[Messico] LA RETE MESSICANA DEL LAVORO SESSUALE FESTEGGIA IL SUO XIV INCONTRO NAZIONALE


Attraverso quindici anni di lavoro quotidiano, faticoso e concreto nelle strade della nazione, la Rete Messicana del Lavoro Sessuale, dalla sua base nel Distretto Federale, si è diffusa fino a diventare una rete nazionale alla quale aderiscono vari collettivi di lavoratrici del sesso in molti degli stati della Repubblica. Quest’anno si è tenuto il loro XIV Incontro Nazionale e XV Laboratorio di Partecipazione Cittadina dal 19 al 21 di luglio in un hotel a Città del Messico.

Decine di lavoratrici del sesso del Distretto Federale, Orizaba, Guadalajara, Tlaxcala, San Martin Texmelucan, Jojutla e Toluca si sono riunite per analizzare la critica situazione attuale ed elaborare un piano di azione per rivendicare i loro diritti del lavoro e combattere i piani del governo che agisce come “il pappone più ricco della zona” e il “terminator” delle lavoratrici del sesso che “non collaboreranno”.

Senza organizzazione e azione, secondo la Rete, le politiche e le pratiche attuali di pulizia sociale, omicidi, violenze sessuali, retate, estorsioni e abusi di polizia saranno ancor più devastanti dopo l’approvazione delle iniziative di legge sulla sicurezza e sulla tratta di persone che il Congresso
de la Union (parlamento, ndt) ha appena decretato.

INVITANO AD ALZARE LA VOCE PER GLI OMICIDI DI RAFAELA E FABIOLA

Il 29 giugno, lo stesso giorno che il Congresso de la Union ha approvato i drastici cambi riguardanti gli articoli 19, 29 e 73 della Costituzione, che si riferiscono a carcere, sparizioni e morte per migliaia di messicani, è successo qualcosa, in un’altra parte della Repubblica, che rappresenta la mancanza di sicurezza totale e il disprezzo per la vita delle lavoratrici del sesso del Messico in particolare.

In questo stesso giorno, Rafaela Navarro, di 55 anni, membro del Colectivo Feminista Cihuatlatolli, è stata decapitata nell’hotel ‘Los Pascuales’ di Orizaba. Come se non bastasse, dodici giorni dopo, il 10 luglio, Fabiola Orozco, di 22 anni, incinta di otto mesi, è stata strangolata nella stanza numero 6 dell’hotel ‘El Paredón’. Le due colleghe facevano parte della Rete Messicana del Lavoro Sessuale.

Come c’era da aspettarsi, gli atti di odio e l’accanimento nei confronti di Fabiola sono avvenuti in una delle stesse stanze che già erano state segnalate per le loro condizioni insalubri e di scarsa sicurezza in un reportage de _El Mundo de Orizaba_ il 4 luglio.

In un’intervista, la compagna Arlette del Colectivo Feminista Cihuatlatolli ha detto che hanno organizzato una marcia e altre attività per pretendere giustizia per Rafaela e Fabiola e sicurezza per tutte le lavoratrici e i lavoratori del sesso, in particolare negli hotel.Afferma che le due compagne avevano gridato, chiedendo aiuto e che nessuno ha risposto. Rafaela ha gridato forte quando stava scendendo le scale dell’hotel senza che l’albergatore né alcuna delle cinque pattuglie vicine si approssimassero. In quanto a Fabiola, la sua stanza era a sei metri dalla reception dell’hotel che tra l’altro non è ad accesso libero. Fa parte di quegli hotel in cui il personale addetto deve aprire la porta con la chiave per far entrare o uscire i clienti.

“Siamo in grado di dire che ci deve essere stato rumore mentre Fabiola veniva assassinata,” dice Arlette, “perché il suo volto è stato praticamente sfigurato a causa dei colpi ricevuti. Aveva la testa in una busta di plastica e l’assassino l’aveva impiccata con una corda. Nonostante ciò l’albergatore non è intervenuto”.

Ora è stato aperto un tavolo di confronto con le autorità del municipio e gli albergatori per pretendere sicurezza ma senza nessun atto concreto. Dice Arlette che il collettivo di cui fa parte ha ricevuto notevole appoggio dalla Rete e dai membri de La Otra Campaña ad Orizaba però la società civile non si è schierata contro gli assassini ma a favore. “Non è raro ascoltare commenti come ‘se la sono cercata a causa del loro lavoro’. Anzi la mancanza di rispetto verso il lavoro del sesso è qualcosa di considerevolmente indignante e offensivo per noi. Qualche collega dice ‘ormai non possiamo più lavorare’. C’è bisogno che la gente manifesti nei suoi diversi luoghi e che faccia puntare i riflettori sufficientemente per far tornare a parlare di noi”.

I TAVOLI DI LAVORO: RIFLESSIONE ORIENTATA ALL’AZIONE

L’Incontro era strutturato in tavoli di lavoro di 8-10 persone, ciascuno volto ad analizzare temi che riguardano la difesa dei loro diritti e l’elaborazione di un piano di azione. Dopo due ore di interscambio di opinioni ed esperienze, ciascun gruppo ha presentato le proprie idee all’assemblea plenaria, creando una discussione ad ampio raggio.

In alcuni casi sono state espresse opinioni molto diverse e il dibattito è stato aspro. Un tema controverso, per esempio, è stato stabilire se i padroni degli hotel e dei bar erano i protettori delle lavoratrici del sesso o no. Oppure stabilire se i soldati erano repressori come i poliziotti. Ciò
nonostante, quale fosse il tema, esisteva un ambiente in cui ognuno ha potuto interagire senza paura di essere denigrato.
Nei tavoli di lavoro si era tutti d’accordo nell’affermare che tutte le lavoratrici del sesso non sono schiave del sesso o vittime della “tratta” ma persone che offrono sesso volontariamente. Concordavano che lo sfruttamento sessuale si verifica quando si è obbligati a fare qualcosa contro la propria volontà. Ciò potrebbe essere conseguenza di un rapimento o di un atto di violenza, minaccia, intimidazione o abuso di potere. È il caso, ad esempio, della vendita e dello sfruttamento sessuale di bambine e bambini.

Ai tavoli simultanei, un tema importante è stato l’implementazione della campagna contro lo sfruttamento sessuale commerciale infantile e la presentazione di alcune storielle creative prodotte dalla Brigata di Strada in appoggio alla Donna “Elisa Martínez”, A.C., su fatti relazionati con la tratta di persone. Il tema de “Usignoli da sogno” tratta della mancanza di accesso alla pianificazione familiare mentre quello de “La tigre floreale” dell’omofobia.

In un altro tavolo è stata presa in considerazione la campagna itinerante di attenzione primaria alla salute sessuale e riproduttiva che porterà a diverse città i servizi papanicolaou, colposcopia, ultrasuono pelvico e mammario, prove rapide di rilevamento dell’ HIV/AIDS, attenzione odontologica e psicologica, solo per citarne alcune. Occorre segnalare che in varie città, le prove dell’HIV/AIDS sono obbligatorie e costose.

LA FIDUCIA SI COSTRUISCE FORNENDO SERVIZI INDISPENSABILI

In un’intervista, Edgar e Karla, due rappresentanti de Provicondones di San Martin Texmelucan, Puebla, hanno illustrato la loro lotta volta ad offrire servizi gratuiti di queste analisi. Dice Edgar che più di cinque anni fa hanno conosciuto la Brigata di Strada, che li spinsero a promuovere l’uso del
preservativo, l’educazione sessuale e l’informazione sui diritti sessuali e riproduttivi. Quest’anno sono stati invitati all’Incontro per condividere le loro esperienze.

Karla ha subito un abuso sessuale all’età di 12 anni ma ora si da da fare come lavoratrice del sesso che lotta per i proprio diritti. “Lavoriamo per i padroni dei bar. Ce ne sono una decina a San Martin Texmelucan. Lavoro lì da quindici anni e rischiamo abbastanza. Quando i poliziotti vengono ad arrestarci, ci picchiano, denudano, umiliano, ci tolgono il denaro e i cellulari e in molti casi lo fanno perché non abbiamo soldi per pagare la visita medica o il test dell’AIDS che richiedono. I padroni dei bar permettono tutto questo e non si degnano nemmeno di dirci ‘Te la pago io la visita’. Qualcuno lo fa ma la maggiorparte no. Guadagnano i soldi dei servizi che noi prestiamo e non ci pagano un soldo. Impongono gli orari. Entriamo ed usciamo a ore prefissate. Impongono regole ma non ci danno niente. Il minimo che devono fare è pagare la visita medica. Il padrone ha il dovere di dare appoggio alle sue lavoratrici. Purtroppo alle ragazze non vengono riconosciuti i loro diritti. Quindi molte di loro vengono sfruttate”.

Aggiunge Edgar: “Da quando abbiamo cominciato a distribuire gratuitamente i preservativi nei bar, negli hotel e in tutta la zona, ci siamo resi conto di cosa succede alle ragazze. Quando abbiamo cominciato ad effettuare il test dell’HIV, le ragazze ci hanno cominciato a dire ‘Lo sapete che questo ce lo fanno pagare?’; però abbiamo dovuto aspettare fino a questo momento affinché ci parlassero. Prima di effettuare i test non avevamo mai notato un’apertura da parte loro. Ovviamente il Comune ha risposto dicendoci che non avrebbe accettato il nostro test perché non lo considerava valido. Così è cominciata la discussione in merito e alla fine lo hanno accettato, anche grazie alla reazione delle ragazze che hanno richiamato l’attenzione dicendo che non era possibile che loro dovevano pagare un test che ora ricevevano gratis e che il Comune nemmeno accettava. Si sono organizzate chiamando in radio per aggiornare la situazione. Di conseguenza ora accettano il nostro test e nessuna ragazza viene arrestata perché non può pagare il test, ma ancora capita che chi non paga la visita medica settimanale viene portata in carcere”.

Karla ci dice di più: “È certo, se non paghiamo i 75 pesos settimanali per la visita, ci arrestano. Ed è in carcere che avviene l’abuso di potere. Ed oltre ad arrestarci, dobbiamo pagare una multa di 450 pesos per uscire di prigione. ¿Come avviene tutto ciò? Si presentano al bar due persone dell’Instituto de Salubridad – un veterinario e la dottoressa – che ci controllano. E vengono accompagnati da un poliziotto. Se non possiamo pagare, il poliziotto ci afferra con violenza, ci ammanetta con le mani dietro la schiena e ci porta via come se fossimo delinquenti”.

Ora le ragazze si trovano in disaccordo e se davvero collaborano con noi parlerò loro per organizzarci su come uscire da questo sistema. Il nostro problema più spinoso è l’abuso di potere. Il responsabile è il sindaco perché stabilisce le quote in Municipio e ci mandano questi individui per condurci in prigione. Capita che ci portino immediatamente, ma ci proibiscono di lavorare e poi, se ci trovano al bar mentre beviamo una birra con un cliente, ci spediscono in gatta buia. Quindi è praticamente impossibile andare in giro liberamente”.

“Si è verificata una notevole violenza fisica e psicologica. L’ex direttore dell’Instituto de Salubridad, un tipo di nome Calpulapan, ha minacciato fortemente le ragazze con parole offensive, che ci avrebbe fatto chissà cosa, ecc.. Finchè è giunto a minacciare una protettrice, quando già non ricopriva più la carica di direttore. Ciò nonostante, passava a molestare le ragazze e il sindaco attuale non è mai intervenuto. È una deflorazione orribile. Esigiamo che il nostro lavoro sia riconosciuto ed esigiamo di lavorare a condizioni migliori, di essere trattati degnamente perché siamo esseri umani. Il nostro lavoro non è da disprezzare. È l’unico modo che abbiamo per permettere ai nostri figli di emergere. Pretendiamo rispetto”.

ALCUNI TRAGUARDI GRAZIE ALL’ORGANIZZAZIONE E ALL’APPOGGIO DI SOLIDARIETÀ.

JOJUTLA

Le lavoratrici del sesso del Nucleo Cooperativista Rebelion di Jojutla, Morelos, hanno fatto parte della Rete per diversi anni. Una compagna del Nucleo afferma: “ora io e le altre ragazze lavoriamo senza difficoltà nel mercato ‘Margarita Mazo de Juarez’ e se qualcuno ci aggredisce, godiamo del sostegno dei compagni della Rete, della Brigata di Strada e dei Miserables Libertarios. Siamo venuti insieme a loro qui all’Incontro. Prima di far parte della Rete, non andavano bene le cose. La polizia ci arrestava, eravamo sottoposti a visite di controllo e se non le accettavamo ci rinchiudevano in prigione. Avevamo molti problemi con la polizia. Far parte della Rete ci ha aiutato molto. Abbiamo cominciato a marciare e ci siamo rivolti alle associazioni per i Diritti Umani. Questo è il motivo per cui preferiscono non intromettersi nelle nostre faccende. Possiamo lavorare come vogliamo”.

Un compagno dei Miserables Libertarios dice: “il lavoro che abbiamo intrapreso con le altre colleghe lavoratrici del sesso era di creare sostegno, dato che prima della nascita del Nucleo Cooperativista Rebelion erano perseguitate da parte del Municipio, dai pubblici ministeri e dalla polizia municipale. Quasi a scadenza settimanale si verificavano operazioni di polizia contro i venditori ambulanti e le compagne del lavoro del sesso. Raccoglievano le loro cose e le accompagnavano alla centrale della polizia municipale. E lì chiedevano loro somme di denaro per uscire di prigione. Inoltre, i pubblici ministeri passavano a riscuotere altre somme per permettergli di lavorare. Provocavano anche risse o diverbi tra loro. Ma l’appoggio della Rete, e i workshop che offre, hanno rafforzato il gruppo e adesso non subiscono più troppi abusi. Stiamo collaborando per costruire l’autonomia nel campo della sanità”.

Il Collettivo Miserables Libertarios è un collettivo anarchico, composto prevalentemente da giovani, che appoggia anche altre lotte nella regione, come quelle dei contadini, dei maestri e degli studenti. Attualmente sostiene la comunità di Tepepan contro l’esproprio della sua terra. Da un anno realizzano attività nel Centro Sociale Comunitario Julio Chavez Lopez come lezioni di matematica, corsi di spagnolo e scrittura per bambini, laboratori di alebrijes (mostri di cartapesta, ndt) e di riciclaggio, concime organico, proiezioni di video e distribuzione di documentari.

Un altro compagno dice che dopo essere entrati a far parte de la Otra Campaña, il collettivo si è avvicinato alle compagne del lavoro sessuale per un caso di repressione. “Due compagne furono arrestate dalla polizia che gli tolse tutti i soldi che avevano e le percossero. Venimmo a conoscenza della situazione e denunciammo l’accaduto davanti ai mezzi di comunicazione. Avere un rapporto di appoggio con loro ha cambiato il nostro modo di vedere le cose. Ci rendemmo conto che la sinistra ha tradizionalmente accantonato questo tipo di lotte che dal secolo scorso avvengono in diverse zone del mondo. Purtroppo, noi che lottiamo per cambiare le cose, continuiamo a riprodurre certi modelli culturali di condotta che appartengono al patriarcato e al machismo. Di fatto anche se magari non abbiamo cambiato totalmente la nostra condotta, molti dei nostri schemi si sono sgretolati quando abbiamo cominciato a solidarizzare con questa e con altre lotte”.

“Pensiamo che le lotte sono diverse e plurali e che è fondamentale costruire autonomie a livello microlocale e da qui crescere a partire da un municipio, un quartiere, una strada. Siamo convinti che il progetto della Brigata di Strada di fabbricare da sé il proprio preservativo rappresenti una forma rilevante di autogestione. Abbiamo imparato dalle comunità indigene a non imporre o dettare una linea ma ad ascoltare il popolo e tutti siamo questo popolo”.

GUADALAJARA

Una compagna di Guadalajara, che è stata membro della Rete per sei anni riporta che per il momento c’è molta calma in città. “Stiamo lavorando bene negli hotel. La polizia non ci molesta e siamo tranquille. Prima di unirci alla Rete, lavoravamo molto in strada ma la polizia ci inseguiva e quando entravamo negli hotel, ci tiravano fuori con la forza. Ci chiedevano denaro. Da quando abbiamo iniziato a partecipare a questi incontri della Rete Messicana, le compagne ci danno lezioni suoi nostri diritti e abbiamo imparato a difenderci meglio. Ora sappiamo parlare, prima no. Ora non ci facciamo intimidire. Prima ci minacciavano e non sapevamo cosa rispondergli e per questo non dicevamo niente, ma ora non è più così. Se arrivano a colpirci, una risponde. Non glielo si permette. Abbiamo cominciato a rivolgerci alla Procura, alle associazioni per i Diritti Umani, organizzando cortei, picchetti, arrivando quasi a scioperare per pretendere che si rispettino i nostri diritti. La Rete ci da pieno appoggio. Avevamo paura, prima. Ora no. Lavoriamo a nostro piacimento”.

“Il problema è che a breve si svolgeranno i Giochi Panamericani e sicuramente hanno in mente di allontanarci dai nostri luoghi di lavoro, ad ottobre, durante i Giochi, perché non vogliono che ci sia prostituzione, non vogliono che i turisti vedano donne fare questo lavoro. Ancora non ci hanno parlato chiaramente ma per noi è un gran problema perchè capita che questo tipo di proibizioni diventino permanenti ma noi abbiamo bisogno del nostro posto di lavoro. Lo facciamo solo perchè non abbiamo studiato né abbiamo un’altra professione”.

“È importante che le ragazze che praticano il lavoro del sesso continuino a collaborare tra loro perchè hanno le stesse opportunità come gli stessi rischi. Perché capita che se non ci aiutiamo c’è qualcuno che ci aggredisce, che ci picchia, ed è meglio organizzarci. Magari più ragazze conoscessero l’Incontro, così potrebbero imparare di più a difendersi tanto dalla tratta di donne quanto dai papponi e dalla polizia”.

Jaime Montejo della Brigata di Strada afferma che la Brigata e la Rete Messicana del Lavoro del Sesso hanno contribuito a fare una diagnosi per l’Alta Commissione dei Diritti Umani in Messico e che una compagna di Guadalajara ha giocato un ruolo chiave. “Siamo riusciti ad ottenere che il suo ufficio raccomandasse al governo messicano di riconoscere gli obblighi del padrone verso coloro che hanno un contratto da lavoratrice del sesso. Perché non tutte ce l’hanno. Ci sono quelle che lavorano per proprio conto. Per questo si richiede di promulgare leggi, entro una prospettiva di genere, a beneficio del settore, per fornire sicurezza sociale, pensioni di anzianità e di invalidità. Ci sono molti buoni consigli dell’Alta Commissione dei Diritti Umani che il governo del Messico deve mettere in pratica”.

LA SITUAZIONE DEL DISTRETTO FEDERALE RISPECCHIA LA SITUAZIONE NAZIONALE

Nonostante gli importanti passi in avanti, secondo quanti hanno partecipato all’Incontro la situazione nazionale resta gravissima. Jaime Montejo afferma: “Quando si viene a conoscenza dell’omicidio di una lavoratrice del sesso la gente dice che ‘è normale’. Orbene, il ‘normale’ che abbiamo visto per esempio qui, nella zona de La Merced e di Izazaga, che è vicina; di San Pablo, anch’essa vicina; di Buena Vista, dove si ingrandisce la zona e verso la metro Normal e la Colegio Militar – in tutta la zona ci sono in media sei omicidi al mese, e lo stesso vale per tutti gli stati della repubblica. Sei lavoratrici del sesso assassinate ogni mese in ciascuno stato. Ovviamente, nessun mezzo di comunicazione riporta la notizia perché non sono considerate morti rilevanti”.

Krisna, membro della Rete Messicana nel Distretto Federale ricorda la morte di Gulmara Vilchis Sanchez, anche conosciuta come “Garibay”, Presidentessa della cooperativa delle lavoratrici del sesso “Per migliori condizioni di salute”. È morta privata della libertà dopo essere stata arrestata durante una retata presumibilmente contro “la tratta di persone al fine dello sfruttamento sessuale”, nell’Hotel Palacio, ma come nella maggiorparte dei casi, la maggioranza delle persone arrestate non avevano nulla a che fare con “la tratta”, figuriamoci Garibay, che da anni faceva tutto il possibile per difendere e dare sostegno alle altre lavoratrici del sesso. Hanno indicato come cause mediche del decesso “un arresto cardiaco provocato da trombosi e paralisi celebrale”, ma vari testimoni hanno affermato che è morta per negligenza e abuso di potere. La Brigata di Strada accusa di omicidio il sistema penitenziario.

Si è ricordato anche l’omicidio di Susy, una lavoratrice del sesso di Tlaplan, avvenuto nell’hotel San Antonio nel mese di febbraio 2010, proprio quando erano in corso operazioni di polizia per scovare “l’ammazzavecchiette”. La Brigata di Strada tiene a precisare che questo tipo di operazioni costituiscono un pretesto del governo di Marcelo Ebrard per legittimare programmi di pulizia sociale nel Distretto Federale.

Una compagna che lavora nei bar di Izazaga ha raccontato che molti bar della zona hanno chiuso. “Perché hanno chiuso se altri cominciavano ad aprire? Chi ha chiuso? Quelli che rifiutavano di vendere droga. I bar nei quali ci era vietato consumare, ci era vietato assumere droga, vendere droga, drogarci con clienti nei camerini. Quindi i bar che hanno cominciato ad emergere sono quelli dove si vendeva droga, dove le lavoratrici si drogavano e spacciavano, e venivano pagate con la droga. C’era molta differenza con le zone in cui le organizzazioni criminali operavano indisturbate. E in quelle zone in cui si rifiutava di collaborare, si sono messi contro le famiglie degli imprenditori, sequestrandoli e purtroppo molti sono stati decapitati. E le loro imprese sono fallite. E questa è una delle ragioni per cui sono qui, davvero. Perché i luoghi in cui lavoravo prima ora sono chiusi e gli altri sono aperti. Ma sono quesi posti in cui non mi piace lavorare”.

Non dimentichiamo che un anno fa la Procura Generale del Distretto Federale ha girato una lettera citatoria alla direttrice della Brigata di Strada, Elvira Madrid Romero, per commisurare le informazioni riguardanti una denuncia che la Brigata di Strada aveva sporto sulle attività mafiose della città di Tlaxcala, nel Tapo (Terminal de Autobuses de Pasajeros de Oriente) per trasportare donne e bambine alla zona del commercio sessuale nei dintorni della Merced. In quel momento, la Brigata ha denunciato che la lettera citatoria probabilmente era “un mezzo per fare pressione nei confronti delle costanti denunce, che ha reso pubbliche tramite diversi mezzi di comunicazione, circa la complicità delle autorità perrediste della capitale con gruppi della criminalità organizzata, rivolta alla tratta di persone che sono costrette a prostituirsi”.

CONTRO LE MISURE DEL GOVERNO

Per vari anni la Brigata di Strada e la Rete Messicana del Lavoro Sessuale hanno denunciato i piani del governo di Marcelo Ebrard volti ad effettuare una sorta di pulizia sociale nel Distretto Federale e creare una zona di tolleranza. Le organizzazioni sottolineano che questi piani violano i diritti del lavoro delle lavoratrici del sesso, promuovono la violenza della polizia contro di loro e tolgono loro luoghi di lavoro. Inoltre, fanno si che il governo diventi il pappone delle lavoratrici del sesso. In un’intervista, Jaime Montejo afferma che la creazione di queste zone non ha avuto il risultato che aspettavano in diverse città del paese perché sono state praticamente distrutte a causa delle attività di vari cartelli della droga e dalle guerre nate tra di loro per il controllo del territorio. Ciò nonostante, questa continua ad essere una strategia di ‘pulizia’ del Distretto Federale e di altre zone. A ogni passo, la Rete Messicana ha contrastato la perdita di luoghi di lavoro e la violenza della polizia.

Jaime parla anche dei programmi federali che stigmatizzano sempre di più il lavoro del sesso. “Nel programma sui Diritti Umani del presidente Calderon è presente una linea d’azione volta a ‘sradicare la prostituzione’, non solo la prostituzione infantile come nel sessennio di Fox. Ah finalmente, sradicare la prostituzione, però non mai parla di sradicare le cause della prostituzione… C’è un’altra linea d’azione che intende ‘promuovere una cultura filtrata attraverso i mezzi di comunicazione che faccia disprezzare la prostituzione’. E dietro quest’affermazione che aiuta a formare un’opinione pubblica contro la prostituzione, si sta formando un’opinione pubblica contro le lavoratrici del sesso”.

Parlando dei cambi apportati agli Articoli 19, 20 e 73 della Costituzione, Jaime spiega in che maniera i cittadini e in particolare le lavoratrici del sesso subiscono sopraffazioni. “L’articolo 19 contempla come reato grave, che non prevede liberta’ su cauzione, quello della tratta delle persone e del sequestro. È molto pericoloso per i gruppi di lavoratrici del sesso e per i gruppi di appoggio perché se chiediamo la libertà di chi viene arrestato contro la sua volontà perché ritenuto coinvolto nella tratta, possiamo essere accusati di essere complici della tratta e del sequestro sebbene stiamo lottando contro la tratta infantile e la prostituzione forzata”.

“Ma non è tutto. La tanto discussa Legge sulla Sicurezza Nazionale prevede il carcere per coloro che commettono reati gravi contro la sicurezza della nazione e contro la salute. Quindi, a suo piacere, tutte e tutti possiamo essere arrestati in strada, in casa, senza mandato di arresto né di perquisizione”.

“L’articolo 20 prevede che non sia rivelata l’identità delle vittime, quindi, si può essere accusati senza sapere da chi. Così sarà qualcuno senza faccia a denunciarti così come avviene nel romanzo di Kafka, no? _Il Processo_”.

“La modifica dell’Articolo 73 obbliga la Camera dei Deputati e il Senato ad approvare una legge generale entro sei mesi contro il sequestro e una legge generale contro la tratta di persone. La legge attuale non obbliga le legislature ad approvare una legge statale. Ci sono stati che non hanno interesse ad avere una legge contro la tratta ma ora ogni stato dovrà inventarsi una legge specchio”.

“La legge sulla tratta di persone a livello federale, statale e municipale richiede la formulazione un regolamento per essere applicata. Lo si può notare nella chiusura di molti hotel e bar che rappresentano luoghi di lavoro. Ed è più probabile che la nuova legge penalizzi il cliente che rischierà una multa o la segnalazione per sfruttamento della prostituzione. Ciò riguarda l’offerta del sesso commerciale, non solo lo sfruttamento del sesso commerciale né quello dovuto alla tratta di persone. Insomma bisogna tener conto di vari aspetti”.

“Hanno classificato questa riforma costituzionale come soluzione per dare un’opportunità alle vittime e affermato che una legge sulla tratta deve nascere dai sentimenti delle vittime. Il problema è che nel lavoro del sesso non tutte sono vittime. Il fatto è più complesso perché se ora, con la legislazione attuale, attraverso le operazioni di polizia per contrastare la tratta e il favoreggiamento, conducono 20 o 30 donne davanti al pubblico ministero, con la nuova legge sarà molto peggio. Infatti, colei che si rifiuterà di denunciare qualcuno, il padrone di un locale o il presunto protettore e qualsiasi coppia in un hotel possa essere considerata protettore, chi non si dichiara vittima può essere indagata. E questo è il minimo che le può succedere. In una procedura giuridica davanti al pubblico ministero, da presunto testimone si può rischiare di essere trattenuti e quindi obbligati a non potere lasciare il luogo in cui ci si trova e si può essere reclusi con processo per direttissima solo per essersi rifiutati di collaborare. Perché si può essere vittime o carnefici. Non c’è altra scelta. Secondo le autorità, tutte le lavoratrici del sesso si trovano in condizioni di schiavitù. Ogni lavoratrice del sesso con un cliente è considerata violentata”.

“Quindi si condannano ancora più forte le organizzazioni di gruppi di lavoratrici del sesso e gruppi di appoggio che gli danno sostegno. Chi lotta contro la prostituzione forzata e infantile comincia ad essere considerato sospettato. Ciascuno di noi rischia di essere accusato di tratta di persone”.

In tutti questi modi, tentano di indebolire la capacità di resistenza delle lavoratrici del sesso. Contemporaneamente, la Rete Messicana del Lavoro del Sesso intensifica il suo sforzo per rafforzare questa capacità tramite l’organizzazione e la difesa dei suoi diritti. Una compagna riassume bene il sentimento che ha caratterizzato l’Incontro: “Non ci compreranno, non ci ammazzarenno. Pretendiamo rispetto e diritti sul lavoro”.

Fonte: Nodo Solidale, 21 agosto 2011

Posted: agosto 22nd, 2011
at 11:47 by ironriot

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