Un arsenale nell’edificio dove c’era la sede udinese del Msi

UDINE. Sono rimasti nascosti sotto quelle travi per oltre cinquanta o forse anche sessant’anni, custoditi dentro una scatola di metallo per biscotti: chili di tritolo, bombe a mano e addirittura una mina antiuomo, capaci, in caso di esplosione, di mandare all’aria il palazzo di via Vittorio Veneto che, a lungo dal secondo dopoguerra, ospitò la sede storica del Msi. Ieri, per un puro caso, la scoperta dell’arsenale e l’immediata rimozione degli ordigni.

Sono stati gli operai della ditta incaricata della ristrutturazione alla quale l’edificio è attualmente sottoposto a notare la presenza della scatola e del resto del materiale bellico. Stavano rompendo il muro posto al di sopra di un’architrave, quando, insospettiti dal suono “vuoto” rimandato dalla parete, l’h anno sfondata e si sono ritrovati di fronte al piccolo arsenale. Una scoperta sensazionale e che potrebbe essere seguita dall’a pertura di un’inchiesta non meno interessante, tanto sul piano giudiziario, quanto su quelli storico e politico.

Al loro arrivo, attorno alle 11 di ieri, gli artificieri del Reparto operativo dei carabinieri del Comando provinciale di Udine, infatti, hanno avuto subito l’impressione di non maneggiare pezzi risalenti alla seconda guerra mondiale. Non tutti almeno, visto il buono stato di conservazione di diversi degli ordigni inventariati. Ma a insospettire ancora di più i militari è stata la data incisa sulla scatola di biscotti in metallo, nella quale era stata conservata una parte del materiale: 1947. Cioè, due anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Quanto basta, insomma, per fare sorgere più di un dubbio sulla collocazione degli esplosivi e per pensare di inoltrare sulla vicenda una notizia di reato alla Procura della Repubblica.

Considerata la potenziale pericolosità del materiale venuto alla luce – 1,2 chili di tritolo in dodici cilindri da cento grammi l’u no, una bomba a mano Srcm, un’altra di fabbricazione inglese N36, un otturatore per fucile Mauser modello K98, un caricatore vuoto per pistola Beretta modello 34, una mina antiuomo a paletto con accenditore, un corpo centrale di una bomba da aereo americana a frammentazione da 14 libbre, cinque metri di miccia detonante –, gli artificieri hanno optato per la sua rimozione e il trasporto in un altro sito (un deposito vigilato). Evitando così di fare evacuare l’edificio e, forse, anche quelli vicini.

L’arsenale, posto sotto sequestro, rimarrà nel deposito fino a quando il magistrato, il sostituto procuratore Andrea Gondolo, che ieri ha autorizzato la rimozione dell’arsenale, non darà il via libera anche al suo brillamento.

di Luana De Francisco

Fonte: Messaggero Veneto, 20 aprile 2010

Posted: aprile 20th, 2010
at 6:45 by ironriot

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Categories: Antifascismo

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