[Gaza] Diario dalla tenda numero 1

Sembra che ora i sionisti vogliano contrattare, dopo gli attacchi notturni di 3 giorni fa, quando hanno tolto l’elettricità alle prigioni, hanno fatto incursioni, hanno sparato gas lacrimogeni ed hanno tolto il sale ai prigionieri delle prigioni di akaba, Nafha, Rimon e soprattutto Askelon, la più grossa. E poichè però i detenuti non sembrano avere intenzione di smettere lo sciopero, ieri i sionisti hanno dovuto accettare di parlare con i leader della protesta, il meeting è fissato per oggi. Qui speriamo tutti che il meeting si risolva positivamente, perchè nelle carceri sono al 12° giorno di sciopero della fame e chi non è in perfetta salute tra qualche giorno potrebbe cominciare a stare veramente male.

Le manifestazioni del lunedì delle madri mogli e sorelle dei prigionieri si svolgono davanti alla croce rossa, e anche il gruppetto di ragazzi di Gaza che fa lo sciopero della fame in solidarietà con i detenuti si trova davanti alla croce rossa. Ma perchè proprio la croce rossa? Perchè sono l’unico ente tramite il quale è possibile comunicare con i detenuti. Che poi, comunicare, significa che una lettera ci mette in media 2 mesi per arrivare al parente detenuto. E non sempre arriva. E a volte si può comunicare solo attraverso lettera.

Fuori dalla sede della croce rossa di Gaza è stata allestita una specie di tenda, pali di ferro e teli verdi, con tante sedie e qualche materasso. Sulle sedie si siede che viene a portare solidarietà, mentre chi sciopera si mette sui materassi. Sulle pareti della tenda ci sono foto dei prigionieri, con la data del sequestro. La sera ci si sposta all’interno, nel cortile dell sede della croce rossa, dove c’è una grande tettoia si si sta un po’ più protetti dalla strada…i ragazzi che scioperano hanno quasi tutti tra i venti e i tranta anni, sorridono, studiano per l’università, giocano a tris… Bilal ha il fratello in carcere, e si prende cura della figlia ceh è nata mentre lui era detenuto e la cui madre è morta nel parto. Maher è un po’ grosso, e porta addosso una maglietta con scritto «restiamo umani». Majed porta un ciondolo con la bandiera palestinese al collo (e solo quella, nessuna di nessun partito); quando oggi suo padre ha annunciato che si sarebbe unito allo sciopero era raggiante di gioia, ha preso la mano del genitore, l’ha baciata e l’ha portata alla fronte, in segno di grande rispetto. E così, di giorno in giorno, diventiamo sempre di più. Da domani dovrebbero aggiungersi anche le madri dei detenuti, che ieri mattina erano qui in gran numero… Ho conosciuto Fatma, che è stata imprigionata incinta, ha partorito in carcere ed è uscita con suo figlio quando lui aveva 2 anni. Adesso il bimbo ha più di 3 anni, ha promesso che domani lo porta qui. Al più presto cercerò di raccontarvi le storie di questa gente, che sono poi il centro della faccenda.

Questa mattina, intanto, è uscita anche la barca Oliva. Il mare era molto popolato: tanti pescatori, e tante navi da guerra israeliane, però abbiamo avuto conferma che il progetto funziona. Quando siamo usciti c’era una nave israeliana all’interno delle 3 miglia, che quando ci ha visti si è allontanata al di la delle 3 miglia, lasciando i pescatori lavorare in quel poco di mare che l’occupazione sionista gli lascia a disposizione.

Quando ci si trova in carcere non si hanno molti modi di protestare a parte lo sciopero della fame. Questo perchè ci si trova dentro a delle mura invalicabili, non è possibile scendere in piazza, è difficile comunicare con chi sta fuori. Personalmente, quella dello sciopero della fame non è un tipo di protesta che avrei mai pensato di mettere in atto se non in questa condizione particolare in cui mi trovo, in particolare penso che in Italia ci siano moltissimi obiettivi su cui è possibile lavorare, penso alla campagna bds e a presidi o azioni davanti alle ambasciate e consolati. Mi sono giunte però da più parti mails di persone che vogliono partecipare attivamente a questo sciopero della fame, con diverse idee di farlo a staffetta o simili. In due, ad Udine, hanno già iniziato. Nonostante quanto detto, trovo che qualsiasi gesto sia capace di rompere il silenzio sull’argomento vada più che bene, e che sia necessario che ciascun* agisca con le modalità che preferisce, che crede più consone o incisive. Parlandone con i ragazzi qui in sciopero tra l’altro erano contenti dell’idea, perciò, fino a che non sarà attivo un coordinamento (che per noi è difficile gestire da qui) vi lascio la mia mail per chi è interessato: todessil@gmail.com. Sarà poi mia premura mettervi in contatto tra di voi. Personalmente, l’unica richiesta che faccio è che sia una scelta personale, senza che venga rivendicata da associazioni o gruppi o simili, che le lotte intestine ed i personalismi sono già abbastanza. Come dicono qui, alam filisteen u bas, bandiera palestinese e basta.

Fonte: blog Da Gaza Boicotta Israele, 9 ottobre 2011

Posted: ottobre 10th, 2011
at 4:34 by ironriot

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