Minacce al compagno Saverio Ferrari

Una lettera de “I Camerati”

Nei giorni scorsi è giunta presso la federazione milanese di Rifondazione comunista una lettera con minacce a Saverio Ferrari. La missiva, scritta in stampatello con tanto di “Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi presenti!!! Saverio Ferrari attento!!!”, è stata firmata con un fascio littorio stilizzato e la sigla “I Camerati”, la stessa con la quale sono state promosse le iniziative a Milano nella settimana dal 24 aprile al 2 maggio.
La lettera è stata consegnata con una denuncia alla Questura.

Questa è la cultura diffusa sui siti di destra, al delirio:

“Saverio Ferrari, è uno storico esponente dell’estrema sinistra comunista degli anni ’70, già attivista del C.A.F. (Comitato Antifascista) di Milano e membro del famigerato Servizio d’Ordine di A.O. Avanguardia Operaia, poi Dirigente di Democrazia Proletaria, antifascista di professione, ora è funzionario del Gruppo Consiliare del Partito della Rifondazione Comunista della Regione Lombardia e responsabile del sedicente “Osservatorio Democratico” che analizza i partiti e movimenti di destra, schedandone dirigenti, militanti e semplici simpatizzanti o presunti tali.

Questa sua pessima “abitudine”, di chiaro stampo sovietico, risale agli anni ’70, quando nel covo terrorista di Viale Bligy, gli inquirenti trovarono un poderoso archivio, compilato proprio dal compagno Saverio Ferrari, nel quale erano schedati migliaia di anticomunisti milanesi e lombardi (militanti di destra ma anche di sinistra, poliziotti e carabinieri, imprenditori e borghesi) con tanto di fotografie e dati accuratissimi come lo studio di abitudini e degli spostamenti, descrizione di locali pubblici e sedi politiche. Tutti schedati come “nemici del proletariato” da boicottare, quando non da colpire e persino eliminare!

Proprio grazie alle dettagliate informazioni di Saverio Ferrari, nel 1975, alcuni appartenenti al Servizio d’Ordine di Avanguardia Operaia, uccisero, in un vile agguato a colpi di chiave inglese, Sergio Ramelli, militante diciottenne del Fronte della Gioventù. Nel 1987, Saverio Ferrari è stato condannato ad 11 anni di carcere (ridotti a poco più di tre anni con sentenza definitiva) per l’infame assalto ed incendio, avvenuto nel 1976, al Bar di Largo Porto di Classe a Milano, dove vennero selvaggiamente aggrediti, a sprangate, tre presunti simpatizzanti di destra: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio epilessia permanente), Giovanni Maida di soli 16 anni (quattro fratture alla mandibola e una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica con lesioni permanenti al cervello)”.

Già un anno fa Saverio Ferrari aveva ricevuto avvertimenti per via legale

“Non vi è stata nessuna fantomatica aggressione, tantomeno nessuna tentata ritorsione. Le fantasiose e pittoresche notizie riportate dal noto pregiudicato e provocatore comunista Saverio Ferrari sul sito del suo Osservatorio sedicente Democratico sono del tutto prive di fondamento e frutto della sua mente faziosa, perversa ed evidentemente anche malata. Le uniche tensioni sono quelle inventate, sperate e sostenute, da anni, in modo sistematico e scientifico (in senso marxiano), da questo antifascista di professione e da coloro, complici politici o superficiali ignoranti, che riportano le sue infamanti calunnie su libri e giornali, come ha fatto, ad esempio, Paolo Berizzi, su La Repubblica e sul libro Bande Nere”. Questa la dichiarazione di Roberto Jonghi
Lavarini (nella foto) che denuncerà Saverio Ferrari per diffamazione, chiedendo l’oscuramento del suo sito Internet in quanto “fomentatore di odio e di violenza”.

Fonte: Indymedia Roma, 30 febbraio 2010

Posted: aprile 30th, 2010
at 12:37 by ironriot


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