Continuons le combat!
Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, Joy, Hellen, Debby, Florence e Priscilla sono state prelevate dalle varie carceri e reinternate in alcuni Cie d’Italia, avvalorando così la tesi del circuito Cie-carcere-Cie.
Al momento sappiamo che Debby è a Torino, al Cie Brunelleschi, Florence ed Hellen al Cie di Ponte Galeria a Roma, Joy è stata rinchiusa nel Cie di Modena dove, tra l’altro, all’entrata è previsto il sequestro dei telefoni cellulari. Ormai a distanza di 24 ore non si sa ancora per certo dove sia Priscilla: secondo la questura di Mantova sarebbe stata rinchiusa nel Cie di Via Corelli a Milano, ma lì non sembra essere mai arrivata.
Ieri pomeriggio dalle 14.30 si è tenuto, sotto il lager di Modena, un presidio comunicativo che ha ricevuto una risposta forte dall’interno, con battiture, urla e slogan.
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Joy ed Hellen non devono tornare dai loro aguzzini!
Mobilitiamoci il 12 febbraio a Como
Una sera dei primi d’agosto 2009 Vittorio Addesso, ispettore-capo del Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca di violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella. Grazie all’aiuto di Hellen, sua compagna di reclusione, Joy riesce a difendersi.
Qualche settimana dopo nel Cie scoppia una rivolta contro le condizioni disumane di reclusione. In quell’occasione Joy, Hellen e altre donne nigeriane vengono ammanettate, portate in una stanza senza telecamere, fatte inginocchiare e picchiate violentemente.
In seguito alla rivolta, a Milano si è svolto un processo contro 14 donne e uomini migranti, tra cui Joy e le altre.
Durante una delle prime udienze, quando in aula entra Addesso per testimoniare, le/i migranti processati denunciano pubblicamente gli abusi quotidiani da parte di quell’ispettore-capo e Joy trova il coraggio di raccontare del tentato stupro.
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Posted: febbraio 9th, 2010
at 10:29am by ironriot
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Categories: Razzismo, migranti, repressione
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GLI EROI AFRICANI D’ITALIA
Roberto Saviano, The New York Times, Stati Uniti
Quando ero adolescente, nelle zone dove sono cresciuto, i ragazzini sparavano in testa ai cani. Era un modo per prendere confidenza con le armi, per sfogare la propria rabbia contro degli esseri viventi. Ora sembra che ci si alleni con bersagli umani.
Il mese scorso a Rosarno è scoppiata una rivolta degli immigrati africani, dopo che due di loro erano stati colpiti alle gambe con un fucile ad aria compressa. Si è parlato di scontro tra immigrati e italiani, ma in realtà è stata una rivolta contro la ’ndrangheta, la potente mafia calabrese.
Chiunque lo neghi non conosce questi luoghi dove ogni cosa – lavoro, salari, distribuzione delle case – è decisa dalle organizzazioni criminali. La rivolta di Rosarno è stata la seconda degli ultimi anni contro la criminalità organizzata italiana.
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