[MoviengToGaza] Primo Maggio, docicesimo giorono a Gaza

La programmazione di questa settimana è molto serrata. Per fortuna Maher, il nostro amico e guida è diventato anche il segretario di produzione del progetto Moviengtgaza. Ora ci pensa lui a tenere in fila gli appuntamenti, a tradurre le interviste, a cercare di trovare una mediazione fra le esigenze tecniche della nostra trouppe e quelle personali dei nostri intervistati, a organizzare gli spostamenti e del buon cibo al momento giusto. Senza mai smettere di essere un fantastico e sorridente essere umano.

Mai visto persona lavorare così tanto, dormire nei piccoli frangenti in cui scarichiamo le immagini sugli hard disk e ricarichiamo le batterie delle camere, avere tutta la programmazione in mente, le parole giuste per far incastrare tutte le necessità e mantenere allo stesso tempo una calma zen quasi incomprensibile. Lo avevamo avvisato, comunque, che lo avremmo spremuto come un’arancia e a lui pare piacere questo nuovo gioco.

Negli ultimi due giorni abbiamo raccolto le esperienze di due giovanissime donne giornaliste, una foto reporter e una giornalista televisiva, due teen-ager break-dancers, due surfisti, un attivista fotografo ventenne e, dulcis in fundo, i managers di una giovanissima casa di produzione indipendente che ha aperto le porte e i suoi studi 2 settimane fa.

Qualunque cosa tu voglia fare a Gaza è possibile, ma deve confrontare realtà piuttosto singolari, forse anormali per chi non conosce la vita sotto i fucili degli israeliani. Hadeel, 24 anni, la sua famiglia vive in Italia ed ha deciso di tornare a Gaza 6 anni fa per capire sulla sua pelle la storia del suo popolo. Poteva andarsene nei giorni della guerra o durante i diversi bombardamenti, ma lei ha scelto di essere qui e raccontare al mondo, la tragedia ed il massacro di quei giorni, rischiando la sua vita. 45 chili di donna con 20 chili di giubbino antiproiettili, una macchina fotografica e tutta l’onestà di una persona che vuole davvero capire la vita.

Isra 22 anni, musulmana, divorziata per lasciarsi alle spalle un marito violento ed una vita di soprusi. Giornalista all’ultimo anni di università con una figlia e già un lavoro da produttrice di un programma televisivo.

Noor e Abdallah, talenti della breakdance, autodidatti super motivati che a 16 anni si allenano infaticabili fra gli angoli della città con il sogno di poter abbattere qualunque confine attraverso la danza.

Moody ed Ibrahim giovanissimi talenti del surf nella striscia di terra con la densità di popolazione fra le più alte al mondo, dove il mare rappresenta l’unico orizzonte sconfinato.

Fatima, donna beduina che ha resistito alle imposizioni della famiglia di assoggettarsi ad un matrimonio organizzato per non lasciar crescere dei figli in un contesto culturale così soffocante e con il sogno di poter scrivere storie per dei film.

Hussein, attivista e giornalista nato in Libia, con passaporto Giordano che nella striscia ci è rimasto intrappolato perché da 8 anni Israele non gli lascia rinnovare i documenti di viaggio, costringendolo a sprecare già due borse di studio e viaggio all’estero.

Le persone che abbiamo incontrato agli studios provengono dall’esperienza di RAMATAN, una casa di produzione media indipendente che ha funzionato fino ai giorni dell’ultima guerra, coprendo e trasmettendo immagini di Gaza in tutto il medio oriente finché, a causa di alcune dinamiche politiche ed economiche, ha dovuto chiudere i battenti.

Qui veniamo accolti per un brunch al sedicesimo piano di un nuovissimo palazzo, con vista sull’intera striscia di Gaza, per discutere il nostro progetto ed i loro e per capire se vi sono affinità ideologiche e potenzialità per pensare ad una coproduzione. Le attrezzature a disposizione sono delle più moderne e professionali: crane, telecamere, carrelli, microfoni, mixer, studi di montaggio e registrazione audio e gli intenti culturali ed ideologici assolutamente compatibili. Un’altra delle coincidenze inspiegabili di Gaza.

Il team è assolutamente giovanissimo e motivato a lavorare sui talenti e gli aspetti vitali della striscia, tralasciando per un attimo guerre, bombardamenti, carri armati e sangue. “Quando questa è la quotidianità, ti viene voglia di parlare di altro, quando neanche la tua casa è un posto sicuro e la tua prospettiva di vita è di 30 minuti, perché in qualunque momento potresti camminare affianco ad un auto, presa di mira da un aereo israeliano e saltare in aria, la tua percezione della vita, della bellezza e della quotidianità cambia”. Forse è per questo che la gente a Gaza non dorme mai.

Chiediamo anche a loro su cosa dovremmo orientare la nostra ricerca di storie e idee per il nostro film, a chi dovremmo chiedere di raccontarci la Gaza che guarda al futuro pensando alla normalità, alla pace, ai confini con voglia di superarli e la risposta che troviamo è ancora la stessa. “Esiste una gioventù bramosa di conoscere il mondo, fatta di talenti irreprensibili che devono solo trovare il contesto in cui esprimersi”.

Qui ci sono storie di vite difficili che meritano di essere ascoltate e trasformate in sogni realizzati. C’è la Gaza della gente che ride sempre, che vuole scherzare anche delle tragedie, che ricostruisce instancabile quello che gli viene costantemente sottratto o distrutto. Gaza, oppressa, rubata, bruciata e spaventata dall’occupazione israeliana, che ogni giorno vede almeno un crimine contro tutti i diritti umani commesso su inermi e innocenti, guarda sempre al futuro, al mondo, alla vita ed alla modernità.

Su questo terreno mettiamo le basi per costruire il nostro progetto.

MOVIENGTOGAZA

Posted: maggio 1st, 2012
at 11:24 by ironriot

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Categories: palestina

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