[MoviengToGaza] SCIOPERO DELLA FAME A GAZA IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI

Il lunedì a Gaza è dal 1995 il giorno della marcia pacifica per rivendicare i diritti dei prigionieri politici detenuti in Israele.
Davanti le porte del comitato Internazionale della Croce Rossa, che dal 1967 assiste i palestinesi nella visita dei propri familiari, ogni settimana centinaia di madri si riuniscono con alte le foto dei propri cari e care per ricordare al mondo che queste persone sono vive e chiedono giustizia e per far sapere ai detenuti che fuori le loro famiglie non smettono di resistere.

I diritti dei detenuti a Gaza sono una causa che riguarda tutti, ogni partito aderisce a questo movimento di solidarietà, supporta le famiglie dei detenuti e tenta di resistere all’occupazione con questi piccoli ma forti gesti. Per questa causa non importa la religione o il credo politico, per i diritti dei prigionieri nelle carceri israeliani, i palestinesi sono un solo popolo, unito.
Gli obiettivi di questo sciopero sono chiedere che vengano cessate le reclusioni in isolamento, che le famiglie possano visitare i propri detenuti, che cessino i raid notturni e le punizioni collettive e tutte le pratiche umilianti. Inoltre, attraverso l’uso dei media si cerca di muovere le opinioni pubbliche locali, regionali e internazionali, facendo pressione sul governo occupante per renderlo responsabile della salute di tutti i detenuti.

Durante la prima Intifada, fra il 1997 ed il 2003, furono fatti prigionieri circa 8000 attivisti e membri della resistenza popolare e furono due donne, Um Jaber, madre di Jaber e Um Ibrahim madre di Ibrahim, che cominciarono con questa tradizione. Due donne con la consapevolezza che presto sarebbero diventate centinaia.
Jaber fu rilasciato nel 1999, dopo aver scontato più di quattordici anni in carcere.
Ibrahim Mustafa Baroud invece, che aveva 23 anni quando fu arrestato nel 1986, è ancora in carcere. Per lungo tempo gli è stato impedito di vedere la famiglia, anche attraverso le foto. Quando finalmente gli viene concesso di vedere la madre settantenne, questa non passerà neanche il confine di Erez in quanto, dopo essere sottoposta a perquisizioni e raggi x, le viene chiesto di spogliarsi nuda. Richiesta alla quale la donna dovette negare il consenso per dignità e pudore.
Conoscere Gaza significa partecipare anche a questo momento, conoscere le madri e mogli dei detenuti e sedersi fra quelli che sono in sciopero della fame.
Il 17 Aprile in Palestina è la giornata in cui si commemorano tutti i prigionieri e da questo giorno 1600 detenuti nelle carceri israeliane sono entrati in sciopero della fame in massa, in segno di protesta contro le leggi sulla detenzione amministrativa, che permettono ad Israele di tenere in prigionia migliaia di persone a tempo indeterminato e senza accuse. Il numero degli scioperanti, in soli due giorni è salito a 2300.
Più di 300 dei 4600 prigionieri palestinesi sono detenuti da anni senza conoscere l’accusa, impedendo agli imputanti di tentare qualunque difesa. Due prigionieri sono oggi nel loro sessantottesimo giorno di sciopero e si avvicinano lentamente ad una morte dolorosissima ed ingiusta, ma purtroppo tutto quello che si ottiene nelle carceri israeliane, storicamente passa attraverso la sofferenza.
A Gaza city, in piazza Al-Jundi, da 8 giorni, sotto la tenda della solidarietà, uomini e donne molti dei quali rilasciati con l’accordo Shalit e altri non direttamente familiari, ma comunque solidali coi detenuti, hanno iniziato lo sciopero della fame ed un presidio continuo con tende e letti, sorvegliati dagli infermieri ed infermiere della Croce Rossa.
Qui abbiamo la possibilità di intervistare Hilal Mohammed Jaradat, un uomo di 48 anni, provato e segnato da 27 anni di prigionia assegnatigli senza processo per aver ucciso un militare israeliano. -”I detenuti e anche altri palestinesi, hanno cominciato lo sciopero della fame per protestare contro l’isolamento nelle prigioni israeliane, per chiedere pasti decenti per i detenuti, per far si che venga garantito il trattamento medico quando necessario e per permettere le visite da parte dei famigliari. Noi non siamo contro gli ebrei”- continua Hilal, -”ma siamo contro l’occupazione, l’oppressione e la sofferenza.
Omar Adnan Sagawi, 48 anni, appartenente al movimento popolare, si trova in piazza Al-jundi da 7 giorni per protestare attraverso lo sciopero della fame e dimostrare solidarietà a tutti i fratelli e sorelle imprigionati nelle arcieri sioniste.
Ci sono 57 uomini e 27 donne su questa piazza che partecipano con estrema forza e coraggio allo sciopero, nella speranza che le loro sofferenze possano dare dignità alle vite dei detenuti.
Abdelhadi Ghuniem del campo rifugiati Al-Nusairat, ha passato 22 anni e mezzo in arresto e nove anni in isolamento e fu catturato quando l’ultimo genero era nato da poche ore.
Domani torneremo alla piazza Al-Jundi, per continuare a raccogliere informazioni sulla vita, la resistenza e lo sciopero della fame in solidarietà ai palestinesi nelle carceri Israeliane, in opposizione allo stato di occupazione.

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