“Sognare ad occhi aperti”. Scritto di Carlos Lopez, el Chivo.

Tradotto da PublicacionRefractario

Oggi mentre aspettavo lo scorrere della lista da parte del mio carceriere ho cominciato a gustarmi una barra di cioccolato amaro.

Durante il tempo in cui la marionetta-custode compiva la sua routine ho chiuso gli occhi e ho cominciato a sognare ad occhi aperti; sono potuto uscire per un momento da questa realtà e mi sono immaginato libero e leggero, forte e deciso, con il petto gonfio di amore e desiderio di un mondo nuovo organizzato in un’altra maniera, funzionale per tuttx senza importare il genere nè l’aria geografica dove ci è toccato nascere e dove una barriera di cemento o filo spinato non interferisce nella fratellanza umana e non limita il libero transito di tuttx gli individui da una parte all’altra. Un mondo di persone autonome e libere da sè stesse, orizzontali, relazionate in una forma non competitiva ma invece secondo principi basici e fondamentali come il mutuo appoggio e la solidarietà.

Immagina un posto dove un sorriso valga di più di una fottuta opportunità di “progredire” (l’avanzamento di pochi in cambio del retrocesso di molti), dove tuttx gli individui si riconoscano capaci di prendere il controllo della propria vita e cosi avere la capacità di organizzarsi con i propri uguali per formare relazioni sociali senza strutture di potere.

Un posto in cui le persone scoppierebbero a ridere a crepapelle solo all’idea che esista la coercizione e la manipolazione da parte di alcune autorità imposte da un pugno di esseri con “certa” aria di superiorità di classe.

Immagina un mondo nel quale potrei camminare mano nella mano con la mia piccola figlia senza il timore di essere rubato da un poliziotto nè violentato per i risultati di qualche programma di “pace sociale” dettata da qualche politicante di partito.

Ho aperto gli occhi -ancora masticando cioccolato- ascoltando la voce del custode che mi nominava dalla sua lista e così sono tornato alla realtà, allo schifoso apparato di esclusione e isolamento chiamato carcere.

E cosi ho cominciato a riflettere sulla possibilità di fare di questa bella utopia una realtà e ho potuto notare che non basta desiderarlo/pensarlo e scriverlo, al contrario è necessaria l’azione, qui ed ora, cominciando da me stesso e non aspettando il “momento” adeguato…cominciando la distruzione…

Con molto affetto verso i compagni della Croce Nera Anarchica Messico per i suoi 10 anni di lotta.

Viva la Anarchia!