[MoviengToGaza] Intervista al presidente dell’associazione dei pescatori

Gaza City, 27 aprile 2012
PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

Il mio nome è Maher e sono presidente dellâassociazione palestinese dei pescatori e degli sport marini.

CAN YU TELL ME ABOUT YOUR DAILY WORK, WHAT IS HAPPENNING WHEN YOU GO OUT FOR FISHING?

Tutto quello che senti se esci in mare, sono gli spari. Israele forza i pescatori a rispettare un limite massimo di 3 miglia dalla costa, ma già quando i pescatori raggiungono le 2,5 miglia gli israeliani cominciano a sparare per scoraggiarli ad arrivare al limite. Questo per i palestinesi significa restare a 2 miglia dalla costa, dove non c’è pesce.

Parliamo di 3500 pescatori, ognuno con famiglie di 5 o 7 persone e Israele e, definendo le 3 miglia come un limite di sicurezza, attua in realtà una punizione collettiva sulla povera gente perchè come contraddizione permette ai palestinesi di recarsi nelle acque egiziane o israeliane per comprare pesce fresco o congelato e tornare a venderlo Gaza. Israele in questo modo forza le famiglie a lasciare il loro mestiere di pescatori e a divenire commercianti di pesce fresco egiziano o surgelato israeliano, spesso proveniente da territori occupati in Israele.
Alle volte i pescatori vengono uccisi o feriti, altre volte le loro barche vengono confiscate, portate in Israele e mai restituite. La tragedia è che i pescatori spesso chiedono dei prestiti per comprare delle barche e dopo pochissimo tempo le perdono assieme al loro lavoro, che culturalmente può essere solo in mare.
Chiediamo ai comitati internazionali di aiutare i pescatori palestinesi, non con soldi perchè noi abbiamo bisogno solo dei nostri diritti in accordo con gli accordi internazionali. Secondo gli accordi presi a Oslo ci doveva essere permesso di raggiungere i 20 miglia dalla costa, ma nel migliore dei casi, sotto l’autorità palestinese di Fatah, al tempo di Arafat, ci è stato permesso di navigare fino alle 12 miglia, poi l’area è stata ridotta e 8, poi 5 e poi 3 miglia.
Da quando gli attivisti internazionali sono qui, hanno potuto testimoniare che Israele vuole mantenere i palestinesi lontani dalle tre piattaforme di gas, che comunque si trovano in acque palestinesi. Molti palestinesi in precedenza lavoravano in Israele e ora hanno perso il loro permesso di lavorare e si trovano a dover pescare per sfamare le loro famiglie, ma neanche questo gli è concesso.
Inoltre, pensando alle ragioni di sicurezza, non capisco perchè Israele impedisce ad ogni strumento di navigazione di entrare a Gaza, anche delle semplici tavole da surf per bambini e a una barca per fare escursioni con i bambini. Abbiamo 10 barche regalateci dalla Cutter Sailing Federation per i bambini e da più di tre anni sono bloccate fuori Gaza e non possiamo farle entrare e non riesco a spiegarmi le ragioni

QUI A GAZA AVETE PROBLEMI CON LA BENZINA, COME QUESTO INFLUENZA IL LAVORO DEI PESCATORI?

Questo è un altro dei fattori che rende la vita dei pescatori difficile e alle volte devi aspettare una settimana per avere la benzina per andare in mare.
A Gaza ci sono circa 300 piccole barche di 7 metri, con motori da 25 hp e 70 barche più grandi fra il 12 ed i 24 metri, ma con le restrizioni imposte da Israele delle 2 miglia non possiamo trovare pesce neanche se lavoriamo 24 ore al giorno. Spesso il pesce che si riesce a pescare è lungo 1 dito e questo si può solo portare a casa per sfamare le famiglie e non venderlo al mercato, influenzando negativamente le nostre vite.
Inoltre non ci trattano come umani, il linguaggio che usano con noi sono gli spari. Alle volte ci sono 10 barche vicine che cercano di pescare e i militari aprono il fuoco anche se non sanno chi c’è sulle barche. Alle volte alcuni scappano altre sparando vicino alle barche colpiscono i motori o i pescatori. E a quel punto devono confiscare la barca. Sapete come? Facendo buttare i pescatori in acqua, anche se molto fredda e non importa se ci sono bambini o vecchi. Questi vengono poi arrestati, bendati, ammanettati e portati ad Ashdod dove sono posti sotto interrogatorio e ricattati: se collaborano con le forze israeliano possono riottenere l loro barca. Questa è una vergogna per una nazione che si dichiara democratica, chiedere a dei bambini e lavoratori poverissimi di diventare spie e servi della nazione che li rende poveri.

ABBIAMO SENTITO PARLARE DI UNA PESCATRICE DONNA. NON Eâ COSA COMUNE VERO?

A Gaza puoi trovare questo perchè se un pescatore non ha figli maschi, la figlia femmina deve fare il lavoro del padre quando questo muore o è malato se sa come preparare le reti e la barca. Lei non ha altra scelta se non il mare; i pescatori sono persone non educate, perchè lavorare in mare è talmente duro che non ti lascia il tempo per studiare e alla fine lei conosce solo questo mestiere. Poteva stare seduta e aspettare che qualcuno la aiutasse o lavorare come pescatrice e per noi lei è di grande ispirazione. Ultimamente, a causa della scarsità di pesce a seguito delle restrizioni relative allâoccupazione, ha preso la licenza come accompagnatrice durante le escursioni in mare con donne e bambini. Questo è importante e mostra alle donne come fare ad esser indipendenti e aiutare la propria famiglia.

QUANTO PENSA SIANO IMPORTANTI GLI ATTIVISTI INTERNAZIONALI PER IL LAVORO DEI PESCATORI?

Per noi che viviamo in questo luogo oscuro gli internazionali sono la luce e finestre su gaza, informando anche chi non sa nulla sulla situazione a Gaza, sono come degli ambasciatori, ci rappresentano. Inoltre incoraggiano e supportano i contadini e i pescatori e ci ispirano. La gente è felice di trovare gente come Vittorio o Rosa, giovani che lasciano le loro case e vite per vivere con noi in povertà anche quando qui bombardano per sostenere il lavoro delle ambulanze. Noi apprezziamo tutti i loro sforzi ed il loro attivismo per la gente, la giustizia e la libertà e ci aiutano tantissimo

CI PUOI PARLARE DELLA BARCA OLIVA CHE HAI PREPARATO CON VITTORIO?

Questa è stata una idea di Vittorio. Una notte, mentre accompagnava i pescatori come sempre a pescare, la marina israeliana comincia a sparare e chiede a tutti di restare calmi e tornare indietro. Quando i pescatori si opposero, tutti vennero arrestati e Vittorio rimpatriato. Al suo rientro a Gaza decise di mettere in pratica l’idea della barca Oliva, ovvero una barca per gli internazionali che vogliono fare accompagnamento ai pescatori, in modo da prevenire il sequestro delle loro barche. Ne abbiamo discusso insieme, lui ha trovato i fondi per la sua idea e abbiamo cominciato a preparare questa barca per monitorare ogni violazione delle leggi da parte di Israele nei confronti dei palestinesi. Sulla barca dovevano starci 2 o 3 internazionali e una capitano palestinese. La barca cominciò a funzionare lo scorso aprile; un’idea geniale che funzionò per alcuni mesi benissimo, navigando anche oltre le 3 miglia, poi la marina israeliana cominciò ad attaccare di nuovo i pescatori e anche la barca oliva, cercando di affondarla anche entro le 3 miglia. Oggi a causa dei problemi legati all’assenza di benzina, gli internazionali si muovono direttamente sulle barche dei pescatori, anche se speriamo di proseguire con questo progetto e creare la Oliva II per proteggere più pescatori.

QUANTO POTREBBE COSTARE QUESTO PROGETTO?

Serve un motore buono, quindi forse 15.000 dollari, più tanta benzina ed i soldi per il mantenimento.
Ad ogni modo con il progetto Oliva e gli internazionali intorno i pescatori si sentono molto meglio e più al sicuro. I soldati israeliani cercano di mantenere un’apparenza migliore quando ci sono telecamere ed internazionali intorno.

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Posted: aprile 27th, 2012
at 11:12 by ironriot

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Categories: Audio,palestina

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