Nomads Mexico – Seconda tappa: La flor de la palabra (Xanica)

Report della Scuola di Comunicazione popolare Alberto Grifi da Santiago Xanica

Dal 6 al 20 febbraio 2011 il progetto Nomads è stato nella comunità indigena zapoteca di Santiago Xanica, nella Sierra Sur di Oaxaca, in Messico.
In Messico Nomads partecipa ai progetti della Plataforma Pirata (Piattaforma Internazionalista per l’Autogestione Tessendo Autonomia) di cui fanno anche parte il Nodo Solidale di Roma e il collettivo Zapatista Marisol di Lugano (Svizzera).

A Xanica abbiamo realizzato un workshop della Scuola di Comunicazione Popolare Alberto Grifi, continuando il lavoro iniziato già nel 2009 quando per la prima volta siamo entrati in questa comunità e abbiamo realizzato il primo laboratorio.

Questo che segue è un report delle attività svolte quest’anno.

Siamo entrati nella comunità il giorno 6 di febbraio accompagnati dalla compagna di Abrahm.
Abram è un prigioniero politico della comunità di Xanica che da ben 6 anni è rinchiuso in carcere accusato di un delitto di cui ci sono evidentissime prove della sua innocenza. La sua colpa è quella di essere stato uno dei più ferventi animatori del movimento sociale che ha permesso alla comunità di Xanica di resistere contro lo sfruttamento del territorio che circonda la comunità e lo stravolgimento delle tradizioni comunitarie.
Nel carcere di Pochutla, visitando Abrahm abbiamo incontrato la sua compagna e due dei suoi figli più piccoli e con loro abbiamo deciso di fare il viaggio verso la comunità.
Sono circa 4 ore di furgone su una strada sterrata che penetra dentro la Sierra Sur di Oaxaca. La florida vegetazione cambia man mano che la strada si inerpica sulle montagne da cui la vista si apre su valli incontaminate ricche di corsi d’acqua.

Xanica è una comunità di circa mille persone appartenenti all’etnia indigena zapoteca. Anche se molto è cambiato per effetto dei processi di colonizzazione, qui ancora si conserva e si parla la lingua degli anziani, lo zapoteco e sui volti resta scolpita e presente la memoria di ciò che il ferro e il piombo spagnolo volle annientare nel corso del più grande genocidio che memoria umana ricordi: la conquista delle Americhe.

Xanica vive in un territorio ancestrale dove le antiche leggende si compenetrano nelle forme della natura. Un territorio che ora deve affrontare un nuovo implacabile nemico: i progetti di sviluppo turistico con cui il governo messicano intende sviluppare l’economia di un paese afflitto dalla corruzione e soggiogato alle regole del mercato globale.
A pochi chilometri da Xanica c’è la Bahia di Huatulco, una serie di piccole spiagge che si affacciano sull’oceano pacifico. Già da qualche anno tutta quest’area è interessata ad un megaprogetto turistico che sta progressivamente trasformando il paesaggio e le relazioni sociali ed economiche. Al posto degli antichi villaggi di pescatori ci sono ora alberghi di lusso, campi da golf, porti attrezzati per l’attracco di yachts. I boschi e i fiumi della zona sono circoscritti da reti metalliche e guardi private ti invitano a passare dalla casetta di combro per pagare l’ingresso a quello che una volta era un territorio libero e sacro.

Tra le dannose conseguenze di questa profonda trasformazione del territorio c’è l’enorme consumo e spreco di acqua utilizzata non solo per il beneficio dei turisti in costante aumento, ma soprattutto per il mantenimento degli innumerevoli prati verdi che decorano il paesaggio.
Questa enorme quantità d’acqua viene giornalmente sottratta alle sorgenti che si trovano nell’entroterra causando un drammatico impoverimento della quantità d’acqua disponibile per le popolazioni che ci abitano. Xanica è proprio all’interno di questo territorio soggetto alle mire di sfruttamento delle sorgenti d’acqua.
Ma c’è ancora un altro fattore che mette questa comunità al centro dell’attenzione dei progetti turistici della Bahia di Huatulco: la costruzione di nuove autostrade. Attualmente per raggiungere le spiagge da Oaxaca, la capitale dello stato, che dista solo 300 km circa, ci vogliono più di 8 ore in quanto bisogna attraversare con una strada stretta e tortuosa la Sierra Sur. Questi tempi così lunghi che rientrano nella normalità dello scorrere della vita messicana, rappresentano invece un ostacolo per uno sviluppo turistico diretto esclusivamente ad una clientela che fa della dinamicità incontrollata del capitalismo il suo status naturale di esistenza. Le distanze vanno quindi accorciate con la costruzione di nuove ampie strade, rettilinee, dove autobus e macchine veloci possono correre verso il nuovo paradiso artificiale. Queste strade attraverseranno la Sierra Sur, entreranno in boschi e valli incontaminate, minacceranno comunità e territori ancestrali. Xanica sta sul loro cammino.

Questi due fattori, lo sfruttamento dell’acqua e la costruzione di autostrade, fanno di Xanica un territorio strategico per lo sviluppo del progetto turistico di Bahia de Huatulco. I ricchi impresari che stanno finanziando il progetto e i partiti politici che li appoggiano, il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) in primis, hanno quindi bisogno di controllare questo territorio e questo spiega le forti tensioni politiche che stanno attualmente stravolgendo la vita della comunità.

Xanica da sempre ha rivendicato il diritto (sancito anche dalla Costituzione messicana e dalle leggi dello stato di Oaxaca) di eleggere le proprie autorità comunitarie attraverso l’antica forma degli usi e costumi. Innanzitutto i candidati alla carica di presidente comunale sono eleggibili solo dopo aver ricoperto per un certo periodo di tempo vari incarichi sociali, come ad esempio il tejio, il lavoro comunitario, ovvero un periodo di lavoro a beneficio della comunità, costruire una strada per esempio, o in solidarietà ad un cittadino che non ha la capacità di fare quel lavoro da solo.
I candidati si presentano ad un’assemblea dove tutti/e i/le cittadini/e della comunità, senza distinzione alcuna, sono invitati a partecipare per appurarne l’eleggibilità e ascoltare le loro proposte. Dopo di che si da inizio al processo elettivo. Il voto non è segreto, ne ci sono urne dove riporre l’indicazione della propria scelta. Tutti quanti passano davanti una lavagna in cui sono segnati i nomi dei candidati eleggibili e mettono pubblicamente la loro preferenza. Chi raggiunge il maggior numero di preferenze diviene il nuovo presidente municipale che resta in carica per tre anni.
A Xanica, un pugno di zapotechi organizzatisi nel Codedi, un comitato per la difesa dei diritti indigeni, da anni difende la legittimità di questa forma di organizzazione sociale contro chi vorrebbe stravolgerla per imporre il proprio potere, rendendo la comunità facilmente manovrabile dagli interessi esterni. Il PRI da sempre governa incontrastato su questo territorio mettendo spesso alla presidenza comunale persone che non vivevano nella comunità e numerose sono le accuse e le prove di corruzione e malgoverno.
Ma quest’anno le cose si sono messe male per questo partito e i suoi loschi affari. Innanzitutto la comunità si è rifiutata di eleggere un presidente che non viveva nella comunità e non aveva adempiuto alle cariche sociali previste dall’ordinamento tradizionale. Quando poi il PRI ha presentato un nuovo candidato che risiedeva nella comunità, ormai per tutti erano chiari i meccanismi di potere che avevano messo per anni Xanica nelle mani di un partito corrotto che faceva gli interessi degli impresari che si stanno arricchendo sulla costa di Huatulco, mentre la comunità si impoveriva e non veniva sviluppato nessun progetto sociale. Le preferenze quindi sono andate a favore di un candidato vicino a chi rivendica per Xanica progetti sociali ed economici che ne sviluppino l’autonomia e la dignità.
Gli avversari politici non hanno gradito il colpo e nella previsione di perdere il controllo di questo territorio ed essere altresì puniti per le accuse di corruzione e mala gestione delle casse comunali, stanno facendo di tutto perché l’elezione venga messa in discussione.
Innanzitutto si procede a pesanti minacce contro chi ha sostenuto questo cambio politico nella comunità di Xanica. In secondo luogo il PRI ha fatto pressioni sull’istituto statale che presiede alla convalida delle elezioni secondo usi e costumi. Di fatto questo istituto, per un cavillo burocratico ha annullato il risultato delle elezioni e vorrebbe obbligare la comunità a rifarle entro l’estate utilizzando però il voto segreto e le urne e non il meccanismo degli usi e costumi.
Il Codedi e buona parte della popolazione si oppone fermamente a questa decisione pretestuosa. Da un lato pretende quindi che il governo riconosca il legittimo valore dell’elezione secondo usi e costumi e i suoi risultati. Dall’altro non sono assolutamente disposti a rifare delle elezioni già fatte e per di più secondo un metodo che faciliterebbe agli uomini del PRI di poter falsificare il conteggio dei voti e far ribaltare la situazione a loro favore.
La situazione è quindi di estrema tensione con la comunità spaccata in due, l’impossibilità di poter amministrare il territorio e utilizzare i fondi delle casse comunali e con il peso sulla testa di un’azione di forza del governo che potrebbe imporre un’autorità comunale di sua scelta.

Un clima di tensione che ha paralizzato l’attività della comunità e i progetti sociali e di sviluppo sostenibile che il Codedi aveva avviato.

Questa era la situazione in cui ci siamo ritrovati nei giorni in cui abbiamo vissuto dentro la comunità ma, seppur con difficoltà, abbiamo comunque realizzato una serie di incontri sulla comunicazione popolare.

Dato che come Plataforma Pirata abbiamo consegnato al gruppo di comunicazione popolare di Xanica un registratore audio digitale, parte del lavoro è stata dedicata all’utilizzo del registratore. Sono state fatte varie interviste, con o senza microfono esterno. Sono state esaminate le capacità e i limiti del registratore. Una volta in possesso di alcune registrazioni abbiamo visto come caricarle sul computer e manipolarle con l’utilizzo del software open source Audacity. Abbiamo importato le interviste sul programma, le abbia tagliate e aggiustate l’ha dove ce n’era bisogno. Abbiamo quindi importato delle musiche da utilizzare come sottofondo e alla fine sono state realizzati dei brevi spot che potrebbero essere trasmessi in radio.

Un’altra attività molto interessante è stata la realizzazione di una mappa semantica della comunità di Xanica. I partecipanti al laboratorio hanno realizzato collettivamente una mappa della loro comunità evidenziando in un secondo tempo i luoghi di maggior interesse storico, politico, economico e sociale. Per ognuno di questi luoghi hanno scritto una breve relazione che ne descrive gli aspetti interessanti e/o problematici rispolverando così anche le tecniche della scrittura collettiva di articoli, reportage e storie. Alla fine la mappa è stata ricopiata su un grande cartellone che è stato affisso alle pareti della radio comunitaria (attualmente in silenzio per via della tensione politica).

Per quanto riguarda il lavoro audiovisivo sono state realizzate diverse attività. Innanzitutto, dato che il computer su cui sta lavorando il gruppo di comunicazione non ha la possibilità di acquisire i video registrati dalla loro telecamera miniDV, abbiamo provveduto a digitalizzare tutto il materiale girato fino a quel momento. Si parla di circa sei ore di girato in cui sono stati registrati vari eventi della comunità, come la festa dei morti, il 2 novembre. Ci sono le immagini delle assemblee comunitarie per l’elezione dell’autorità comunale. Tanti scorci di Xanica e delle sue bellezze naturali colti dagli occhi ribelli di chi vorrebbe farne un territorio autonomo.
Tra le immagini digitalizzate abbiamo anche trovato delle riprese finalizzate alla realizzazione di un piccolo video documentario sulla preparazione della tortilla, l’alimento base nelle tavole di Xanica e di tutto il Messico. Dato che quel computer attualmente non è ancora in grado di montare immagini video, allora abbiamo deciso di montarlo sui nostri computer realizzando il video “El mais y la cocina” della durata di circa 8 minuti. Gesti quotidiani, antichissimi, catturati attraverso i loro occhi, carichi di significato, per costruire un piccolo film etnografico che parla del se, del mostrarsi attraverso un linguaggio, appena sperimentato e già liquefatto e sedimentato.
Le immagini digitalizzate sul computer sono state occasione di incontro e convivialità. Presentarle a chiunque passasse da li vicino, mostrargli come andarle a cercare tra le cartelle del computer e come vederle, era di volta in volta occasione per rintracciare storie e ricordi passati evocati dalla traballante nitidezza delle immagini.
Il piacere dell’autorappresentazione si avverte altresì nelle intenzioni del gruppo di comunicazione popolare di realizzare un documentario sulle bellezze nascoste di Xanica e del suo territorio. In questo momento stanno meticolosamente raccogliendo le immagini tra i sentieri che si inerpicano sulle rocce, tra piante di caffé e piccole case di legno, raccontando di tramonti che squarciano repentini nuvole cariche di pioggia. Cosa succederà quando il mondo conoscerà il respiro magico di queste valli è difficile dirlo, ma i loro occhi di certo sentono l’impellente bisogno di condividere queste visioni, e nei loro corpi e nella capacità di organizzarsi sta la possibilità di difenderle.
Ripercorrendo gli stessi sentieri con la piacevole guida dei compagni e delle compagne di Xanica anche noi abbiamo immagazzinato e registrato quelle visioni, col nostro occhio attento e solidale. Da queste immagini, nei nostri territori, sapremo ricostruire racconti di un popolo in resistenza. Oggetti visuali che ci narrano nell’incontro delle lotte di altri territori, nel nostro esserci al loro fianco e condividere esperienze e saperi. Un confronto sempre aperto, orizzontale, costruttivo nel reciproco apprendimento, che accresce, inevitabilmente, la rabbia degna e lo spirito di resistenza.

Una parte importante della nostra esperienza a Xanica è stato il laboratorio di alfabetizzazione informatica per le donne. Dato che l’agenda di lavoro veniva costantemente riformulata a causa degli impegni che ognuno doveva assumersi per far fronte alla problematica situazione politica, spesso si aprivano degli spazi vuoti nelle giornate. Prontamente un gruppo di compagne si sono avvicinate a Silvia chiedendole se poteva aiutarle a familiarizzare con il computer. Nonostante il costante lavoro sulle questioni di genere, scalfire la cultura machista che quotidianamente regola i comportamenti sociali è un processo ancora lungo, qui come in ogni altra parte del mondo. Facendola passare per timidezza, e sopraffatte dagli impegni quotidiani, le compagne partecipano poco al gruppo di comunicazione popolare e hanno intravisto in questi spiragli di vuoto la possibilità di dare forma al loro desiderio di apprendere e condividere con noi il loro tempo e le loro esperienze. Dagli aspetti base nell’utilizzo del computer, della tastiera e del mouse si è passati ai programmi di scrittura open source.
Le sillabe delle parole che Silvia gli dettava erano catturate nello sforzo delle dita intete a trovare le lettere sulla tastiera. Movimenti lenti, minuziosi, esplorazioni nel tavolo virtuale. Poi progressivamente sempre più consapevoli e sicuri. Hanno riscritto vari testi, inserito foto nelle loro pagine virtuali. Hanno soprattutto dato corpo al loro desiderio di esserci.

Numerosi sono stati i momenti di convivialità. La gita al Rio Copalita, il gioco con i bambini, la pizza e i calzoni innegiati a gran voce fin dal primo giorno che siamo arrivati. Momenti in cui ci raccontiamo le distanze, le quotidianità così differenti.
I luoghi delle lotte, delle nostre vittorie e delle nostre sconfitte divengono le narrazioni di un conflitto globale in cui si mescolano le esistenze. Nella distanza ci riconosciamo nel linguaggio delle resistenze. Spontaneamente sappiamo che stiamo condividendo un cammino. Sentieri inesplorati che si aprono alla luce del desiderio di dignità, libertà e autonomia. Ci sosteniamo nelle asperità del cammino, occhiate complici ci indicano l’imboscata del nemico.
Le mani alle pietre, le distanze svaniscono. La stessa polvere ci impasta la bocca, ma l’urlo non fatica a uscire ripercorrendo tutti i cammini della resistenza:
ni un paso atras!


Max y Silvia per il progetto Nomads (XM24) e la Plataforma Pirata.
Oaxaca, 8 marzo 2011

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Posted: marzo 10th, 2011
at 8:34 by ironriot

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Categories: America Latina

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