commando di annichilimento, il gruppo Colina, che era l’organo esecutore della struttura di potere comandata da Fujimori.

A questo gruppo si attribuiscono per lo meno 50 crimini commessi tra il 1991 e il 1992: tra questi, la scomparsa dei campesinos di Santa, regione di Ancash, l’uccisione della famiglia Ventocilla a Huaral, la scomparsa del giornalista Pedro Yauri a Huacho, l’assassinio di alcuni abitanti di Caraqueño, regione di Pativilca, e la scomparsa del giovane Santiago Gómez Palomino.

In relazione ai crimini di lesa umanita’, la sentenza stabilisce che “i fatti criminosi, specialmente gli omicidi e le lesioni gravi, coincidono in pieno con i requisiti che definiscono il delitto di lesa umanita’. Questi fatti, oltre a configurarsi come esecuzioni individuali, si collocano nel segno di una politica statale di eliminazione sistematica di presunti componenti di organizzazioni terroriste…”.

Nello stesso tempo, la sentenza sottolinea che “.. e’ stato provato che il condannato Alberto Fujimori e’ responsabile in quanto mandante degli omicidi, con l’ aggravante di crudeltà, e di lesioni gravi, per i fatti di Barrios Altos e de La Cantut. Esistendo a suo carico prove indiziarie sufficienti che permettono di arrivare a detta conclusione, decade completamente la presunzione di innocenza”.

I crimini contestati nel processo sono stati oggetto di indagine e di sentenza anche in altre istanze di giustizia nazionale e internazionale. In primo luogo, le sentenze emesse dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani, nel 2001 per il caso Barrios Altos e nel 2006 per il caso La Cantuta, che sostennero entrambe la colpevolezza dello stato peruviano (al tempo governato da Alberto Fujimori); in seguito, il verdetto della giustizia cilena che nel 2007 dispose l’ estradizione di Fujimori, dopo aver considerato come sufficienti gli elementi di prova riguardanti il delitto di lesa umanita’ nei suddetti casi cosi’come nel sequestro aggravato nel caso Sotanos (Scantinati) del Servizio di Intelligence dell’Esercito.

Sul piano nazionale, nell’aprile 2009 la sentenza di prima istanza emessa dalla Sala Penale Speciale della Corte Suprema, presieduta da César San Martín, ha condannato Fujimori per crimini di Stato e di lesa umanita’. Infine, il 3 gennaio 2010, la Prima Sala Penale Transitoria della Corte Suprema, ultimo e definitivo grado di giudizio, presieduta da Duberlí Rodríguez, ha ratificato e confermato questa sentenza.

Questo fatto costituisce un trionfo per la giustizia peruviana, pietra miliare per la giustizia universale dal momento che la sentenza e’ irrevocabile e inappellabile. E’ inoltre la fine di un lungo percorso iniziato nel 1992, che ha visto momenti cupi durante lo stesso governo di Fujimori, con le leggi di amnistia per il gruppo Colina, oltre alla persecuzione e alle minacce al movimento per i diritti umani. Durante l’estradizione di Fujimori, prima in Giappone poi in Cile, e’ stato necessario un duro lavoro di cooperazione con altre organizzazioni nazionali e internazionali. Tra queste, e’ importante sottolineare la solidarietà e l’accompagnamento permanente della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), del Centro per la Giustizia e il Diritto Internazionale (CEJIL), dell’Ufficio di Washington di Asuntos Latinoamericanos (WOLA), della Commissione Internazionale dei Giuristi (CIJ), del Centro per la Giustizia e la responsabilita’(CJA), di Human Rights Watch (HRW), di Amnesty Internacional, e tra le altre, delle organizzazioni giapponesi come Peace Boat e la Rete di Solidarieta’ per la Democratizzazione del Perú (RESODEP). Un ringraziamento speciale va anche al lavoro del Prof. Kazuo Ohgushi e degli organismi cileni come la Corporación di Promozione e Difesa dei Diritti del Popolo (CODEPU) e la Fondazione di Aiuto Sociale delle Chiese Cristiane (FASIC). Bisogna inoltre menzionare il supporto di riconosciute istituzioni accademiche che presentarono Ricerche sul Diritto: tra queste, il Centro Giuridico dell’Universita’ George Washington (USA), l’Universita’ di Yale (USA), del Texas (USA) e l’Universita’ Católica, cosi’ come il Centro Internazionale per la Giustizia Transizionale (ICTJ) e di Giustizia (Colombia).

La persistente lotta di ognuno dei famigliari delle vittime di Barrios Altos e de La Cantuta, la loro instancabile forza e volontà, sono stati il motore di questo percorso. Il loro sforzo non e’ stato vano e oggi, insieme agli avvocati e ai difensori dei diritti umani che li hanno accompagnati con convinzione e dedizione in tutto questo tempo, proclamiamo questo trionfo della giustizia come una rivendicazione alla memoria dei loro cari, come affermazione dei valori democratici e come appoggio per il movimento dei diritti umani per le sfide che si trova a dover affrontare. Questo trionfo collettivo e’ un esempio e un respiro per la democrazia e per lo Stato di diritto, cosi’ come una speranza per la domanda pendente di verità e giustizia per le migliaia di vittime di violazioni dei diritti umani nel nostro paese e nel mondo intero.

Fonte: comunicato dell’ Associazione Pro Derechos Humanos (APRODEH), 4 gennaio 2010

Posted: gennaio 6th, 2010
at 2:15 by ironriot

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Categories: America Latina

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