Il Cie di Modena sta diventando un lager di massima sicurezza?

Ieri due compagne bolognesi sono andate alla prefettura di Modena per ritirare, come altre volte, l’autorizzazione per incontrare Joy, ma si son sentite dire che da mercoledì 14 aprile è tutto bloccato a causa di una nuova circolare della questura ­ che non è dato visionare ­ secondo la quale chi richiede un colloquio con detenuti/e del Cie modenese verrà sottoposto ad accertamenti di polizia.
L’iter per ottenere il permesso di colloquio dentro il Cie di Modena, che prima era di competenza solo della prefettura, viene così allungato.

Non accettando passivamente la motivazione addotta, le compagne hanno chiesto al funzionario di poter vedere se fra i permessi concessi per il colloquio risultassero i loro nominativi, in quanto avevano fatto regolare richiesta. Nella cartelletta dei permessi non risultavano quelli a loro nome.
Mentre accedeva tutto ciò, all’altra scrivania una donna migrante otteneva il foglio di permesso al colloquio previo avviso da parte del funzionario che “In ogni caso è possibile che poi all’entrata del Cie non facciano accedere al colloquio”.

Le due compagne si sono comunque recate al Cie per consegnare le schede telefoniche per Joy (a questo punto unico contatto con l’esterno che viene concesso). La prassi è sempre stata che per la consegna di materiale a detenuti/e veniva richiesto un documento. Ieri, invece, dopo aver consegnato il materiale all’operatrice della Misericordia, alle compagne è stato chiesto di aspettare fuori dal gabbiotto d’ingresso, mentre per mezz’ora i carabinieri hanno trattenuto i loro documenti “per controlli”. Tra l’altro una delle due compagne era al di fuori del perimetro del Cie e stava telefonando, quando è stata raggiunta da un carabiniere che le ha chiesto il documento di identità.

Al di là di una logica lampantemente intimidatoria e dissuasiva, è chiara la volontà di isolare l’intero Cie pur di isolare ulteriormente Joy, rendendo sempre più difficili i colloqui con lei. Colloqui che, lo ricordiamo, avvengono sempre sotto la “vigile” attenzione di almeno due militari (soldati/guardia di finanza/carabinieri) ed un’operatrice della Misericordia nonché una telecamera che registra tutto l’incontro.

Lo abbiamo già detto altre volte e lo ribadiamo anche oggi: Joy è un ostaggio delle Stato italiano e in questa logica il Cie di Modena svolge una funzione particolare.
La scelta di mandarla al Cie di Modena una volta finita la pena al carcere di Como, lo scorso 12 febbraio, non è stata, infatti, casuale: in quel lager non è possibile tenere il cellulare. Per mantenere i contatti con l’esterno si può solo chiamare da un telefono all’interno della struttura, utilizzando esclusivamente schede Welcome della Telecom, come se si dovesse chiamare all’estero. In effetti quel lager è un altro continente, un mondo a sé che gode della più totale extraterritorialità, regolato da norme discrezionali e variabili di cui non è possibile prendere visione.
D’altronde i Cie sono un’eccezione e l’eccezione per l’appunto non può avere regole. Questa è la “logica” contorta su cui si appoggia il sistema Cie.

Dobbiamo aspettarci che, ben presto, per regolamento le donne e gli uomini rinchiuse/i li dentro saranno fatte/i sparire senza lasciare alcuna traccia?

Fonte: blog Noi non siamo complici, 16 aprile 2010

Posted: aprile 16th, 2010
at 8:57 by ironriot

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Categories: migranti,Razzismo

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