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QUELLO CHE STAGNA MARCISCE

Per chi ha deciso passare dalla parola all’agire insurrezionale e ha deciso portarlo in tutti gli ambiti della vita laddove sia necessario, diviene prioritario l’entrare in continue riflessioni e così ri-pianificare una, un’altra e ancora un’altra volta i propri pensieri, strumenti e strategie di lotta. Questo per non ricadere in dinamiche passive che risultano sterili e controproducenti all’ora dell’attacco.

Da lì la nostra necessità di riprendere temi importanti che, non considerandoli come qualcosa di immobile, dobbiamo sempre mettere a dibattito e in discussione.

E per questo mi do il compito, a titolo personale e in maniera umile, di ripensare ciò che intendo per informalità e anarco-insurrezionalismo -brevemente- con la intenzione di (coinvolgere) chi si possa sentire identificato dal proprio posto a poter contribuire e dare maggior profondità e dibattito. Allo stesso tempo, fare una piccola critica a quelle correnti anarchiche che si sono impegnate a trattarci come “piromani senza idee”.

In giro per il mondo si continuano a generare conflitti e tensioni da parte di compagnx anarchicx contro il complesso apparato di dominazione, che non smettono di ispirare a chi siamo nella stessa lotta, cercando di estendere e generalizzare il conflitto in un modalità di attacco deciso e distruttivo. Lo sforzo dei e delle compagne che decidono mettere in pratica i propri progetti basati sulla coerenza di teoria/pratica e pratica/teoria (intendendo che si completano l’una con l’altra) deve essere preso in considerazione, non lasciandolo nel dimenticatoio e mettendolo a dibattito e in discussione in maniera critico-costruttiva, cercando di apprendere dai risultati e dagli errori, per poi passare al campo di battaglia: la guerra sociale. Read the rest of this entry »

PRIGIONI MESSICANE. Nuovo testo del compa Carlos López “Chivo”

Tradotto da CONTRAINFO

Comincio questa lettera mandando un saluto sincero ai compagni e compagne che sono all’esterno di questo muro, sperando che nei vostri cuori continui a battere all’unisono il ritmo della ribellione e che si rifletta nelle azioni quotidiane.

La scorsa settimana ho ricevuto con gran piacere un piccolo pensiero che previamente i compas mi avevano anticipato. Nel mezzo della monotona e pesante vita quotidiana del carcere uno si aspetta che succede “qualcosa” fuori dalla routina ed è per questo che più o meno alla ora segnalata ho cominciato a guardare fissamente il cielo ed il saluto è arrivato in forma di fuochi d’artificio. In ognuno dei fuochi che scoppiava ho potuto sentire il vostro saluto e affetto. È stato impossibile vederli fisicamente, però li ho sentiti talmente vicini, che in quel momento ho potuto sentirmi complice con la vostra azione/solidarietà e sono riuscito a immaginare le vostre faccie storte e sorridenti, burlandovi di qualsiasi rischio; e a riguardo mi è chiaro che quando una compagna o un compagno sono sequestratx dalla stato, la lotta si estende ad entrambi i lati, dentro e fuori delle mura e, secondo le possibilità, si può attaccare in ogni lato nelle forme più funzionali alla lotta (qui chiarisco che parlando di attacco non mi riferisco solo al distruggere qualcosa di materiale, ma anche alla disobbedienza iconoclasta dell’imposto dentro un sistema). Read the rest of this entry »