Messico: Risposta di Carlos López “Chivo” alla Izquierda Revolucionaria Internacionalista (Sinistra Rivoluzionaria Internazionalista) “Buenaventura Durruti”

Fonte: Cruz Negra Anarquista Mexico

NOTA: Questo è un testo del compagno Carlos in risposta a quello della IRI-BD: Amelie y Fallon, de la arrogancia imperialista a la miseria pequeñoburguesa.

3 Marzo.

Rispondo a titolo personale alla diffamante aggressione scritta realizzata contro le mie compagne di affinità Fallon e Amelie.

Tra le cose che caratterizzano l’internazionalismo c’è la lotta contro l’idea di nazione, di potere e autorità, mettendo in discussione la validità delle frontiere fisiche e mentali che i governi hanno costruito, per evitare la fraterna e libera convivenza tra le persone nate in punti geografici differenti.

Per questo, arrivare a dire che queste anarchiche siano venute in questa regione “a vivere una esperienza tra i popoli del terzo mondo dopo aver abbandonato le loro vite nella civilizzata Quebec”, mi fa pensare nel disprezzo che voi, sinistroidi internazionalisti, avete dimostrato verso persone straniere che hanno deciso di mettere in pratica la loro passione distruttrice contro lo Stato/Capitale, sia esso canadese, messicano, europeo o di qualsiasi parte.

Almeno noi non cerchiamo la distruzione parziale di un solo Stato – infatti presi separatamente sono solo i tentacoli del potere mondiale – e nemmeno di unire sforzi/capacità esclusivamente fra messicani o con “i rivoluzionari del terzo mondo”; al contrario lottare assieme a qualsiasi persona libera, che sia nata qua o in Cina.

Ma cosa ci si può aspettare da chi propugna appartenere alla “ala classista del movimento rivoluzionario messicano”, accusando di arroganza imperialista o piccolo borghese a coloro che optano per organizzarsi mediante affinità o per condividere momenti di sovversione con chi gli pare?

Certamente la affinità non è esclusiva degli anarchici/libertari, infatti essa può sorgere fra qualsiasi individualità o gruppo che si identifichi nella lotta per la liberazione totale, (lotta) in cui più che puntare a uno “stadio in cui nessuno venga più incarcerato”, si pretende distruggere ogni edificio carcerario fisico e mentale e qualsiasi istituzione autoritaria, con tutto quello che ciò implica; questo potrebbe sembrare utopico ma credo che sia meglio finirla con la tiepidezza delle belle parole e, lungi dall’idealizzare la realizzazione dell’utopia, continuare con la conflittualità quotidiana permanente del contesto sociale.

La solidarietà non si condiziona, infatti la solidarietà si concretizza tramite diverse azioni di appoggio e il fatto di prendere posizione -quello che hanno fatto le compagne- non significa condizionarla; non c’è da fare onde d’acqua in alta montagna1.

Se Fallon e Amelie decidono evitare qualsiasi eventualità in cui vengano mischiate con chi si rivendica prigioniero politico, e a maggior ragione se non vogliono essere nominate come tali, non resta null’altro che rispettare la loro decisione. Accusarle solo per questo, come avete fatto, è infame e codardo, rossi bastardi!

Ci basiamo sempre nelle nostre realtà e il fatto di avere una difesa nel processo giuridico e più che necessario, infatti una cosa è voler distruggere il sistema giuridico, altra cosa è averlo già fatto.

Da parte nostra non si tratta di “approfittare” di una difesa giuridica e nemmeno essa è la nostra “mediazione” con lo Stato, come voi dite nel vostro testo. Sappiamo che il gioco giuridico si porta avanti fra politicanti e di questo si occupa il nostro avvocato, il quale non consideriamo una mediazione ma un compagno di lotta anticarceraria, che non si dedica a tirar fuori prigionieri politici ma alla solidarietà con i prigionieri, senza che gli importi se sono politici o anarchici. A provarlo il fatto che ha preso in mano il nostro caso, che siamo anarchici insurrezionalisti e informali, senza prendere un solo centesimo.

Solo per precisare, nel vostro testo diffamatorio menzionate che si tratta dello stesso avvocato che assiste noi e Jaqueline e Bryan, cosa che è falsa. E anche se lo fosse, per me non cambierebbe la situazione. Solo si evince che nemmeno sapete di cosa state parlando.

Voi cadete nella storica posizione di attaccare chi non accetta i vostri metodi di intervento passati/anacronistici, basati nella retorica politica di accusare di “atti temerari e inutili”. Parlate di “sinistra primomondista”, per noi qualsiasi sinistra, partitica o rivoluzionaria, è lontana nelle sue pretensioni; parlate di azioni collettive basate sul quantitativo ma noi sappiamo che molte volte tali azioni annullano l’individualità e la sua azione creatrice; parlate di lotta di classe e del trionfo della classe operaia, quando tanti di noi non siamo né operai, né classisti e appoggiamo qualsiasi azione liberatrice che tenga in conto la totale liberazione della persona, sia operaia, contadina, autonoma o come volete chiamarla. È per questo che preferiamo utilizzare il termine di guerra sociale, che comprende più settori e non solo la lotta operaia o di classe.

In nessun caso credo, almeno per quello che voi dite, che l’insurrezionalismo sia condannato alla rovina è che in verità non siamo in competizione con nessuno per vedere chi è più rivoluzionario o efficiente nella lotta contro il Capitale. La critica dei metodi scelti è necessaria, sia nella forma che nei contenuti, però…credo che quello che avete scritto non dà adito all’intercambio d’idee perché vi siete dedicati solo ad offendere le mie compagne e sappiate che se si tratta di offendere, sappiamo anche mordere.

La solidarietà è la solidarietà, con il suo ampio contenuto di forme, però sappiate che io non voglio nulla da gente come voi.

Carlos López “Chivo”

1Traduzione letterale di: “no hay que hacer olas de agua en una alta montaña”, credo alluda a non esagerare le cose.

Posted: marzo 10th, 2015
at 6:23 by prox

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Categories: Anarchismo,lotta anticarceraria,Messico

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