[MoviengToGaza] SCIOPERO DELLA FAME A GAZA IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI #2


Gaza, una striscia di terra di 360 km/q percorribili in una o due ore di automobile, variabili a seconda delle condizioni delle strade e dell’auto che si guida, vive compressa dentro ai suoi confini che vengono sorvegliati e “protetti” dall’esercito israeliano. La striscia di Gaza è circondata a nord a est e a sud da un muro alto sei metri di cemento armato che solo i militari dell’esercito di occupazione possono oltrepassare durante le loro inaspettate incursioni o esercitazioni (organizzate con carri armati e proiettili veri su gente vera che viene ferita ed uccisa davvero). Ci sono due soli ingressi per i civili, Erez e Rafah controllati dalle forze militari israeliane a nord ed egiziane a sud. A ovest c’è il mare sorvegliato dalla marina israeliana che quasi ogni notte spara sui pescatori, sequestra barche ed arresta.

Come in altri paesi in via di sviluppo qui per strada si trovano auto i cui pezzi paiono tenuti insieme dalle preghiere. Non importa se con o senza ammortizzatori, se le portiere chiudano o meno e se i finestrini e gli specchietti ci siano, basta che le ruote girino e che quel che resta della tappezzeria venga rivestito con pellicola trasparente da imballaggio perché qui anche i rottami si rivendono e continuano ad avere una vita.
Le strade sono sature di fumi neri nei momenti di traffico più intenso, che vanno a miscelarsi con gli odori dei generatori quasi sempre accesi per compensare la distribuzione di corrente elettrica che va e viene a secondo della zona, ogni giorno con orari diversi.
Nonostante la terribile crisi energetica dovuta alla mancanza di benzina e diesel anche per brevi distanze qui è tradizione usare l’auto. Noi questa mattina decidiamo di recarci a piazza Al-Jundi a piedi, anche se il caldo comincia a farsi sentire se non c’è vento ed è dura resistere in maniche lunghe.
La tradizione e la religione, qui popolarissime entrambi, prevedono regole di comportamento e costume piuttosto rigide nei luoghi pubblici, specialmente per le donne. Braccia e collo coperti, decoro, poche strette di mano, nessun contatto fisico con persone dell’altro genere, nessuna sigaretta in luoghi aperti e niente che possa apparire non convenzionale come accennare a movimenti di danza per strada. Come internazionale si hanno già molti occhi addosso e con i primi tre bottoni della camicia aperti, anche quelli indesiderati. E’ bastato avvicinarsi alla piazza “in quelle condizioni” per essere apostrofati da un agente della sicurezza che ci ricorda che esistono delle tradizioni a Gaza che devono essere rispettate.

Continuano da giorni le azioni in solidarietà ai prigionieri che prevedono marce per la città organizzate in cortei di partito, letture, comizi e danze popolari. Su questa piazza, in maniera del tutto esclusiva a Gaza, è permesso l’uso di un sound system.
Ci avviciniamo alla tenda degli uomini, dove sono stati organizzati letti e sedie per permettere a questi di portare avanti lo sciopero della fame. Decidiamo di chiedere un’intervista ad Hamza, uno dei prigionieri rilasciati con gli accordi Shalit.
Shalit è il nome di un soldato israeliano che nel 2007, durante un’incursione palestinese oltre il confine con Israele, è stato rapito e trattenuto a Gaza come ostaggio ai fini di instaurare una trattativa per la liberazione di 1400 prigionieri politici del governo israeliano. Tale trattativa si è conclusa con successo quest’anno.
Hamza è rimasto in carcere per 10 anni trascorrendo gran parte della sua detenzione in isolamento in una cella piccolissima illuminata da un immenso faro dalle cinque di mattina fino alla mezzanotte, con solo un’ora d’aria al giorno e senza ricevere mai le terapie mediche richieste.
-”Dieci anni sono un periodo molto lungo e resistere ad angherie e soprusi, senza poter né incontrare né scrivere alla propria famiglia, resistendo a continui raid notturni punitivi, alle umiliazioni ed alle percosse, non è stato facile. In più da quando sono iniziati gli scioperi della fame in carcere, le relazioni fra detenuti e secondini si sono indurite, portando a continue azioni contro i prigionieri che ad ogni visita delle guardie vengon fatti spogliare nudi”-
Da quando è stato rapito Shalit nessun detenuto ha più potuto incontrare o scrivere ai propri parenti, sono state bandite tutte le comunicazioni con l’esterno compresi tutti i libri, quotidiani e lettere, quindi Hamza per cinque anni non ha potuto vedere sua madre o nessuno della sua famiglia e viceversa questi non avevano più notizie di lui.
Quando il soldato israeliano Shalit è stato liberato Hmaza, come tanti altri, è stato liberato e confinato a Gaza senza alcun documento di viaggio, come da accordi intrapresi fra il governo israeliano, e la croce rossa internazionale, che ha interceduto in tutte le trattative.
Ora Hamza è in sciopero della fame ed il suo sogno è di poter terminare i suoi studi, tornare a Gerusalemme e da li continuare le lotte per il suo popolo.
Per rendere l’idea, quasi ogni persona con la quale parliamo, anche al di fuori di questa piazza, ha o ha avuto un parente o genitore imprigionato nelle carceri israeliane durante azioni di resistenza all’occupazione o per ragioni apparentemente inerenti. Ognuna testimonia condizioni di prigionia barbare e non dignitose, ognuno denuncia ragioni inaccettabili per l’arresto quasi sempre avvenuto senza un vero processo civile, ognuno soffre la mancanza di un supporto internazionale attivo nei confronti di queste anomalie legislative.
Così ci testimonia anche un altro giovane, il cui padre è in arresto dal 2000, e dal 2007 non può vedere la famiglia. Quest’uomo è stato stato fatto prigioniero al valico di Rafah, mentre andava in vacanza con la famiglia, perché accusato di finanziare movimenti terroristici a Gaza.

MOVIENGTOGAZA

Posted: maggio 13th, 2012
at 9:32 by ironriot

Tagged with , ,


Categories: palestina

Comments: No comments